FIRENZE – Stanziati 6 milioni di euro dal Consiglio regionale dedicati allo sviluppo delle imprese nelle zone montane e interne della Toscana. La legge Custodi della montagna mette a disposizione 25 mila euro per un periodo di 5 anni con la possibilità di un’integrazione del 20 per cento per tutte quelle attività che vorranno instaurare patti con il Comune finalizzati alla tutela del territorio e alle attività sociali.
Per le imprese già esistenti, invece, è previsto un contributo di 15 mila euro in 5 anni a condizione che siano stipulati con il Comune patti di territorialità.

La norma è stata presentata dal consigliere regionale e presidente della commissione Aree interne Marco Niccolai. Il consigliere parala di una scommessa innovativa per una misura che mira a rivitalizzare aree depresse, fornendo un’occasione a tutto tondo per il tessuto economico dei territori al disopra dei 500 metri su livello del mare.
”La legge – spiega Marco Niccolai – non si limita alle attività commerciali ma si rivolge a tutte le attività produttive, sia quelle che esistenti che nuove, e interviene su una dimensione pluriennale, cosa che dà certezze e incentivi a coloro che decideranno, sulla base della nuova legge, di aprire un’attività. Inoltre – prosegue – grazie allo strumento dei Patti di comunità, introduce un meccanismo che crea una premialità per coloro che, mediante la loro attività imprenditoriale, si fanno carico di esigenze più complessive quali quelle della manutenzione e della tenuta del nostro patrimonio forestale che, in una regione come la Toscana che è la più boscosa d’Italia, è sicuramente un elemento rilevante”.
Dall’opposizione arriva l’appoggio dal Movimento 5 stelle con la Capogruppo Irene Galletti che parla di un atto dovuto per sostenere le zone montane della Toscana. ”Dobbiamo però anche essere onesti – ha aggiunto ieri in aula Galletti – e ammettere che con questa legge non risolveremo i problemi principali della montagna. Quelli si risolvono con infrastrutture fisiche come strade, ponti; oppure con infrastrutture digitali, portando quella connessione che ancora manca in molte aree della nostra regione, al punto che la didattica a distanza ne è uscita fortemente penalizzata in questi ultimi due difficili anni di emergenza sanitaria”.


