Di Andrea Mori
PRATO – Una settimana fa al Museo Pecci si è tenuta l’assemblea regionale di Avis regionale Toscana, un incontro per fare il punto sulla situazione donazioni in Toscana. Per quanto riguarda Prato, i dati rispetto all’andamento di quest’anno, al 31 marzo 2024 Avis Provinciale registra un aumento del 7%.
In totale le donazioni fatte fino a quella data sono 1923 di cui 1604 di sangue intero, 289 di plasma (parte liquida del sangue ndr.) e 30 di multicomponent (procedura che permette di ottenere in una singola seduta di donazione due – potenzialmente tre – prodotti ricavati dal sangue pronti all’uso ndr.) Questi numeri fanno riferimento alle donazioni effettuate al centro trasfusionale dell’Ospedale di Prato.
Simona Carli, direttrice del Centro regionale sangue Toscana (Crs), nel corso dell’incontro al Pecci ha detto che “se sul sangue possiamo dire che almeno per quest’anno siamo autosufficienti, ma comunque mediamente autosufficienti, per le donazioni di plasma non lo siamo”.
La donazione di plasma ha un ruolo fondamentale nella cura di molte patologie croniche anche rare; molti disordini genetici possono essere trattati unicamente attraverso la somministrazione di plasma o sostanze da esso estratte.

Per avere qualche chiarimento sul perché ci sia carenza di donazioni di plasma abbiamo fatto qualche domanda al presidente di Avis comunale Andrea Fusi.
Presidente, siete soddisfatti di come sta andando la nostra città?
Anzitutto mi permetta di ringraziare sia l’amministrazione comunale che la direzione del museo Pecci per averci concesso uno spazio in un luogo bello e rappresentativo per la città. Tornando alla sua domanda sì, siamo soddisfatti: Prato rispecchia l’andamento positivo di tutta la Toscana.
Siamo tra i migliori?
Come numeri no, ma tra i grandi siamo sicuramente quelli che vanno meglio; ci sono sezioni più piccole che hanno registrato un +10%, però essendo noi tra quelle più grandi un +7% è significativo.
Perché sono poche le donazioni di plasma?
I motivi sono diversi, intanto perché dovrebbero esserci più macchine (quelle per prendere il plasma ndr.) per ogni centro trasfusionale, poi va considerato il fatto che la donazione richiede più tempo rispetto a quella del sangue e non tutti sono disposti a stare attaccati ad una macchina per quaranta minuti circa. Da non dimenticare poi che la donazione del plasma è nata dopo, per cui adesso sta a noi associazioni cercare di sensibilizzare le persone, cosa che facciamo visto che i donatori di plasma sono sempre di più. Ma visto che vorremmo aumentassero, mi piacerebbe fare un appello, in particolare agli sportivi. Le persone che fanno attività fisica, per lo più a livello agonistico, hanno paura che donando il plasma la loro prestazione ne risenta, ma non è così, infatti a differenza della donazione di sangue quella di plasma non priva di nessuna forza o energia. Questo liquido infatti si rigenera in pochissimi giorni, non a caso gli uomini lo possono donare ogni mese mentre invece il sangue ogni tre. E poi donando il plasma si ha anche un vantaggio non da poco, e cioè quello della rigenerazione di un flusso di cellule nuove che hanno maggiore capacità di ossigenazione. Per gli sportivi significa una sorta di “doping” naturale”.



