PRATO – Con l’ultimo passaggio della Corte dei conti si chiude un capitolo fra i più avvilenti della storia recente di Prato: l’attività del BuzziLab era quindi legittima, non solo in sé ma anche nelle modalità con cui era condotta. E coloro che a vario titolo la conducevano, esposti alle conseguenze materiali e morali della condizione di indagati, non si erano resi colpevoli di irregolarità.
È stato un macroscopico errore chiudere improvvisamente il laboratorio, bloccarlo per due settimane e poi riavviarne l’attività senza che vi fossero più le condizioni e, soprattutto, le risorse umane per svolgerla al meglio.
Di più: è stato un danno enorme, dimostrando che – Confindustria Toscana Nord lo scriveva in termini forti in quei mesi difficili – le istituzioni scolastiche non avevano capito cosa il Buzzi rappresenti per Prato, non solo dal punto di vista delle sue finalità istituzionali ma anche in termini identitari e di affezione. Quell’atto è stato vissuto come uno schiaffo alla città, che a sua volta rappresenta per il Buzzi qualcosa di più del territorio che lo ospita: è il suo ecosistema, nel senso più pieno del termine.
Le risorse che arrivavano dall’attività del BuzziLab andavano in gran parte nel bilancio della scuola, che ne traeva benefici rilevanti, a vantaggio di tutti gli indirizzi della scuola, dal tessile a tutti gli altri.
E adesso? Confindustria Toscana Nord fu, assieme a molte aziende sue socie, fra i soggetti che firmarono l’esposto per denunciare il danno che la scuola e la città avevano subito con la chiusura del BuzziLab. Un riconoscimento, questo, che alla luce dell’iter giudiziario della vicenda appare dovuto.
Confindustria Toscana Nord









