PISTOIA – Dopo il volantinaggio all’alba, all’ingresso degli operai all’Hitachi di via Ciliegiole, Giovanni Capecchi, candidato alle primarie del centro sinistra di domenica 12 aprile, completa la sua mattinata dedicata al tema con una conferenza stampa in cui ha spiegato quali sono le linee della sua “Pistoia città dei treni”.
“Parto dalla consapevolezza – spiega Capecchi – che tra gli elementi identitari di Pistoia da valorizzare c’è indubbiamente quello che siamo e dobbiamo dimostrare di essere una città dei treni”.
A suo giudizio significa tenere insieme la storia passata, il presente e il futuro. Perchè Pistoia è la città della San Giorgio, della Breda e, oggi dell’Hitachi, la più grande industria del territorio, che produce treni per tutto il mondo.
“Una volta sindaco – aggiunge Giovanni Capecchi – mi impegnerò a promuovere un incontro con la direzione dell’azienda per studiare insieme le modalità di collaborazione perché chi arriva in città si renda conto della presenza dell’Hitachi. E organizzerò un incontro con le rappresentanze sindacali, per conoscere approfonditamente le problematiche relative alla fabbrica e al suo indotto che devono essere rimessi al centro dell’attenzione”.
Per Capecchi “occorre lavorare perché la linea ferroviaria Firenze-Pistoia-Lucca diventi finalmente una metropolitana di superficie. E’ una esigenza dei tanti pendolari per motivi di studio e di lavoro e sarà una risorsa in più per favorire gli spostamenti verso la nostra città e quindi il turismo. Inoltre dovrà essere ripreso il protocollo d’intesa tra la Regione Toscana, la Regione Emilia Romagna, Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana per fare in modo che la Porrettana torni ad essere una linea di collegamento utile tra Bologna, Pistoia e, possibilmente, Firenze. Una città isolata è una città senza possibilità di crescita e di sviluppo”.
Per Capecchi occorre poi non dimenticare che la Porrettana attraversa la città.
“Con Hitachi, la Regione e RFI – precisa – verificherò la possibilità di utilizzare il tratto cittadino da Capostrada a Sant’Agostino come collegamento urbano. Sarebbe un modo per evitare gli ingorghi che quotidianamente si verificano nel momento dell’entrata e dell’uscita delle attività artigianali, per disincentivare il traffico automobilistico privato e tenere l’inquinamento sotto controllo”.
Per Capecchi non si può dimenticare che a Pistoia c’è il deposito dei rotabili storici, che ha aspetti di unicità e deve essere valorizzato in chiave turistica, e che operano a Pistoia realtà associative di volontariato che da anni sono impegnate a custodire la memoria di Pistoia città dei treni e a valorizzarla nel presente. Per lui sarà fondamentale stabilire con loro una stretta collaborazione per redigere un progetto comune.








Il tema del collegamento ferroviario tra Pistoia e Firenze non può più essere affrontato con slogan o con il reiterato richiamo alla “metropolitana di superficie”, un mantra che si ripete ormai dagli anni ’60 senza che abbia mai trovato una reale e compiuta attuazione. Al candidato sindaco Alessandro Capecchi va detto con chiarezza che il problema non è la mancanza di annunci, ma l’assenza di risultati concreti e duraturi. Il raddoppio della linea fino a Montecatini Terme — appena 11 km — ha richiesto oltre un decennio di lavori, e non ha prodotto il salto di qualità promesso. I disservizi quotidiani restano: ritardi cronici, soppressioni, coincidenze non rispettate. A questo si aggiungono criticità strutturali mai risolte:
– la presenza di passaggi a livello su una linea che dovrebbe essere ormai pienamente efficiente;
– l’assenza di una vera pianificazione degli orari in funzione dei pendolari;
– l’affollamento sistematico nelle ore di punta, che rende il viaggio indegno di un servizio pubblico moderno.
Chi utilizza questa linea ogni giorno da decenni sa bene che ad ogni dichiarazione pubblica di miglioramento non è mai seguita una reale inversione di tendenza. Il disagio è rimasto invariato, se non peggiorato. Anche sul fronte del materiale rotabile emergono evidenti limiti: treni nuovi ma progettati senza attenzione al comfort, con spazi ridotti e una gestione inefficace delle aree dedicate alle biciclette. A bordo, inoltre, si registra una totale assenza di controlli, con conseguente degrado del servizio e mancanza di rispetto delle regole minime di convivenza. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: condizioni di viaggio che, nelle ore di punta, ricordano scenari ben lontani dagli standard europei, più simili a immagini che ci si aspetterebbe da contesti infrastrutturali molto meno sviluppati. Ancora più emblematica è la vicenda del cosiddetto “ribaltamento a sud” della stazione di Pistoia: anni di annunci, dichiarazioni trasversali da parte di tutte le forze politiche, ma nessun esito concreto. Oggi, al posto di un’infrastruttura strategica, resta una buca piena d’acqua di falda — simbolo tangibile di promesse disattese. Il punto politico, quindi, è chiaro: non servono nuovi slogan, ma un cambio radicale di approccio. Pistoia non può continuare ad essere trattata come una periferia marginale del capoluogo fiorentino, né può accontentarsi di interventi parziali e inefficaci. Occorre una presa di responsabilità concreta:
– un piano serio di gestione della linea;
– investimenti mirati sulla puntualità e sull’affidabilità;
– il completamento delle opere incompiute;
– un controllo reale della qualità del servizio.
Senza questo cambio di passo, ogni nuova dichiarazione rischia di aggiungersi a una lunga lista di promesse che, negli ultimi 60 anni, non hanno mai trovato riscontro nella realtà quotidiana dei pendolari.