di Marcello Paris
PISTOIA – Il caro energia causato dalla guerra in Ucraina sta mettendo in ginocchio il Paese. Famiglie, imprese, commercianti sono disperati e gli aiuti del Governo se attutiscono le difficoltà non risolvono la grave crisi che stiamo vivendo.

Anche i Comuni si trovano in gravi difficoltà e attraverso la loro associazione, l’Anci, hanno chiesto almeno 350 milioni di euro per evitare il fallimento e potere fornire almeno i servizi essenziali.
Per capire come va a Pistoia abbiamo incontrato il sindaco Alessandro Tomasi che prima delle domande Tomasi ha esordito augurandosi che il Governo intervenga in via straordinaria ma soprattutto “si torni alla normalità perché in queste condizioni non ce la facciamo”.
Sullo specifico del comune di Pistoia abbiamo chiesto quali sono le spese maggiori alle quali l’amministrazione deve far fronte in tema di energia.
Come nelle famiglie, risponde, l’energia è un capitolo importante di spesa. Come si sa Pistoia è un comune molto esteso con edifici sparsi. Non ci sono grandi plessi scolastici o uffici amministrativi concentrati ma diffusi sul territorio capaci di dare un servizio il più capillare possibile ai cittadini. Quindi le necessità di illuminazione, riscaldamento o refrigerazione sono dispersivi e costosi.
A quanto ammonta la bolletta del comune per l’energia.
Quella elettrica, per esemplificare, nel 2021 è costata un milione e mezzo, al 31 luglio di quest’anno siamo già a due milioni e quattrocentomila euro. A fine anno saremo al doppio.
Di fronte a questa situazione cosa sta facendo l’amministrazione per le spese proprie e poi, c’è spazio per un aiuto ai più disagiati.
Facciamo chiarezza. Oggi sono a rischio i bilanci comunali e come ogni buon padre di famiglia cerchiamo di economizzare chiedendo a tutti i dipendenti di aver un comportamento virtuoso, evitare sprechi. Attenzione all’accensione delle luci, all’uso del riscaldamento. Ci saranno indicazioni del Governo sui comportamenti ma non è questo che incide. Siamo di fronte ad una situazione fuori controllo; si tratta certamente anche di speculazione.
Allora non ci sono soldi per nessun tipo di intervento sociale.
Noi per fortuna abbiamo il bilancio in regola, con alcuni accantonamenti che ci consentono, per ora, di pagare le bollette ma se paghiamo le bollette dell’energia, luce e gas, mancano risorse per gli investimenti e i servizi. Naturalmente vanno avanti tutti quei provvedimenti legati alla transizione ecologica legata al Pnrr che sono iniziati da poco e per vedere i risultati ci vuole del tempo: abbiamo attivato alcuni pannelli di fotovoltaico su alcuni edifici, siamo interventi sull’accensione e lo spegnimento dell’illuminazione pubblica, stiamo andando avanti sull’illuminazione attraverso la gara Consip (Società del ministero dell’economia). È in corso l’ efficientamento energetico intervenendo sugli infissi delle scuole, su cui tra l’altro eravamo già intervenuti con i fondi Kioto (finanziamenti a tasso agevolato per gli interventi di efficienza energetica e di efficientamento e risparmio idrico su edifici pubblici). Sono stati chiusi diversi immobili per effetto dei rischi sismici: scuola di Chiazzano, Bonelle, le Frosini ridistribuendo gli alunni senza troppe difficoltà. Insomma anche questi sono risparmi ma serve tempo ma altri interventi non abbiamo risorse.
Mi sembra di capire che no ci sia la possibilità per qualche detassazione locale agendo sulle imposte e tasse?
Qui è a rischio la tenuta dei comuni altro che aiuti. Se questi costi aumentano chiude il paese, saltano i bilanci e saltano i comuni. Vorrei sfatare alcune convinzioni: la capacità di tassazione dei comuni è irrisoria. Anche se tolgo il pagamento del suolo pubblico che potrebbe costare 150-300 mila euro, che per il comune sono tanti, sull’attività economica singola, hanno un’incidenza irrisoria. Faccio un esempio, se il sindaco ad un bar leva 300 o 500, 1000 euro sul dehor ma la sua bolletta è passata da 2000 a 11 mila cosa ottiene con quello sgravio che per il comune, ripeto, è tanto, per il gestore una cifra simbolica. Insomma siamo di fronte ad una situazione straordinaria che richiede mezzi straordinari ma il Governo per ora non si muove e i bilanci sono a rischio.
L’abbiamo accennato, torno sui risparmi nelle scuole e negli edifici pubblici di uso diretto del comune, nei dettagli quali provvedimenti ci sono.
A breve termine tutte quelle azioni che possono essere prese le stiamo attuando: riduzione dell’accensione delle luci, condizionamento oggi, e riscaldamento domani, consumi ridotti anche a medio termine. L’efficientamento delle scuole e messa a norma sono sempre previsti ma servono anni per vedere i risultati. Tornando alle scuole, la Frosini e la Cino sono efficienti ma sono cose che fanno parte di un percorso di investimenti. I pannelli fotovoltaici li metteremo quando avremo fatto i lavori complementari altrimenti sono soldi buttati. Le scuole di montagna le abbiamo sistemate però è un processo lungo e le bollette arrivano oggi.
Avete preso in considerazione il ritorno al lavoro da remoto, lo smart working?
È un tema che abbiamo affrontato ma, faccio un esempio, se in un palazzo ci sono 100 persone e ne rimangono 30 quel palazzo comunque è acceso e funzionante perciò è difficile attuare queste soluzioni che non risolvono. O mettiamo tutti a lavorare da casa, con le conseguenze sull’erogazione dei servizi, tenendo comunque conto che alcuni sono indispensabili, o teniamo aperto. Le scuole sono in presenza, la polizia municipale c’è,qualche ufficio che non ha sportello può essere chiuso ma non si risolve il problema diminuendo, fra l’altro, la produttività che avrebbe un costo.
I nostri uffici stano verificando quali sono le nostre strutture più energivore. Ad esempio la biblioteca è una di queste ha l’impianto di quando è stata costruita ed una bolletta di 42 mila euro;che facciamo la chiudiamo. Il Teatro pure.
Insomma al momento oltre i possibili risparmi energetici c’è poco.
Vanno fatte cose di buon senso come tutte le famiglie stanno facendo. Se avete notato nei palazzi quando non c’è nessun le luci sono spente, nel museo pure, si accendono quando arrivano i visitatori. I condizionatori sono al minimo, terremo un grado in meno. Dimenticavo le palestre. O si dà il servizio che richiedono o si chiude e non vogliamo chiudere. In quelle su cui siamo intervenuti per la manutenzione abbiamo messo i led come nell’illuminazione pubblica e pian piano sostituiamo le lampade. Ma, ripeto, siamo di fronte ad una situazione per la quale siamo fortemente impegnati nel risparmio ma nel tempo se i costi salgono con questo ritmo, o interviene il governo o per noi e per il privato salta tutto. Io sono molto preoccupato, ha concluso il sindaco.







