mercoledì, Settembre 9, 2026

Castelluccio: il borgo antico, il castello Manservisi e il museo

di Giacomo Martini

PORRETTA TERME – Castelluccio è un piccolo borgo a 811 metri, è collocato su un crinale che scende dal Monte Cavallo al Monte Tresca da cui si dominano le valli appenniniche tosco-emiliane.

Si trova tra i comuni di Lizzano in Belvedere, Gaggio Montano, Porretta Terme, Granaglione e Sambuca Pistoiese che segnano tutta l’Alta Valle del Reno, tra le province di Bologna e Pistoia.

Il castello Manservisi a Castelluccio

La storia del borgo è simile a quella di tutto l’Alto Reno, un’origine gallo-ligure, la successiva romanizzazione, invasioni barbariche e resistenza bizantina, penetrazione longobarda, inserimento nell’impero franco. Nella seconda metà del Duecento prevale il potere del Comune di Bologna, poi il centro finisce sotto l’influenza di Capugnano, poco più a valle, anche grazie alla scoperta dei bagni termali e alla costruzione di una nuova strada per la confinante Toscana.

Il cuore del piccolo borgo è rappresentato dal Castello Manservisi formato da un vasto complesso di edifici e da un grande parco; grandi saloni, terrazze che si affacciano sul Corno alle Scale, torri usate come prigioni nell’ultima guerra e un grande scalone che dà sul parco. Una suggestiva location utilizzata da Pupi Avati per il film “Una gita scolastica“ nel 1983.

Nel 1886 il castello diventa proprietà di Alessandro Manservisi, proprietario di una delle più importanti sartorie di Bologna, che ne inizia il restauro e la ristrutturazione per farne un castello neogotico con torri, portici e archi a sesto acuto. Fu utilizzato come luogo di villeggiature per feste e per ospitare personalità della cultura bolognese. Alla sua morte il castello viene adibito a stazione climatica per “i bambini poveri figli di gente onesta”, come detta nel suo testamento.

Oggi è di proprietà di una Fondazione gestita dall’Azienda Pubblica di servizi alla persona “Città di Bologna“. Attualmente è gestito dalla Pro Loco di Castelluccio e ospita, mostre, rassegne, feste, concerti, incontri con scrittori e una scuola di musica diretta dal Maestro Giorgio Zagnoni. Qui ha sede anche uno splendido Museo che raccoglie oggetti e testimonianze databili tra l’800 e il ‘900 che testimoniano il mondo religioso e la dura vita quotidiana e il lavoro delle popolazioni di queste montagne.

E poiché il termine “lavorare“ viene dal latino “labor“, che significa fatica e lavoro, e coloro che pregano in latino sono gli “orantes“ ecco il nome Museo Laborantes. Un luogo da visitare e da non perdere.

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