PISTOIA – Nella piazzetta Giuseppe Camposampiero, nel quartiere di San Vitale a Pistoia, si è svolta una cerimonia raccolta e toccante per ricordare le 140 vittime civili del primo bombardamento sulla città, avvenuto il 24 ottobre 1943. Uno dei giorni più drammatici della storia pistoiese, ancora oggi inciso nella memoria di chi lo ha vissuto e nelle generazioni che ne portano il racconto.

Il raid alleato fu improvviso, inaspettato, durissimo. Pistoia non figurava tra i bersagli rilevanti e la popolazione non immaginava di dover affrontare l’orrore che stava per abbattersi sulla città. In pochi minuti esplosioni e fumo avvolsero le strade, lasciando a terra 140 vite spezzate e oltre 260 feriti. Tra loro troppi bambini, venti con meno di quindici anni, colpiti mentre stavano giocando o riposando nelle loro case.
A guidare la commemorazione è stato Don Umberto Pineschi, che allora era solo un ragazzo. Era a pochi metri dal punto in cui si consumò la strage e oggi, dopo 82 anni, le immagini di quella notte terribile non lo abbandonano. Ha raccontato il fragore delle bombe, un suono che squarciava il cuore prima ancora che i palazzi. Ricorda i bengala che illuminavano la città come in un bagliore spettrale, mentre in via Puccini lui e altri cercavano di capire cosa stesse succedendo. Una memoria che pesa, ma che Don Pineschi custodisce con il coraggio di chi sa quanto sia fondamentale non dimenticare.
La corona deposta dal Comune di Pistoia, dal Cudir e dall’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra è un gesto che va oltre il cerimoniale. È un impegno collettivo a mantenere viva la memoria, a raccontare i nomi e i volti di quelle persone comuni travolte dalla guerra. È un messaggio di pace che si rinnova ogni anno, per dire che la storia non deve ripetersi.
Pistoia si è fermata un momento per ricordare i suoi caduti, per abbracciare idealmente le famiglie che ancora portano quel dolore e per insegnare ai giovani che la libertà e la serenità di cui oggi godiamo sono il frutto anche di chi è stato sacrificato in quell’alba di terrore.







