Con un decreto passato sotto traccia, il Governo ha portato avanti un altro pezzetto della propria strategia inerente il contrasto alla immigrazione irregolare e andando a modificare la cosidetta “lista dei paesi di origine sicuri”.
Il concetto di “Paese di Origine Sicuro” deriva dal diritto UE ed è previsto, nello specifico, nella cosiddetta Direttiva Procedure rifusa (Direttiva 2013/32/UE, artt. 36 e 37). Un Paese extra UE può essere considerato paese di origine sicuro se, sulla base dello status giuridico, dell’applicazione della legge all’interno di un sistema democratico e della situazione politica generale, si può dimostrare che non ci sono generalmente e costantemente persecuzioni […], né tortura o altre forme di pena o trattamento disumano o degradante, né pericolo a causa di violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno o internazionale.
Gli Stati membri UE possono designare un determinato Paese terzo come “sicuro” al fine della valutazione individuale di una richiesta di asilo, procedendo così ad un esame che parta dalla presunzione che, fino a prova contraria, i richiedenti asilo provenienti da quel Paese (cittadini di quello Stato o apolidi lì dimoranti) non si trovano in condizioni tali da portare al riconoscimento di una protezione internazionale.
Il concetto di Paese di Origine Sicuro non era stato originariamente recepito dal Governo italiano, fino al Decreto Salvini, che lo ha introdotto nell’ordinamento italiano all’art. 2-bis del D.Lgs. 25/2008, prevedendo che, per i richiedenti provenienti da una determinata lista di paesi, si debba applicare una procedura di asilo accelerata. Quest’ultima prevede una forte compressione dei tempi e un aggravio dell’onere della prova in capo al richiedente, proprio in ragione di una generale presunzione di sicurezza del Paese da cui proviene.
La finalità manifesta di queste previsioni sarebbe, nell’ottica del legislatore, quella di concludere più rapidamente l’esame di domande più probabilmente strumentali, per procedere in tempi brevi con l’espulsione dal territorio nazionale della persona irregolarmente presente. Si tratta di previsioni che hanno un impatto molto forte in termine di riduzione dei diritti del richiedente asilo interessato e per questo motivo sono da sempre oggetto di critiche e di un notevole contenzioso davanti ai tribunali.
Con Decreto interministeriale 17 marzo 2023, il Governo italiano ha aggiornato la lista, originariamente contenuta nel Decreto 4 ottobre 2019, eliminando definitivamente l’Ucraina e aggiungendo ben 5 nuovi paesi: Capo Verde, Costa d’Avorio, Gambia, Georgia e Nigeria.
La previsione in particolare di considerare Paese Sicuro la Nigeria, nota per gravissimi problemi di violenza, corruzione, tratta di esseri umani finalizzata a sfruttamento sessuale, al punto che i suoi cittadini richiedenti asilo si vedono riconosciuta in Italia una protezione almeno nel 20% dei casi, sta facendo molto discutere.
Il suggerimento è quello di vedere queste novità, altrimenti non spiegabili, da un punto di vista differente, cioè individuando la ratio governativa nella necessità di disincentivare quella che viene considerata immigrazione clandestina da parte di richiedenti asilo fasulli. In quest’ottica, questo provvedimento si inserisce nella previsione governativa di ampliare il numero totale di posti nei centri di detenzione amministrativa e di rafforzare gli accordi di rimpatrio con i paesi di origine/transito (quelli in vigore con la Nigeria si sono dimostrati, per l’appunto, abbastanza efficaci).
Fatta questa doverosa premessa che inquadra la cornice di riferimento più ampia, internazionale, merita porre particolarmente attenzione alle politiche territoriali che si intendono portare avanti nei singoli territori.
Altra notizia di pochi giorni fa, l’invito del Ministro Piantedosi a prefetti e sindaci per individuare e creare nuovi centri per la prima accoglienza di minori stranieri non accompagnati che stanno arrivando in numero sempre crescente. Il minore non può essere espulso, ma inserito in percorsi ben precisi e normati. Pistoia come intende recepire l’invito del ministro? Come intende attrezzarsi o non attrezzarsi per l’inserimento dei minori stranieri non accompagnati che dopo una prima accoglienza verranno smistati sui territori laddove sono presenti strutture e organizzazioni in grado di inserirli nel percorso di inserimento.
Lo chiediamo al Sindaco in primis, ma ancor prima ai nostri concittadini: ci voltiamo dall’altra parte o ci assumiamo la responsabilità umana e giuridica di governare il fenomeno migratorio?
La politica ha il dovere si dare risposte e assumersi la responsabilità delle stesse.
Per quanto ci riguarda rimaniamo convintamente ancorati alla vocazione della nostra terra, da sempre terra di passaggio e porta d’Europa, aperta ad accogliere la diversità e costruttrice di futuro.
Pistoia nel cuore d’Europa e del Mediterraneo.
Pd Pistoia Centro










