mercoledì, Settembre 9, 2026

Centro Pecci, non solo mostre: nel 2022 spazio a tutte le attività legate all’arte

di Andrea Dami

PRATO – Al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci il neodirettore Stefano Collicelli Cagol, oltre a presentare le attività per il 2022, ha illustrato la sua prima mostra: “Il giardino dell’arte. Opere, collezioni” insieme a: Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana, Matteo Biffoni, sindaco del Comune di Prato, Lorenzo Bini Smaghi, presidente della Fondazione per le arti contemporanee in Toscana e Irene Innocente, coordinatrice dipartimento educazione del Centro Pecci.

Un momento della presentazione della stagione di mostre e attività al Centro Pecci (foto di Andrea Dami)

Il Centro e il “giardino” vengono intesi dal direttore non soltanto come luoghi di cura e ristoro, ma anche come spazi della meraviglia in cui immergersi nella bellezza in tutte le sue forme, perché il ruolo dell’arte come elemento essenziale per una comunità risponde al bisogno di confrontarsi con forme e immaginari nati in momenti storici complessi come quello che stiamo vivendo.

Quindi il programma del Centro Pecci non presenta solo mostre, ma rivela un’attenzione particolare della nuova direzione a tutte le attività: dal Cinema-Auditorium al Bistrot, dal Ristorante alla biblioteca e all’archivio, dal bookshop allo spazio Urban Center e, non meno importanti, ai due Laboratori Didattici, che vanno a comporre una istituzione complessa, aperta alla città e alla partecipazione, che permette a differenti tipi di pubblico di fruire di una offerta museale differenziata.

Allo stesso tempo, Stefano Collicelli Cagol con lo staff sta lavorando per esporre una selezione di opere della collezione del Centro Pecci in modo permanente, perché l’obiettivo principale che emerge è quello di affermarsi come “centro” di riferimento nazionale e internazionale per la creatività contemporanea, coinvolgendo in modo attivo la comunità, facendo del museo uno spazio comune.

Un’immagine della mostra “Il giardino dell’arte” (foto di Andrea Dami)

L’attuale mostra: “Il giardino dell’arte. Opere, collezioni” fa riferimento alle collezioni perché il collezionare stesso, come è stato sottolineato, è in sé un “atto di cura” per gli oggetti e le idee più disparate; il “giardino” si sviluppa in un percorso lungo le dieci sale dell’ala storica del museo tra opere realizzate da artiste e artisti italiani e internazionali di generazioni diverse.

Dalle opere di Alberto Savinio, Osvaldo Licini, Alighiero Boetti e Alberto Burri, alle artiste contemporanee come Nan Goldin, Monica Bonvicini, Roni Horn e Marisa Merz, oltre ai lavori di Daniel Buren, Pedro Cabrita Reis, Marlene Dumas, Peter Fischli & David Weiss, Ryan Gander, Massimo Grimaldi, David Hammons, Délio Jasse, Ragmar Kjartansson, Wilfredo Lam, Sara Leghissa, Paul Etienne Lincoln, Helen Mirra, Philippe Parreno, Carol Rama, Shafei Xia, Andro Wekua.

Inoltre dal 21 maggio potremo vedere l’inizio di un nuovo ciclo di esposizioni incentrate su raccolte e archivi d’arte e architettura contemporanea presenti in Toscana, come quelle del “Gruppo 9999”, esponente dell’Architettura Radicale, e della “galleria Schema”, co-fondata a Firenze dall’artista Alberto Moretti, esposizioni ideate dal responsabile di collezioni e archivi Stefano Pezzato e realizzate in collaborazione con referenti e curatori degli archivi coinvolti, che ci permetteranno di riflettere su temi ancora oggi fondamentali come il lavoro, la tecnologia, l’ecologia, la politica e di conoscere sperimentazioni artistiche che hanno anticipato i nostri tempi.

Un’immagine della mostra “Il giardino dell’arte” (foto di Andrea Dami)

In attesa di presentare una prima selezione di materiali appartenuti alla critica militante Lara-Vinca Masini, il cui intero archivio – trasferito a Prato un anno fa – ha arricchito il CID/Arti visive – Centro di ricerca e documentazione del Centro Pecci, dal 16 settembre, a cura di Luca Cerizza e Elena Magini, potremo vedere l’importante mostra personale di Massimo Bartolini, che presenterà una nuova installazione – la più grande mai realizzata dall’artista – appositamente concepita per gli spazi del museo. Insomma una sorta di nuova spina dorsale che guiderà lo spettatore alla scoperta di opere appartenenti a momenti diversi della sua carriera.

Mi piace ricordare che il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci è una, se non la prima istituzione italiana, nata con lo scopo di presentare, collezionare, documentare e supportare le ricerche artistiche di arti visive e performative, cinema, musica, architettura, design, moda e letteratura: tutte espressioni del contemporaneo che avvicinano il pubblico ai grandi temi e allo stesso tempo aiutano a interpretare la realtà.

Nel lontano 1988 il Centro aprì le sue porte al pubblico e fino ad oggi ha prodotto e ospitato più di duecentocinquanta tra mostre e progetti espositivi, organizzato eventi speciali e promosso iniziative didattiche per studenti e adulti. Non dimentichiamoci che la collezione permanente del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci è composta da oltre mille opere che mappano le tendenze artistiche dagli anni Sessanta in poi.

34 anni fa l’edificio fu progettato dall’architetto razionalista Italo Gamberini e nel 2016 fu ampliato da Maurice Nio. Al suo interno ci sono 3.000 mq di sale espositive, un archivio, 60.000 volumi della biblioteca specializzata CID/Arti Visive, un auditorium-cinema, un bookshop, un ristorante, un bistrot, un teatro all’aperto, due laboratori didattici e l’Urban Center.

Un’immagine della mostra “Il giardino dell’arte” (foto di Andrea Dami)

Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci è gestito dalla Fondazione per le arti contemporanee in Toscana, soggetto a cui la Regione Toscana ha affidato il ruolo di coordinamento delle attività del sistema dell’arte contemporanea (L.R. 21/2010 testo unico per la cultura) per promuoverne la diffusione attraverso la collaborazione con i musei e gli altri istituti culturali toscani.

Buona visita.

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