venerdì, Luglio 24, 2026

Cinquantatré opere d’arte tra passato e presente per imparare a leggere la contemporaneità


FIRENZE – La storia ci insegna che poche cose, quanto le immagini, hanno saputo lasciare traccia dell’essere umano e raccontarne l’evoluzione. Ma quale significato possono avere oggi le opere d’arte del passato – così come quelle del presente – se ogni giorno, sugli smartphone, consumiamo migliaia di immagini senza soffermarci realmente su nessuna? A porsi la domanda è stato lo storico dell’arte Emanuele Pagni, nel volume Contro l’oblio. 53 opere per ritrovare lo sguardo (224 pp., 16 euro), edito da Mauro Pagliai.

Più che un manuale per esperti del settore, il libro si rivolge al grande pubblico presentando al lettore un percorso di approccio all’arte libero e personale, attraverso cinquantadue capolavori che hanno segnato il modo di osservare il mondo da parte dell’autore. Dal legno ferito del Crocifisso di Cimabue alle ombre incandescenti di Goya, dal silenzio di Friedrich alla luce accecante di Turner, fino a Picasso, Hopper, Warhol e alla fotografia contemporanea. Ogni capitolo è costruito come un incontro autonomo, nel quale rigore storico, racconto e riflessione personale si intrecciano senza cadere nel tono del repertorio specialistico.
Le opere diventano così strumenti per interrogare il presente: il Compianto di Giotto richiama il dolore delle madri che ancora oggi perdono i figli nelle guerre; la Zattera della Medusa di Géricault rimanda ai migranti ammassati sulle imbarcazioni del Mediterraneo; il Cristo morto di Mantegna, con la sua prospettiva spietata e ravvicinata, riaffiora invece nell’immaginario fotografico moderno, fino alle immagini del corpo di Che Guevara esposto a Vallegrande nel 1967.
C’è poi una cinquantatreesima opera, in chiusura: la fotografia su tela gommata Sister of Mercy, realizzata dallo stesso Pagni, che invita a considerare il guardare come un atto morale. «Ricordare, qui, non è nostalgia ma responsabilità», scrive nell’introduzione. Ne nasce un viaggio attraverso epoche, linguaggi e sensibilità differenti, nel quale l’arte non è presentata come una materia riservata agli specialisti, ma come esperienza viva, capace di formare il pensiero e di restituire significato alle inquietudini contemporanee.
Emanuele Pagni è docente e fotografo professionista. Ha lavorato tra Firenze e Berlino collaborando con istituzioni come l’Alte Nationalgalerie, il Jüdisches Museum e il Memoriale per gli Ebrei assassinati d’Europa. Nel 2018 è stato divulgatore ufficiale italiano della mostra internazionale Wanderlust e dal 2022 insegna Storia dell’Arte e Fine Arts presso diversi atenei fiorentini.
Contro l’oblio sarà presentato per la prima volta al pubblico giovedì 10 settembre alle 18.00 al Caffè Letterario del Teatro Niccolini di Firenze (via Ricasoli, 3), nell’ambito del ciclo di incontri “Niccolitudini” (Caterina Ceccuti – 338 4344618)

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