sabato, Maggio 23, 2026

Coffee, dai suoi riccioli spettinati arriva l’ispirazione di musica e parole

di Elisabetta Branchetti

FIRENZE – Coffee, all’anagrafe Simone Elyasy, nasce a Bagno a Ripoli il 27 settembre 2005, è un ragazzo che vive la musica come principale forma di espressione, uno strumento attraverso il quale riesce a comunicare ciò che a volte non riesce a dire a parole. Canta fin da quando era bambino: uno dei suoi primi ricordi è sul divano di casa, mentre cantava e ballava “Fatti mandare dalla mamma” di Gianni Morandi, con un Dvd che gli metteva sua nonna.

Simone Elyasy, in arte Coffee

Uno dei suoi punti di forza è l’autenticità: scrive solo ciò che sente realmente o che ha vissuto in prima persona. Tra i suoi difetti riconosce una certa disorganizzazione, su cui sta comunque lavorando, è molto esigente verso se stesso, soprattutto in ambito artistico e performativo. La sua formazione musicale alla Florence Academy, il suo vocal coach è Alex Mastromarino, il produttore Davide Gobello. La sua musica è fruibile da tutti ma in particolare a lui piace pensare di cantare “per gli imperfetti”.

Come e quando nasce la tua passione per il canto e la musica?
La passione per la musica è presente fin dall’infanzia, ma ha iniziato a prendere una direzione più concreta durante il periodo della quarantena. È stato in quel momento che ho iniziato ad avvicinarmi in modo più serio alla scrittura dei brani. Ciò che inizialmente era un’attività spontanea e quasi un gioco è progressivamente diventata una necessità espressiva sempre più forte, fino a trasformarsi in una parte centrale della mia vita.

Qual è il tuo percorso artistico?
Il mio nome d’arte è Coffee e il mio progetto musicale si muove in ambito indie pop. Utilizzo la scrittura e la chitarra come strumenti per dare voce a ciò che, a parole, spesso rimane inesprimibile. La mia principale fonte di ispirazione è l’esperienza personale. Nel mio percorso artistico sono stato influenzato da diversi artisti della scena contemporanea italiana, tra cui Alfa e Ultimo, oltre a sonorità più urban e rap come quelle di Thasup. Ad oggi non ho ancora pubblicato ufficialmente brani sulle piattaforme digitali, ma ho maturato esperienza attraverso numerose esibizioni dal vivo: contest, locali, piazze e performance di busking.

Quando hai iniziato a scrivere i tuoi inediti e cosa ti ha spinto a farlo?
Ho iniziato a scrivere durante la quarantena. La necessità di scrivere è nata dal bisogno di dare ordine e forma a emozioni e pensieri che faticavo a esprimere verbalmente. La scrittura è diventata progressivamente il mio modo per elaborare ciò che vivo e trasformarlo in musica.

Le tue collaborazioni artistiche?
Al momento non ho collaborazioni ufficiali pubblicate. La mia attività è principalmente solista, anche se mi esibisco spesso dal vivo accompagnato da musicisti che fanno parte del mio percorso artistico.

Anche tuo fratello è un musicista? Che strumento suona? Ti accompagna nei live?
Sì, mio fratello Mattia è un pianista classico, diplomato al conservatorio con il massimo dei voti. Mi accompagna spesso nei live, contribuendo con le tastiere. Nei miei progetti live è presente anche Gabriel, mio amico di lunga data, che mi supporta al cajón.

Parlaci del tuo progetto musicale, ha già un nome?

Il progetto si chiama “Coffee”. È un percorso in continua evoluzione, con l’obiettivo di costruire un’identità musicale riconoscibile e autentica, capace di creare un legame diretto con chi ascolta.

Quando uscirà e in che tempi il tuo EP?
Il primo brano uscirà a settembre di quest’anno, seguito da altri due singoli a distanza di circa 2-3 mesi. Successivamente verranno pubblicati altri tre brani che completeranno l’EP, al quale abbiamo pensato di dargli il titolo “Spettinato”. L’obiettivo è accompagnare l’uscita del progetto in modo graduale e naturale. Facendo in questo modo spero che tutti i brani abbiano il tempo di venire considerati e ascoltati .

Di cosa parlano i tuoi brani? Qual è il brano al quale tieni di più e perché?
I miei brani nascono da esperienze personali e raccontano emozioni e situazioni reali. Il brano a cui sono più legato si intitola – male, perché rappresenta un dialogo diretto con me stesso.

Aprendo il famoso cassetto dei sogni, quale vorresti realizzare?
Il mio sogno è essere capito e costruire una fanbase autentica, che mi segua nel mio percorso live. Spero in questo modo di riuscire a vivere di musica, portare i miei brani su palchi sempre più grandi e costruire un progetto riconoscibile e duraturo.

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