PISTOIA – La proposta della Commissione europea, secondo l’organizzazione pistoiese, avrebbe impatti pesantissimi sulle attività di semina delle aree interne, già provate da costi elevati, terreni impervi e un equilibrio economico sempre più fragile.
A raccogliere e rilanciare le preoccupazioni è direttamente Confagricoltura Pistoia, che da giorni riceve segnalazioni da parte delle aziende della Montagna e della collina, dalla Valdinievole interna ai versanti dell’Appennino.
«La bozza della futura Pac – spiegano dall’associazione – penalizza in modo netto chi lavora in territori svantaggiati. Le nostre imprese agricole collinari e montane rischiano di vedere ridotti i sostegni proprio sulle attività più delicate, come la semina, che richiedono sforzi doppi rispetto alla pianura».
Il comparto interessato non è affatto residuale: parliamo di aziende che coltivano cereali, foraggi, leguminose e produzioni estensive fondamentali per mantenere vivi i terreni e contrastare l’abbandono. «Senza un sostegno adeguato – prosegue Confagricoltura Pistoia – molte realtà familiari non potranno reggere. Il rischio concreto è la chiusura di attività che oggi contribuiscono in modo decisivo a mantenere attrattivo e vitale il territorio collinare e montano, preservando paesaggi, percorsi rurali, pascoli e spazi aperti».
L’organizzazione sottolinea inoltre che la nuova Pac non riconosce abbastanza il valore ambientale e sociale del lavoro nelle aree alte: cura dei versanti, prevenzione del dissesto idrogeologico, tutela del mosaicato agricolo che caratterizza la provincia. «Servirebbero semplificazione e strumenti mirati – aggiungono – non ulteriori vincoli che rendono impossibile programmare il futuro».
Per Confagricoltura Pistoia la priorità è ottenere correttivi sostanziali prima dell’approvazione definitiva, così da evitare un colpo potenzialmente irreversibile a territori già fragili e segnati da spopolamento e carenza di manodopera.
«La provincia di Pistoia – conclude l’associazione – non può permettersi di perdere altre aziende agricole nelle zone interne. Senza di loro, la collina e la montagna perderebbero non solo produzione, ma anche identità, presidio e attrattività».







