di Simone Becagli*
CASALGUIDI – Un fiume umano scorre per le vie del paese: lo ferma, eppure ne fa battere il cuore. Centinaia di figuranti sfilano per custodire una storia secolare. È un’immagine che non si limita ad evocare il passato, ma rivela la forza con cui una comunità continua a riconoscersi in un rito che ha scelto di non abbandonare.
La Festa Bella di Casalguidi è l’ultima sopravvissuta di un antico trittico di celebrazioni popolari, composto un tempo anche da quelle di Prato e Pistoia (ad oggi sostituite da Quarrata e Montevettolini), ricorrenti in occasione del Venerdì Santo. Pur cambiando nel corso degli anni, la Festa Bella di Casalguidi non ha perso la sua originale spontaneità: non una messa in scena sontuosa, ma un atto collettivo di fede e appartenenza, la sua processione del Gesù morto si distingue per il sentimento popolare più che per un eccessivo sfarzo.
Una tradizione così ben radicata nel territorio si preserva nella progettazione, non solo nell’affetto e nel ricordo del passato. Perciò, custodire non significa commemorare, ma organizzare, rinnovare, distribuire responsabilità.
Sebbene la prossima Pasqua sia ancora lontana, il paese è già al lavoro da due mesi. Le ultime edizioni della Festa Bella sono state coordinate da un numero ridotto di organizzatori, mentre in passato ogni zona di Casalguidi aveva una propria società con rappresentanti coinvolti direttamente nella programmazione dell’evento.
Con le dimissioni dello storico camerlengo Alberto Pratesi, attivo dal 1966 al 2023, è subentrato al suo posto Jacopo Porru. Il passaggio non segna una rottura, ma l’avvio di un nuovo capitolo necessario: con il nuovo camerlengo è stata istituita ufficialmente la Venerabile Compagnia del Santissimo Crocifisso, di cui Porru è presidente. Il consiglio della neonata Compagnia vanta ad oggi un organico di venticinque e più membri, tra cui nuove leve, cui si aggiungono i responsabili dei quadri della processione. Grazie alla concessione di stanze parrocchiali da parte del parroco don Andrea Mati, la neonata Compagnia gode ad oggi di una nuova sede.
Inoltre, il camerlengo Porru ha ridotto il numero delle società di Casalguidi da dodici a sei, allineandole ai rioni calcistici e facendo leva sulla competizione e il senso di appartenenza che animano il paese. Una scelta che non si presenta come una perdita, ma come un rafforzamento strutturale: rioni più coesi e realmente partecipi permettono alla Festa di poggiare su basi più solide, riducendo frammentazioni e rilanciando l’impegno degli abitanti. Questa novità non mira a reinventare la Festa, ma a restituirla a forme di partecipazione che oggi risultano vive e riconoscibili dalla comunità. Il camerlengo Porru non si pone, dunque, come un riformatore, piuttosto come un accentratore di sentori già presenti in paese.
Alla rinnovata organizzazione corrisponde un forte radicamento nella partecipazione. La Festa Bella si distingue anche per questo: i figuranti del 2023 erano almeno quattrocento. L’evento è reso unico dal lavoro artigianale dei costumi, realizzati con cura e competenza da Daniela Fedi e dalle sue collaboratrici, un patrimonio di maestria che si trasmette come parte stessa del rito.
Non meno importante è la rievocazione storica: vestiario e materiali coerenti con l’epoca di Cristo arricchiscono i quadri che rappresentano le scene della Passione. Qui la tradizione si fa ricerca: non un’immagine idealizzata, ma una ricostruzione che cerca fedeltà, misura, senso.
La Festa Bella è, infine, un evento collettivo che, per essere preservato negli anni, non può rimanere immobile. Piuttosto, è necessario creare le condizioni per cui la comunità continui a riconoscersi nel rito. Custodire una tradizione significa allora questo: costruire ogni anno le strutture che le permettono di vivere ancora, perché ciò che si eredita non è mai garantito, ma sempre affidato alle mani di chi lo accoglie.
*Camerlengo della Festa Bella







