mercoledì, Settembre 9, 2026

Da “on fire” a “fired”: la Fiorentina esonera Pioli

FIRENZE – Oggi sembrano ormai lontanissimi i tempi in cui tutto San Siro cantava “Pioli is on fire!” sulle note di “Freed from Desire” di Gala per celebrare l’allenatore che aveva portato il Milan a vincere lo scudetto dopo dieci anni di astinenza e aveva condotto i rossoneri fino alle semifinali di Champions.

Tra Stefano Pioli e la Fiorentina è finita male: dopo il peggior avvio di campionato nella storia (quasi) secolare della squadra viola, con sei sconfitte e quattro pareggi in dieci giornate, i fischi dei tifosi del Franchi, la sfiducia della dirigenza e un lungo braccio di ferro per la risoluzione del contratto, davanti al muro contro muro la società ha deciso di optare per l’esonero, al culmine di una situazione ormai divenuta insostenibile.

Da New York dove si trova per motivi personali, il presidente Commisso ha seguito l’evolversi della crisi viola negli ultimi giorni e ha avallato la decisione di sollevare il tecnico dall’incarico: in un primo momento in tanti avevano pensato che lo stesso Pioli rassegnasse le proprie dimissioni già nella conferenza stampa post partita dopo l’imbarazzante sconfitta di domenica contro il Lecce, ma il mister, convinto di avere ancora la squadra dalla propria parte e ottimista sulla possibilità di uscire da questa difficile situazione, aveva manifestato l’intenzione di andare avanti. Tuttavia la società aveva già identificato nel match contro il Lecce la deadline per Pioli, che, uscito a capo chino insieme a giocatori impauriti e demotivati tra la contestazione del pubblico, sapeva già di avere le ore contate sulla panchina viola.

Stefano Pioli, ormai ex tecnico della Fiorentina

Ieri, in una giornata febbrile, è stata comunicata all’allenatore la decisione di cambiare guida tecnica e la dirigenza ha cercato a lungo l’accordo con Pioli per la risoluzione consensuale dell’oneroso contratto (tre anni, fino a giugno 2028, a 3 milioni netti a stagione), arenandosi nelle trattative per una buonuscita (si parlava di una annualità offerta dalla Fiorentina, mentre il tecnico chiedeva almeno 5 milioni) allo scopo di risparmiare sul bilancio societario alla voce “ingaggio dell’allenatore”.

Pioli è stato irremovibile, forse infastidito per essere stato “scaricato” dopo appena quattro mesi dal suo ritorno a Firenze, e non potendo più perdere altro tempo in una trattativa a oltranza la Fiorentina questa mattina ha emesso un comunicato ufficiale in cui Stefano Pioli e il suo staff, ringraziati per l’impegno profuso e il lavoro svolto, sono sollevati dai propri incarichi alla guida dei viola. In poche parole: esonero, soluzione che al momento, finchè non si troverà un accordo o Pioli non si accaserà altrove, significa tenere l’ex tecnico a libro paga della società.

Ma non c’è solo la questione economica: il progetto tecnico sbandierato a luglio con proclami sul “gioco di qualità” e sulla “lotta all’Europa che conta” oggi appare drasticamente ridimensionato, la Fiorentina è ultima da sola in fondo alla classifica e occorre tornare a vincere e a risalire la china per non vedere gli spettri di una retrocessione che avrebbe dell’incredibile e del clamoroso. La squadra è valida, il blocco che l’anno scorso aveva portato a 65 punti e al sesto posto finale è stato mantenuto, presi singolarmente i giocatori della rosa possono dare molto: occorre lavorare sulla testa dei giocatori, infondere fiducia, determinazione, cattiveria agonistica, voglia di lottare su ogni pallone, tutte qualità che nelle ultime uscite dei viola non si sono viste, anzi la squadra appare impaurita e contratta, nessuno osa saltare l’uomo o proporsi per la giocata, in un preoccupante processo di involuzione tecnica.

Colpa solo di Pioli? Certamente il tecnico ci ha messo del suo, non legando con lo spogliatoio e fallendo nell’imprimere alla squadra le sue idee di gioco, diverse da quelle adottate dal suo predecessore Palladino, e cambiando troppo spesso uomini e modulo alla disperata ricerca di una “quadra” che non è mai arrivata. Ma anche i giocatori sono inchiodati alle proprie responsabilità: svogliati e indolenti, alcuni sembrano le brutte copie della stagione passata e paiono aver già “staccato la spina”, forse immaginando di cambiare aria già a gennaio. E poi la società, anch’essa non immune da colpe: l’addio di Pradè, il cui mercato estivo è stato di fatto sconfessato, è solo la punta dell’iceberg di un quadro dirigenziale dove è opportuno fare al più presto chiarezza, con una ridefinizione dei ruoli e l’affidamento a figure esperte e competenti per quanto riguarda l’ambito sportivo e tecnico. Commisso, anche se in America, deve far sentire la propria voce e dire a Firenze e al mondo viola quali progetti e intenzioni ci sono per il prossimo futuro (si va anche verso l’anno del centenario): la Fiorentina appare oggi a un bivio, tra la speranza di un rilancio e il rischio di un “vivacchiare” in attesa (come ventilato da alcuni) di nuovi acquirenti.

Una situazione fluida e in divenire, in cui per adesso la squadra è stata affidata ad interim a Daniele Galloppa, tecnico della Primavera, per la trasferta di giovedì in Conference League sul campo del Mainz. Poi ci dovrebbe essere l’annuncio del nuovo allenatore viola: in pole c’è Roberto D’Aversa, reduce dalla sfortunata retrocessione con l’Empoli dello scorso anno ma che ha già allenato alcuni giocatori oggi in rosa alla Fiorentina, seguito da Paolo Vanoli, ex tecnico del Torino ed ex giocatore viola. Più defilati Nesta (non convince del tutto), De Rossi (già contattato dal Genoa, dovrebbe sedersi a breve sulla panchina rossoblu) e il clamoroso ritorno di Palladino (conosce benissimo la squadra, non si è lasciato altrettanto bene con la dirigenza).

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