di Marco Cei
PISTOIA – Parigi val bene una messa è stato il motto di un re che per la pace del suo popolo (e sua) accettò di abiurare la propria religione. Nel nostro caso non si abiura niente, ma con Parigi si riesce a parlare ovviamente di ambiente, ma anche di arte, di musei, di Pistoia, del nostro passato e del nostro futuro.
Da diverso tempo si sta sempre più affermando la consapevolezza del peso delle azioni umane sulla salute complessiva del globo, come anche della importanza del mondo naturale per la nostra stessa sopravvivenza. Presuntuosamente riteniamo tale concezione molto moderna e di avanguardia, ma se andiamo a guardare indietro nel tempo, possiamo trovare periodi, culture ed espressioni che hanno celebrato in maniera sorprendente la natura e la sua prevalenza sul mondo umano. Non a caso il Rinascimento e poi le stagioni successive hanno visto l’affermarsi della Natura morta come espressione artistica non ancella delle gesta eroiche, tragiche o amorose dell’uomo, ma degna di essere rappresentata solo per se stessa.
E al ‘500 possiamo far anche risalire la realizzazione di un magnifico arazzo, proprietà della Curia di Pistoia, conservato ed esposto nel nostro Museo del Palazzo dei Vescovi. La sua particolarità, rintracciabile solo in pochissimi altri esemplari nel mondo, risiede nelle eccezionali dimensioni e nel soggetto assolutamente naturalistico, avulso da storie o celebrazioni: anche nel famoso ciclo della Dama e dell’Unicorno (Museo di Cluny a Parigi), lo sfondo “millefiori” accompagna il racconto di una storia. Il suo essere pura “Natura” (oltre che bellissimo e perfettamente conservato) lo ha reso centrale nella mostra “Végétal – l’École de la Beauté” appena inaugurata al Palais des Beaux-Arts di Parigi, che presenta anche opere di Arcimboldo, Monet, Manet, fino a quelle di Yves Sain Laurent e Christian Dior. La mostra celebra il mondo vegetale e di come gli artisti sono capaci di “guérir notre aveglement face aux plantes” – guarirci dalla nostra cecità di fronte alle piante. Si tratta della prima volta in cui l’arazzo lascia Pistoia per essere visto in una mostra. Le 230 piante e i numerosi animali compaiono in uno studio di qualche anno fa, edito dalla Fondazione Caript, che ha indagato in maniera scientifica questi soggetti naturali presenti nell’arazzo di Pistoia, pubblicazione da tempo esaurita e che necessiterebbe una ristampa, casomai anche in lingua inglese, richiesta dal crescente mercato straniero.

Tornando a Parigi, e alla sua centralità nelle questioni ambientali, il cosiddetto Accordo sul Clima del 2015 rappresenta un vero e proprio punto di svolta mondiale. L’accordo impegna e vincola tutti i paesi che l’hanno sottoscritto a obiettivi misurabili e controllabili di riduzione delle emissioni (fino alla carbon neutrality) che stanno provocando gli attuali fenomeni di cambiamento climatico.

Parigi come città ha risposto subito a questi appelli, anzi se ne è fatta traino, con una serie di obiettivi e progetti urbani in cui vegetazione e natura svolgono ruoli essenziali. Il volto verde della città è stato promosso soprattutto da Anne Hidalgo, sindaca di Parigi dal 2014: la sua giunta “verde”, con le crescenti conoscenze sull’effetto termoregolatore di alberi e vegetazione, e sul loro ruolo di contrasto il cambiamento climatico, ha istituito un team di ecologi, architetti, designer e urbanisti con il quale realizzare vere e proprie “foreste urbane” in quattro siti storici della città: la Gare de Lyon, un Lungo Senna, e il Teatro dell’Opera di Parigi (Palais Garnier), il Municipio di Parigi (Place de l’Hotel de Ville), qui sotto in una vista virtuale.

Questi progetti, per così dire, di vetrina sono solamente il manifesto di una politica concreta in cui gli obiettivi dichiarati tendono non solo a ridurre drasticamente il numero di macchine in circolazione, ma anche a far posto a una natura capillare che si insinua tra le strade e le case, sottraendo asfalto a parcheggi, piazze e spazi di risulta a favore di alberi, aiuole e orti urbani, cioè politiche di sottrazione e riduzione prima che di nuove introduzioni, nella consapevolezza che le risorse sono limitate, in primis il suolo. Le crescenti ondate di calore, come i 40° superati più volte, e una qualità dell’aria tutt’altro che ideale, hanno spronato la giunta rosa-verde (alleanza tra socialisti ed ecologisti) alla messa in atto di soluzioni tangibili, replicabili su tutta l’area cittadina: soprattutto la piantagione di nuovi alberi, strumento privilegiato per ridurre la CO2, ma anche favorire la biodiversità, rispettare gli accordi di Parigi sul clima (e il suo obiettivo ambizioso della carbon neutrality per il 2050) e contenere un domani la crescita delle temperature grazie alla fresca ombra che gli alberi proietteranno su piazze e palazzi. Ma non solo: togliendo l’asfalto per lasciare spazio a nuovo verde, la vegetalizzazione rende possibile rompere l’impermeabilità del suolo ricoperto dall’asfalto, permettendo all’umidità di risalire in superficie a vantaggio di un miglioramento generale delle temperature medie. Battezzata nel 2017 come una vera e propria “strategia di resilienza contro il cambiamento climatico”, la necessità di aumentare la quantità di suolo, alberi e piante è stata recentemente tradotta da Emmanuel Grégoire, vicesindaco, in metrica urbanistica: “per ogni metro quadro costruito, dobbiamo trovare un metro quadro di de-artificializzazione, secondo un severo principio di compensazione”. Dei 4 progetti-manifesto è stata da poco realizzata la déminéralisation di Place de la Nation, luogo storico per l’identità francese e parigina.
Già Place du Trône, per l’ingresso trionfale del Re Sole, Place de la Nation ospitò la ghigliottina della Rivoluzione, poi la celebrazione di Marianna e della Repubblica. Oggi è uno snodo trafficatissimo (vi sboccano 10 o 12 strade) e fino a qualche anno fa risultava coperto quasi interamente da asfalto e cemento, con pochi lembi di terreno inerbito e uno sparuto giro di alberi.

Prima del progetto definitivo, per la riqualificazione di Place de la Nation, il Comune di Parigi ha invitato il collettivo paesaggista Coloco&Co a prefigurare la nuova piazza con i residenti e gli utenti locali. Per diversi mesi l’operazione “JardiNation” ha consentito di coordinare numerose azioni, in una riuscita opera di partecipazione urbana. (https://www.adaptaville.fr/vegetalisation-de-la-place-de-la-nation)

La “déminéralisation” della piazza è stata effettuata con veri e propri happening, chiamati “Demolition Party”, nei quali i cittadini sono stati chiamati all’azione, soprattutto di ripiantagione. Scopo dichiarato era quello della creazione di una comunità di giardinieri.
Con queste azioni partecipate sono state piantate più di 1.000 piante selezionate e scelte dal collettivo per le loro qualità di resistenza al calore e risparmio idrico e realizzati 800 mq di nuovi prati e 400 mq di giardini, su un totale di 6.000 mq di nuovo verde, per il quale la trasformazione ha riguardato buona parte delle superfici impermeabili, restituite a suolo fertile e drenante e poi coperto da vegetazione arborea, arbustiva ed erbacea. Anche la mobilità è stata completamente rivista, a favore dei pedoni e dei ciclisti, riducendo quella carrabile.

Le esperienze parigine dimostrano che è doveroso intervenire, anche a costo di cambiare profondamente il volto delle nostre città, la cui bellezza è direttamente correlata alla sua capacità di farci vivere bene. Pistoia è internazionalmente conosciuta come la “città delle piante”, ma ciò vale per il suo circondario agricolo perché le sue parti urbanizzate hanno qualità e quantità vegetali mediocri se non spesso insufficienti. Interi quartieri urbani non hanno al loro interno alberi degni di questo nome, con il capolavoro in negativo delle aree ex-Breda, costituite di fatto da una grande isola di cemento della superficie di 10 ettari che da 30 anni aspetta inutilmente un destino urbano dignitoso. Qui, come in moltissime parti anche storiche della città, dobbiamo avere il coraggio di interventi radicali che prevedano la demolizione di fabbricati, pavimenti, zone cementate o asfaltate (con opere di démineralisation o del più tecnico depaving) e contestuali riconquiste vegetali, soprattutto arboree, le cui chiome ci salveranno o comunque ci faranno vivere molto meglio, non in nome di un astratto e ideale concetto del bello (per quello ci sono le cartoline), ma di una vera qualità della vita.










