mercoledì, Agosto 5, 2026

‘Deludente il Piano Faunistico Venatorio, ma con segnali positivi da maggioranza e società civile’

MASSA E COZZILE – “Il 30 luglio scorso la Regione Toscana ha approvato a maggioranza il Piano Faunistico Venatorio e non è un buon piano! Come i piani precedenti esso discende da una visione venatoria, dove la tutela della fauna selvatica mantiene una posizione del tutto subordinata. 

Capriolo all’alba (foto Alessio Bartolini)

E’ questo il risultato di una prassi amministrativa, trasversale ai principali partiti, che nella sostanza hanno da sempre delegato la politica su questa materia alle associazioni venatorie. Perché i cacciatori sono una minoranza di cui si ritiene di poter facilmente orientare il consenso, in pratica senza controindicazioni, perché la fauna non vota e i contrari alla caccia, pur essendo maggioranza, non ne fanno una questione così importante da ricordarsene al momento del voto.

Questa volta però qualcosa è cambiato, qualcosa non ha funzionato! 

In primo luogo perché la questione non è rimasta nel chiuso degli uffici tecnici dell’Ente, per poi essere approvata in sordina dal Consiglio (in piena stagione balneare), ma è diventata di dominio pubblico ed ha incontrato il dissenso di alcune forze politiche di maggioranza. Così le numerose osservazioni delle associazioni ambientaliste (comprese le nostre), che in passato erano considerate spam e automaticamente cestinate, hanno per la prima volta varcato l’aula consiliare, sotto forma di emendamenti al testo sostenuti dai gruppi di M5S, AVS e da alcuni consiglieri del PD. L’effetto pratico è stato piccolissimo, sole poche cose (ancorché importanti) sono state accolte, ma l’effetto simbolico è stato dirompente. 

Infatti all’indomani dell’approvazione sono dovuti scendere in campo il Presidente Giani, il suo Sottosegretario Dika e la Presidente del Consiglio Saccardi per rassicurare i cacciatori in rivolta. Tuttavia, loro malgrado e sia pure con la coda dell’occhio, i tre esponenti dell’ala riformista (filovenatoria) del PD, che siedono sugli scranni più alti della sala consiliare, hanno potuto assistere ad una ben più estesa e argomentata protesta che si sta sviluppando nella società civile. 

La natura concepita come un insieme affascinante di forme di vita e di relazioni complesse, come ciò che rende ospitale la nostra Casa Comune. La fauna selvatica come una comunità di animali cui dovremo restituire degli spazi e con la quale dovremo trovare soluzioni di coesistenza, naturalmente salvaguardando il lavoro di chi pratica agricoltura e pastorizia tradizionale. Questa è la spinta che emerge, soprattutto fra le nuove generazioni. Ed in questo contesto la presunzione ridicola del “cacciatore bioregolatore” non trova spazio. Le soluzioni ai problemi devono essere quelle dettate dalla ricerca scientifica e da attività professionali (ad esempio ditte agroforestali supportate da biologi). La caccia avrà un futuro solo se sarà capace di rifondarsi, abbandonando le presunzioni di superiorità, il feticcio della “tradizione” e la difesa dell’indifendibile (come l’uso dei richiami vivi), per condividere, con umiltà e senso etico, il nobile proposito di contribuire a riparare la natura. Una prospettiva purtroppo lontanissima e forse utopica, visto il delirio venatorio suscitato dalla recente proposta di legge Malan-Lollobrigida.

Oltre 1400 pagine e non una parola sulla tutela delle specie a rischio di estinzione in Toscana (come il Lanario); non una parola su come integrare il piano con la Nature Restoration Law, il regolamento dell’Unione Europea che prevede il ripristino degli habitat degradati. Non è certo il piano che avremmo desiderato (e nel merito condividiamo il commento reso noto dal Presidente del WWF Toscana), ma qualche piccolo tassello è andato al suo posto. Uno su tutti ci preme ricordarlo: la Regione Toscana si impegna a seguire le indicazioni scientifiche dell’ISPRA. Non è poco per un Ente che capeggiava la cordata delle regioni che volevano sostituire l’ISPRA con fantomatici istituti faunistici regionali da esse controllati. 

Le nostre osservazioni, che attenevano alla necessità di ampliare la superficie protetta del Padule di Fucecchio, come previsto anche da altri strumenti di pianificazione regionale, sono state respinte, ma ci risulta che, per la prima volta, siano state discusse!

Ciò che in questa fase, ancora critica, ci incoraggia è constatare il crescente interesse verso la tutela della natura da parte dell’opinione pubblica ed in particolare delle giovani generazioni”.

Il Consiglio Direttivo dell’ass. Amici del Padule di Fucecchio per la Biodibersità

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