mercoledì, Settembre 9, 2026

“Departure 0”, primo atto del progetto espositivo del Liceo Petrocchi

di Caterina Benini

CASALGUIDI – Con l’inaugurazione della mostra “Departure 0”, allo Spazio Zero arte contemporanea di Edi e Luigi Petracchi a Casalguidi, il Liceo artistico Petrocchi apre le sue porte a una narrazione corale che attraversa generazioni, linguaggi e sguardi.

Il progetto espositivo nasce con l’obiettivo di rendere visibili i percorsi formativi e creativi, sviluppati all’interno del liceo artistico.

La mostra presenta una selezione di opere e progetti, realizzati dagli studenti dei diversi indirizzi di studio.

Le opere esposte documentano la pluralità di linguaggi, di tecniche e di modalità espressive alla base delle attività didattiche, facendo una panoramica sul lavoro svolto nei laboratori e nelle aule.

La mostra raccoglie opere realizzate dagli studenti di oggi e opere rimaste custodite dalla scuola, tracce di un passato che torna per dialogare con il presente.

“Departure 0” non è una semplice esposizione, è un’occasione dinamica in cui il tempo si stratifica e dialoga con chi osserva.

I lavori emergono come frammenti di un archivio, capace di restituire la continuità di una pratica educativa che si intreccia con il contemporaneo.

I ragazzi e le ragazze del liceo Petrocchi, di Pistoia e Quarrata, hanno interpretato e riletto il presente e il passato attraverso le varie sezioni: multimediale, architettura, arti visive, scultura e pittura, ciascuna con il proprio lessico, con le proprie forme, con il proprio animo.

In questa occasione di apertura al territorio, la scuola si racconta non solo come luogo di formazione, ma come spazio di produzione culturale in cui l’apprendimento si fa visibile e l’eredità del passato diventa materia attiva per immaginare ciò che verrà.

Il grande capannone grigio di “Spazio Zero” diventa luogo di incontro tra gli studenti dei due plessi che si ritrovano a condividere un posto speciale, riconoscendosi parte di una comunità.

Colori, forme, installazioni e immagini digitali trasformano l’architettura neutra del capannone in un organismo vivo, attraversato da energie giovani e visioni plurali.

La mostra rivela l’importanza di uno spazio d’arte dinamico, non solo come contenitore espositivo ma come luogo di confronto, di sperimentazione e di crescita.

Colpisce l’alta qualità dei lavori esposti. Le opere dimostrano una maturità progettuale e una cura formale che vanno ben oltre un lavoro scolastico, restituendo la complessità di ricerche orientate verso il mondo dell’arte, dell’architettura e della comunicazione visiva.

Ogni sezione è un racconto coerente dove la tecnica e il contenuto si prendono per mano.

All’interno del percorso trovano spazio alcuni progetti di architettura che confermano la solidità e la maturità degli studenti.

Alcuni progetti di abitazioni sulla scogliera mettono in evidenza il rapporto tra costruito e paesaggio naturale: volumi misurati e soluzioni spaziali capaci di dialogare con il luogo, restituendo una visione progettuale articolata e credibile.

Alcune proposte progettuali ripensano gli spazi urbani, proponendo interventi che mirano a restituire qualità, funzionalità e identità ai luoghi. Progetti che dimostrano forte senso critico e notevole capacità di lettura del territorio, rilevando una sensibilità progettuale già orientata alle sfide del contemporaneo.

Molto significativi sono i quadri realizzati, qualche anno fa, da alcuni ragazzi “fragili” che hanno trovato nell’arte un autentico strumento per esprimersi, per dare spazio e voce ad una diversità che si afferma come valore aggiunto. La pratica artistica è indubbiamente un terreno privilegiato di inclusione, ascolto e riconoscimento reciproco.

La scuola dimostra che il futuro passa anche attraverso la capacità di accogliere le differenze, trasformandole in risorse condivise.

Entrando nel merito dell’allestimento, la mostra rivela una ricchezza iconografica e letteraria che testimoniano la profondità dei lavori degli studenti.

Tra le opere più potenti spicca un nucleo dedicato all’inferno di Dante realizzato con la tecnica del graffio su china nera. I disegni sono disposti a cono rovesciato per richiamare in modo immediato e suggestivo la struttura dell’oltretomba dantesco.

La scelta espositiva è parte integrante della narrazione visiva, accompagnando l’osservatore in una discesa simbolica che traduce un’immagine nella potenza del suo messaggio.

Alcuni disegni realizzati con la delicata tecnica della punta d’argento rileggono “La buona novella”, la famosa canzone di Fabrizio De André, restituendone la dimensione umana e poetica.

Una serie di tavole realizzate con acquerello, grafite e china interpretano la saga de “Il signore degli anelli” con sensibilità personale, mantenendo il respiro mitologico dell’opera di Tolkien, filtrandolo attraverso uno sguardo e uno stile personale.

Paesaggi e figure simboliche emergono come frammenti di un racconto collettivo, confermando la capacità degli studenti di interpretare mondi narrativi diversi e di saperli tradurre in immagini consapevoli e mature.

Il percorso espositivo presenta anche alcune sculture che, a primo sguardo, sembrano in bronzo ma in realtà sono realizzate con cartapesta, ferro e gesso sapientemente assemblati e successivamente bruniti in un processo tecnico che gioca sulla trasformazione della materia.

La superficie brunita restituisce una profondità che richiama la scultura antica, mentre la leggerezza dei materiali è un’interpretazione in chiave moderna. Queste opere confermano l’alto livello qualitativo che la scuola porta avanti.

Al centro dello spazio espositivo è possibile prendere parte ad un’esperienza di arte relazionale.

Handschape è un gesto, un incontro, un’attività che invita i visitatori a incontrarsi e dialogare attraverso un semplice gesto ma carico di significato.

Due persone si siedono una di fronte all’altra, condividono una conversazione e attraverso una stretta di mano modellano insieme un’impronta. Ogni forma nasce dall’incontro e diventa parte di un’installazione collettiva in continua evoluzione composta dalle tracce lasciate dai partecipanti alla Departure 0.

Uno dei progetti esposti

Quasi a sorprendere i visitatori compaiono, nei posti più impensati, piccole statuine in argilla frutto di uno studio attento e rigoroso sulla figura umana. Nella loro dimensione raccolta, queste piccole opere rivelano un esercizio di osservazione e sintesi che dialoga con le opere più d’impatto, suggerendo l’idea che la ricerca è continua, fatta di prove, tentativi, approfondimenti silenziosi che si traducono in pezzi unici, carichi di significato.

La mostra “Departure 0”, aperta fino al 21 febbraio, è solo un inizio, non un punto d’arrivo. È un’occasione per misurarsi con uno spazio diverso dalla scuola, aprendosi al territorio, dialogando con il pubblico attraverso una progettualità che guarda al futuro.

Molti studenti erano presenti sabato 7 febbraio all’inaugurazione: contenti, orgogliosi e visibilmente fieri della riuscita della mostra.

L’esposizione va oltre l’esperienza scolastica, è un primo passo concreto verso un futuro in cui l’arte non è solo materia di studio ma spazio reale di espressione e condivisione.

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