martedì, Aprile 21, 2026

Don Biancalani: pietismo, non vera accoglienza e integrazione. Occorre cambiare rotta

PISTOIA – Ho conosciuto Pistoia nei primi anni Duemila, quando mai avrei pensato che mi ci sarei trasferito a tempo pieno.

Ricordo, come fosse oggi, anche se sono passati poco più di venti anni, i miei primi passi nella città, lasciatami alle spalle la stazione.

Se è vero che apprezzai, e molto, il Duomo e il Battistero, io avevo una meta, a Pistoia, che oggi non c’è più.

Il Centro antidiscriminazione promosso principalmente della Provincia, ma che collaborava con cittadini, comuni, società civile, terzo settore, Ordine degli avvocati.

Uno dei cartelli sistemati davanti alla chiesa di Ramini

Già, io mi ero recato a Pistoia, da Roma, dove vivevo e lavoravo, perché nell’ambito di un progetto nazionale ed europeo, il Centro antidiscriminazioni della nostra città e provincia era stato scelto come una delle migliori buone prassi.

Ci si recava a Pistoia per studiare l’attività di questo centro, fortemente attivo anche nella lotta alle doppie e triple discriminazioni (donna e immigrata, giovane, gay e immigrato, etc.)

Ricordo che mi recai a Girona in Spagna e a Montepellier in Francia per parlarne e che l’esperienza pistoiese fu citata positivamente a Roma, presso il Cnel, anche nel convegno nazionale finale del progetto “Leader” contro le discriminazioni nel mondo del lavoro e per l’integrazione socio-lavorativa degli immigrati, promosso da Cisl, Cgil, Arci ed altre importanti realtà.

Tutto questo è tristemente finito, come si può verificare da una veloce ricerca Google su tutta la stampa locale, esattamente dieci anni fa.

Certamente ha inciso lo svuotamento dell’ente Provincia, inopinatamente deciso dai Governi di centrosinistra, ma anche tanta, tantissima superficialità.

Dichiarava, dieci anni fa, gettando definitivamente e dolorosamente la spugna spiega l’avvocato Paola Pupino, alla vigilia dell’anno di Pistoia città della cultura: “la cultura è anche cultura sociale, far accrescere nei cittadini la consapevolezza che siamo tutti uguali”

Il Centro ha affrontato casi di discriminazione razzista, casi legati all’ottenimento dello status di rifugiato. Ha lavorato sull’accoglienza temporanea, sul disagio mentale, su casi di discriminazione da parte di enti pubblici, su casi di omofobia. Ma anche sulle nuove povertà e sul disagio abitativo. Tutti scaturiti sul territorio pistoiese.

«Ci siamo battuti – affermava Pupino – perché dalle offerte di lavoro fosse tolta l’età (in alcuni casi è necessario chiederla, ma in altri no), siamo intervenuti in casi di discriminazione scolastica su bambini disabili, abbiamo dato supporto a persone gay, emblematico il caso di un ragazzo straniero, fuggito dal suo paese perché la famiglia musulmana ne minacciava l’uccisione e abbiamo ottenuto per lui il permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, o il caso di un pistoiese licenziato da un ente pubblico perché positivo all’Hiv»

Uno dei cartelli sistemati davanti alla chiesa di Ramini

Quello del Centro antidiscriminazione, di cui è stata anima Barbara Beneforti, è stato un lavoro di qualità, ma anche di quantità.

Il flusso di lavoro e di impegno (perché non era solo lavoro istituzionale, molto di più, ma con vera professionalità) veniva gestito e retto grazie ad una rete di collaborazione sussidiaria nel territorio eccezionale, diffusa, intelligente, sistemica.

Io non credo sia un caso che (ricordiamo anche la chiusura del Centro Stranieri del Comune di Pistoia) le prime avvisaglie del “caso Vicofaro” siano avvenute proprio in quegli anni.

Ovviamente lungi da me l’accodarmi agli insulti razzisti e stupidi a don Biancalani e ai “suoi ragazzi”.

Ma, è in quel “suoi ragazzi” che, mi dispiace, stona tutto.

Come coraggiosamente e tempestivamente hanno denunciato in questi anni sia Barbara Beneforti che Roberto Niccolai che, al limite, possono essere definiti di “super sinistra”, non certo di destra, ma che hanno dedicato una vita all’impegno e al lavoro sui temi dell’immigrazione, dell’accoglienza, della reciproca integrazione, il modello Vicofaro (e Ramini) è quanto di più sbagliato e nocivo si possa proporre.

Se, da un lato, è vero che si è andati a colmare dei vuoti, lasciati dal Comune e dalla Provincia di Pistoia, lo si è fatto in modo approssimativo, raffazzonato, divisivo, pietistico, assistenzialista.

Ci si è richiamati a don Lorenzo Milani, senza leggerlo, senza minimamente comprenderlo.

Don Lorenzo chiedeva, pretendeva, in alcuni casi, dai “suoi ragazzi”, non li blandiva, non li giustificava con un buffetto dopo reati, anche gravi, come stupri, percosse, lesioni, spaccio.

Sto dicendo che tutti i migranti accolti fossero colpevoli di questo?

Assolutamente no! Ma don Biancalani, alzando le mani al cielo, volendo non vedere a tutti i costi, non essendoci quasi mai ha provocato danni enormi, in primis alle persone accolte e poi anche alle comunità che lo hanno intercettato: prima Vicofaro e oggi, sempre di più, Ramini.

Lo scrivevano Benissimo Niccolai e Beneforti in un loro intervento pubblico intitolato: “La strana accoglienza e il gioco del “bomba liberi tutti”, con il quale si attirarono gli strali della sinistra dei salotti pistoiesi e fiorentini e di chi, pur proclamandosi progressista, con una persona immigrata, magari, non ci ha parlato mai in vita propria.

Ricordiamoci, inoltre, che l’immigrazione va vista nella sua complessità: stiamo parlando di quasi il 10% degli abitanti del Comune di Pistoia.

Senza avallare chi soffia sul fuoco, chi gioca sulla rabbia del penultimo sull’ultimo, chi propone istituzioni totali e strutture lager come i Cpr, o chi, come questa amministrazione di centrodestra uscente, ha deciso di non gestire e di non occuparsi realmente del tema immigrazione, occorre cambiare decisamente rotta.

La gestione dei fenomeni migratori intreccia tante altre questioni: da quella abitativa, al credito bancario, dal ruolo delle scuole a quello dei servizi sociali, alla partecipazione democratica etc.

Don Biancalani con il suo “metodo”, non vede, non ascolta, non dialoga, non risolve (in profondità) nessun problema. Al limite ne crea di nuovi.

Ha annientato, di fatto, il tessuto religioso, culturale di due comunità ecclesiali cittadine e stupisce, davvero, che il Vescovo di Pistoia, al di là di dichiarare le dimissioni più lunghe della storia e di dirsi “provato” dal caso Vicofaro, non abbia nulla altro da dire e da fare.

Don Biancalani, anche recentemente, ha scritto e pubblicato lunghi articoli in cui si autoassolve e non ammette alcun errore, nemmeno veniale.

Io e non solo io, parlo di persone ben più preparate di me sul tema, genuinamente di sinistra per quel che può contare, la pensiamo diversamente.

I migranti non sono oggetti di pietà da esibire e blandire, ma soggetti, cittadini portatori di un vissuto che va ascoltato davvero, di un carico di vessazioni e di speranze, di un bagaglio di diritti, ma anche di doveri.

Se si costruiscono muri, se si svuotano le parrocchie, non si costruirà mai vera integrazione.

E, per chi crede, caro Don Massimo, invece che incarnare il Vangelo, si finirà, anche da sacerdoti, per bestemmiarlo.

Francesco Lauria

Presidente Associazione Sognare da Svegli.

Related Articles

Rispondi

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome

ULTIMI ARTICOLI