domenica, Settembre 27, 2026

Porretta Soul Festival. Messaggio di Uliani a Pistoia: “Collaboriamo”

di Stefano di Cecio

PORRETTA – L’edizione 2026 si è appena chiusa lasciando come sempre un buon sapore in bocca e nel cuore. A pochi minuti dallo spegnimento delle luci sul palco, abbiamo avvicinato chi quel palco lo ha fortemente voluto e chi lo fa funzionare come un orologio svizzero, Graziano Uliani Patron del Festival e Mauro Palmieri. Un appello anche al Comune di Pistoia perché si stringa una collaborazione per il futuro.

Graziano Uliano – foto di Stefano Di Cecio

Graziano Uliani, un bilancio del festival di quest’anno

Più che positivo perché non avevo dubbi sulla qualità degli artisti, l’unico dubbio era il meteo perché  partivamo con un caldo terribile, poi gli acquazzoni. Invece siamo ancora una volta usciti indenni, siamo stati graziati, quasi un miracolo.

Ci sono stati episodi particolari?

Il primo giorno in cui la band è arrivata, il batterista Carlos Sargent è rimasto chiuso per oltre un’ora nell’ascensore dell’hotel dove era ospite, abbiamo dovuto chiamare i pompieri hanno forzato la porta, tre squadre perché le prime due non riuscivano a risolvere il problema. Non sapevo che fosse così complicato tirar fuori una persona da un ascensore però lui ha mantenuto il sangue freddo quindi se l’è cavata.

Un altra curiosità di questa edizione?

Il pubblico sa riconoscere le voci vere, l’ho visto ieri sera con Lenny Williams, una parte del pubblico non lo conosceva se non per il fatto che era stato il cantante storico dei Tower of Power dal 1972 al 1974, ma appena è salito sul palco il suo carisma ha subito fatto sì che partissero tutti con applausi. Poi quando ha cominciato a cantare è stato veramente eccezionale, il pubblico sa riconoscere le belle voci.

Graziano Uliani con Albhy Galuten e Jerry Phillips – foto di Stefano Di Cecio

Anche quest’anno c’è stato una notevole presenza di pubblico

Porretta era completamente “murata” come dicono qua. A me non piacciono troppo le esibizioni chitarristiche, però devo dire che Eric Gales è qualcosa di soprannaturale, cioè ha una dote incredibile; io l’avevo visto a Memphis la sera in cui mi consegnarono il Legacy Award, fece un tributo a Robert Johnson e l’ho visto con la nostra band alle spalle, a Memphis. Mi sono detto, lui lo devo portare al festival perché 26 anni fa suo fratello Little Jimmy King si era esibito a Porretta e lui lo scorso anno, proprio con l’album tributo a suo fratello maggiore Little Jimmy King,  ha avuto la candidatura al Grammy.  Poi ne ha presi due per la colonna sonora del film Sinners di Ryan Coogler. Stasera c’è una carrellata con tutti quelli che si sono esibiti nelle sere precedenti quindi è una sorta di Rhythm and Blues Revue come facevano all’Apollo di New York.

Cosa dice la popolazione di Porretta?

La popolazione finalmente ha capito che il Porretta Soul è un prodotto turistico che porta un sacco di gente, riempiamo gli alberghi e le case di tutto l’alto Appennino. Quindi anche chi magari all’inizio storceva il naso dicendo: ma lui lì che riempie Porretta di “negri”…, invece i “negri”, come dicono loro, portano gioia, educazione perché negli alberghi questi signori sono veramente dei gentlemen. Un’altra cosa molto interessante è il fatto che abbiamo fatto alcuni eventi all’Antico complesso termale “Terme Alte”, aperto eccezionalmente perché ancora in fase di ristrutturazione che terminerà a novembre, come il gospel questa mattina. Secondo me quella location, la cosiddetta cattedrale Liberty può costituire veramente una “venue” come dicono gli americani, un luogo per fare ottimi concerti, ma non soltanto di soul o di blues, è molto adatto per concerti di musica classica o quello che vuoi, da utilizzare durante tutto l’anno.

A Porretta il soul, a Pistoia il blues, due mondi musicali vicini solo geograficamente.

Mi auguro che la neo eletta assessora alla Cultura della nuova amministrazione, sia un po’ più aperta rispetto alla precedente, perché abbiamo due località unite dalla storica ferrovia Porrettana che è vero e proprio monumento,  da far vivere. Lanciamo pertanto un invito a collaborare per realizzare qualcosa insieme.

Di seguito proponiamo un’altra intervista fatta a Mauro Palmieri il direttore di palco del Porretta Soul Festival, lo “Stage Director”, un compito non facile. Su di lui gravano una serie di incombenze per la pianificazione dei concerti del festival, perché tutto fili liscio, dall’arrivo degli artisti alla loro esibizione.

Mauro Palmieri – foto di Stefano Di Cecio

Da quanti anni ricopri il ruolo di direttore di palco del festival?

Seguo il festival da quando ero ragazzino, dalla quinta edizione, Graziano mi disse: “Vieni a seguire il festival, a darmi una mano” come fa con tante altre persone. Poi negli anni successivi Graziano mi dava l’artista da seguire, quello che era un po’ più particolare, un po’ più brigoso da gestire allora mi diceva: Mauro guarda c’è quell’artista da stargli dietro tipo, faccio un esempio, Solomon Burke o Isaac Hayes, seguivo questi artisti, ma non facevo quello che faccio adesso. Poi 14 anni fa mi chiese se volessi prendere in mano tutto, fare le scalette, la gestione eccetera.

Ti ho conosciuto molti anni fa, come artista. Oggi nello svolgere questa tua attività cosa prevale? L’aspetto tecnico o sentirsi un collega degli artisti che gestisci, capace così di cogliere e capire le loro esigenze?

Probabilmente Graziano ha visto in me una figura che poteva gestire il ruolo. Anche io, essendo stato su palchi da artista, capisco forse meglio le esigenze che loro hanno, quindi mi muovo sia dal punto di vista “tecnico” sia artistico perché mi metto nei loro panni. Mi chiedo: “Se io fossi in loro, per fare una performance sul palco come mi comporterei? Riesco a gestire le due cose ma non è semplice.

Mauro Palmieri nel retropalco

In tutti questi anni, quali sono gli artisti che ti sono rimasti più simpatici o quelli che lo sono stati meno?

Questa non è solo una domanda, ma anche un dito nella piaga. Guarda, come dicevo prima, ogni anno, ogni edizione arrivo il martedì e a volte il lunedì sono già qui. So quindi quando parto, ma non so come finirà e cosa mi lascerà. Quindi dico sempre a Graziano: parto ma non so dove arriviamo. Quest’anno, il giovedì mi ha beccato un calabrone sul labbro, e mi sono fatto quattro ore d’ospedale. Un imprevisto che poteva sconvolgere tutto, hai un pacchetto di artisti che devi gestire, ma non sai realmente come andrà. Ogni anno quando arrivo in fondo, dico: “Capperi che bello è stato! Poi fra tre o quattro mesi quando mi riguardo le registrazioni, le foto, mi chiedo “Ma cos’è questo? quando è successo? perché non non mi ricordo l’artista in particolare. Ma anche quello che mi ha fatto tribolare di più, alla fine è venuto e mi ha dato la mano. Non c’è un artista che mi ha lasciato con l’amaro in bocca. Nei quattordici anni in cui ho svolto questo ruolo ho lavorato con tanta gente famosa. Quando abbiamo fatto il trentennale ho avuto il piacere di lavorare con la James Brown Band originale, non è cosa da tutti i giorni lavorare con questi personaggi, per me è stato un grande onore. Per me sono tutti uguali ed importanti allo stesso modo, quest’anno ci sono stati Eric Gails  e Lenny Williams. Questi artisti sono tutti uguali, non c’è n’è uno meglio o uno peggio, sono persone, di conseguenza importanti.  Che siano quello che siano, vanno trattate da persone e loro questo lo capiscono.

Ricordi una richiesta particolare in assoluto da parte di un artista?

Quando venne Salomon Burke per l’ultima volta, voleva mangiare in continuazione. Non sapevo neanche più dove andare a prendere la roba,  dopo l’ennesima richiesta, perché aveva fame, ho fatto portare la metà di una  forma di parmigiano così da soddisfarlo.

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