mercoledì, Settembre 9, 2026

Elezioni 2026. Manovre in corso nel centrodestra pratese, FdI apre a un “civico”

Di Andrea Mori

PRATO – Cosimo Zecchi, classe 1981, si è avvicinato alla politica durante le scuole superiori, per poi seguire tutto il percorso del giovanile fino a diventare dirigente di partito. Vicino a Giorgia Meloni, è stato tra i primi a dar vita a Fratelli d’Italia, di cui è fondatore a livello nazionale e locale. Per FdI è stato consigliere comunale a Montemurlo e Prato. Oggi è dirigente nazionale.

Cosimo Zecchi

Adesso il centrodestra locale si trova ad “affilare le lame” per farsi trovare pronto al confronto delle comunali, un confronto che ci sarà in primavera, anticipato da una campagna elettorale lunga e, con ogni probabilità, molto intensa (forse come mai prima).

Zecchi, in che fase si trova il centrodestra pratese?

Direi in evoluzione; per noi si aprono scenari che in questa città non c’erano mai stati. Sappiamo di avere una grande responsabilità – poiché ci sono le possibilità di vittoria –, i partiti della coalizione infatti si stanno muovendo per delineare la strategia: si sono già ritrovati i segretari e i vari esponenti, dimostrandosi molto maturi anche rispetto al loro ruolo di possibile futura classe dirigente della città.

Ma lei, come candidato sindaco, preferirebbe una persona della società civile o una strettamente politica?

Per la situazione in cui versa Prato in questo momento, secondo me è auspicabile un civico. Questo non significa nascondersi. Il centrodestra, e nello specifico Fratelli d’Italia, è in grado di esprimere un proprio nome, anche perché non solo abbiamo una classe dirigente valida, ma siamo anche riusciti a superare momenti difficili. Per come è messa Prato in questo momento, che uscirà da un commissariamento e avrà bisogno di tutte le energie della città – e per tutte intendo tutte –, un candidato a primo cittadino meno schierato e meno ideologico può con più facilità rimettere insieme le varie anime di Prato.

Fratelli d’Italia avrà il diritto di avere un maggiore potere nella scelta del candidato?

Un diritto acquisito non esiste, una scelta logica sì. Guardando alle percentuali è chiaro che la leadership è in mano a FdI. Di conseguenza, se la scelta sarà politica, il candidato non potrà che essere di Fratelli d’Italia. Questo naturalmente a meno che nel dibattito o nell’analisi non emergano altre convergenze. È chiaro infatti che quando parlo di candidato civico intendo dire che sarà uno trascinato da FdI.

Quindi?

Quindi siamo connotati politicamente ma allo stesso tempo aperti verso la città che ha voglia di dare un segnale. Perché ricordiamolo: siamo in un momento veramente critico per Prato.

Che tipo di rapporto ci deve essere con il mondo del civismo (insieme di movimenti, liste o iniziative che nascono fuori dai partiti tradizionali, ndr.)?

Parlando di numeri, dal centrosinistra ci dividono 4.500 voti, questo almeno è ciò che emerge dalle regionali. Elezioni dove come partito abbiamo preso il 31%, un risultato che difficilmente può crescere abbastanza da colmare quelle 4.500 scelte dei cittadini. Insieme agli alleati (Forza Italia e Lega, ndr.), anche se questi ultimi hanno margini di crescita, non so se riusciremo a conquistare il terreno. Per questo dico che i voti che ci mancano vanno trovati proprio fuori dal perimetro dei partiti. Per rispondere alla domanda, io anzitutto spero che ci sia un dibattito costruttivo e non voci fuori dal coro che lanciano critiche senza proporre nulla: così diventa solo rumore e non si costruisce niente. Spero davvero che tutte le aree politiche che non si riconoscono nel centrosinistra facciano sentire la propria voce, si aggreghino, portino temi e diventino un interlocutore per il centrodestra. Questo fa bene al confronto e alla politica.

Più volte ha fatto riferimento alle condizioni difficili della città. Le chiedo quindi cosa ne pensa del quadro che ha “disegnato” il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, raffigurante la mafia cinese e la sua capacità di tessere rapporti in vari ambiti della realtà locale.

Mi preoccupa, ma lo vedo coerente in un contesto che io da tempo definisco desolante dal punto di vista del profilo morale. Questa città, a tutti i livelli, ha perso proprio il senso della moralità: non solo il senso della politica, ma anche quello delle regole, della legalità, del decoro. È un dato di fatto, lo si vede girando per strada e leggendo le cronache. E non credo sia un caso che, nonostante siamo la terza città del Centro Italia e abbiamo un comparto industriale come il nostro, fondamentalmente non incidiamo. A Prato non succede niente di davvero degno di nota, e non voglio dire che non si faccia nulla: è comunque una città interessante. Però non produce e raccoglie quanto dovrebbe. Dovrebbe essere una realtà internazionale, e invece siamo una molto locale, legata a dinamiche di basso profilo. La colpa è di una classe dirigente – non solo politica ma anche imprenditoriale – che a tutti i livelli ha avuto un profilo morale basso.

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