martedì, Settembre 8, 2026

Elezioni regionali. La Toscana dei cittadini, un documento degli Amici della politica

PISTOIA – Giovedì 9 ottobre alle 17.30, nei locali del convento delle suore domenicane (piazza San Domenico), si svolgerà l’assemblea dei soci dell’associazione “Amici della Politica”. L’incontro è aperto a tutti.

Dopo il grande successo dell’ultimo incontro dedicato alla montagna appenninica, l’associazione propone una riflessione sulle prossime elezioni regionali con un documento predisposto dalla direzione dell’associazione che sarà aperto alla discussione dei partecipanti.

Ecco il testo integrale

Avvicinandosi l’appuntamento elettorale del prossimo 12-13 ottobre per il rinnovo del Consiglio regionale della Toscana, nella pubblica opinione si registrano preoccupazioni riguardo alle modalità di organizzazione e svolgimento della importante consultazione e attese riguardo ai suoi contenuti programmatici.

Modalità di organizzazione e svolgimento della consultazione.
1) Le elezioni sono state indette in pieno periodo estivo (13 agosto), con gran parte dei cittadini in vacanza e la scadenza dei termini per la presentazione delle liste dei candidati fissata al 13 settembre 2025.
Pur con le giustificazioni del caso, si deve riflettere su queste inedite tempistiche che, di fatto, hanno ristretto ai soli partiti tradizionali la possibilità di presentare liste di candidati, stante la obiettiva difficoltà per i cittadini, soprattutto per quelli che non si sentono rappresentati dai partiti (circa la metà degli elettori fra astenuti, voti bianchi e nulli, in continua crescita anche in Toscana), di concorrere con eventuali liste civiche alla decisiva selezione dei candidati e all’altrettanto decisiva formulazione dei programmi.
2) Desta perplessità che una elezione che già prevede l’assegnazione di un numero esiguo di seggi al nostro collegio provinciale (Pistoia), veda i principali candidati già investiti di cariche o, comunque, beneficiari di incarichi interni alla stessa Regione Toscana o agli organi dirigenti dei partiti maggiori, a dimostrazione della difficoltà del ceto politico di guardare ai territori ed agli elettori non soltanto come periodici bacini di voti, ma anche quali luoghi di selezione di idee e di personalità civiche da candidare alle varie cariche istituzionali.
3) Così procedendo, l’imminente appuntamento elettorale si viene configurando come una competizione dall’esito largamente scontato, con i principali candidati che svolgono (o aspirano a svolgere) politica in modo professionale, per acquisire importanti incarichi pubblici avvalendosi del supporto di sostenitori personali (più o meno occasionali e motivati) o di cosiddetti ‘listini bloccati’ (cioè ‘forzati’).
Il tutto prima e, quindi, senza che siano stati adeguatamente sottoposti al vaglio della pubblica opinione programmi e bilanci dell’attività politico-amministrativa regionale finora svolta o che si pensa di svolgere in futuro.
In pratica, quella che sembra richiesta agli elettori, con modalità tendenzialmente plebiscitarie, è una delega in bianco a un candidato presidente (più o meno carismatico), per gestire l’Ente regionale, le sue cospicue risorse (oltre 11 miliardi di euro l’anno di spesa corrente, oltre 1mld di spesa per investimenti in opere pubbliche e oltre le risorse gestite attraverso le società controllate e partecipate), il suo complesso apparato burocratico-amministrativo (oltre 3.200 unità), il suo esteso apparato sanitario (oltre 50.000 persone tra medici, infermieri e tecnici che lavorano quotidianamente nei 40 ospedali della Toscana, nelle strutture e nei servizi sanitari del territorio), in una logica di sostanziale amministrazione dell’esistente e di governo degli interessi organizzati, più o meno potenti e più o meno trasparenti.
4) Non è, al momento, chiaro come il contesto politico che si viene delineando sia idoneo a promuovere la più ampia partecipazione popolare (da non confondere con la promozione di modelli di governance partecipativa).
Appare, invece, evidente la difficoltà della politica di conciliare il procedimento elettorale con le esigenze di una democrazia rappresentativa, con al centro i cittadini quali effettivi e consapevoli arbitri della contesa elettorale, sia per quanto riguarda la scelta dei candidati che per quanto riguarda il merito dei rispettivi orientamenti e impegni programmatici: una centralità, quella dei cittadini, che anzitutto i partiti dovrebbero assicurare in costante dialogo (non con sé stessi bensì) con una società composita e plurale, evitando di trasformarsi in (improprie) agenzie di collocamento del loro personale politico dentro le pubbliche Istituzioni in occasione dei vari appuntamenti elettorali.
Così portando ‘acqua al mulino’ della disaffezione politica e dell’astensionismo elettorale ed alimentando l’impressione di un crescente ruolo dei corpi amministrativi nel determinare (anche) le linee e gli stessi contenuti programmatici dell’azione politica regionale: la qual cosa, evidentemente, costituirebbe un paradosso, dal momento che la nascita degli enti regionali venne all’origine favorita dalla previsione che essi potessero contribuire a migliorare il funzionamento complessivo del sistema politico, soprattutto per i cambiamenti che la regionalizzazione della rappresentanza avrebbe potuto comportare proprio nel modo di selezionare il personale politico, con immissione nel circuito politico-rappresentativo di nuove energie e una
maggiore capacità decisionale, per cui i consiglieri regionali e i governi da essi eletti avrebbero rappresentato una classe politica diversa, figure innovative di mediatori politici con caratteristiche originali e con competenze specifiche, rispetto sia alla classe politica nazionale che a quella locale.

Principali temi al centro della consultazione
In attesa di una adeguata presa di posizione di candidati e partiti sui principali temi dell’attività e della vita regionale, si deve prendere atto che nuove ed urgenti tematiche impongono una nuova agenda politica per i prossimi anni. A questo proposito, nel rapporto strategico ‘Toscana 2050’ sono stati chiaramente individuati alcuni megatrend globali collegati alle sfide demografica, ambientale, tecnologica e sociale, che già stanno impattando sulla Toscana e sul suo sistema socio-economico e che, se non gestite per tempo, possono rappresentare fattori critici in grado di compromettere lo sviluppo futuro (anche) del territorio regionale. Si pensi, in particolare:
a. al declino demografico ed all’invecchiamento (popolazione in calo e over 65 al 35%);
b. alla fragilità delle aree interne rispetto all’attrattività dei poli urbani;
c. alla crescente pressione ambientale (eventi climatici estremi, stress idrico);
d. alla transizione digitale e produttiva incompiuta (PMI in ritardo su IA e tecnologie 4.0);
e. alla pressione crescente sul sistema di welfare per assicurare, su basi universalistiche, la qualità dei servizi socio-sanitari.
Per affrontare queste difficili e complesse sfide, recenti documenti regionali hanno proposto l’idea di una Regione “a rete” (‘reticolare’), con il proposito di superare la storica dicotomia centro-periferia e favorire un nuovo patto tra città e aree interne, all’insegna dello sviluppo e della giustizia spaziale, in modo da rendere la Toscana un laboratorio politico europeo per una nuova geografia del benessere, dove paesi, territori marginali e innovazione digitale concorrono alla competitività complessiva.
Pur confidando nella possibile realizzazione di tale ambiziosa prospettiva, non può negarsi il carico di enfasi e retorica (pre-elettorale ?) che la connotano.
Forse, un approccio meno immaginifico e “dal basso” può fin d’ora permettere l’identificazione di alcuni specifici temi di indubbia rilevanza, che di seguito si prova a richiamare.

Una regione diffusa, formata da 10 realtà provinciali
L’approccio ‘dalla periferia’ non contrasta, ma anzi auspica che, anche in occasione della consultazione elettorale del 12-13 ottobre prossimo, si confrontino progetti in grado di andare oltre l’ordinaria amministrazione e di guidare scelte strutturali coerenti con un orizzonte di medio-lungo periodo, impegnando fin d’ora i candidati e le forze che li sostengono a coerenti e verificabili comportamenti politico-amministrativi futuri.
Essenziale, in questa logica, è la piena consapevolezza dei futuri consiglieri pistoiesi che la Toscana, in termini politici, istituzionali, economici e finanziari, è una regione che nel corso degli anni 2000 ha visto il capoluogo fiorentino e la sua area metropolitana (che non è la mitologica area Firenze-Prato-Pistoia, come ama ripetere qualche distratto politico locale, bensì la sola provincia di Firenze) in costante crescita, a differenza delle altre (nove) declinanti e sempre più ‘periferiche’ realtà territoriali.
Per cui decisivo, in termini di futura azione amministrativa regionale, è anzitutto che le realtà provinciali ‘non metropolitane’, a cominciare da quelle dell’Alta Toscana, vengano considerate – oltre gli aspetti formali – quali importanti sistemi politico-istituzionali, socio-economici e culturali, tutte meritevole di adeguati e proporzionati interventi ed investimenti in base alle proprie vocazioni, progettualità e relazioni e inter-relazioni esistenti o potenziali.

Le aree fragili, interne e montane: una nuova priorità
Si tratta delle aree interne della Regione, che rappresentano il 67% della superficie, ma solo il 24% della popolazione e che ormai rischiano una “desertificazione” socio-economica, indotta anche da inaccettabili disuguaglianze territoriali che, come è stato riconosciuto, impongono un nuovo patto territoriale tra centro e periferia, che rafforzi le aree interne come nuovi poli di vita e lavoro.
Nel corso dell’ultimo anno, la Regione ha approvato una legge (n. 11 del 4 febbraio 2025) con l’obiettivo di offrire pari opportunità di accesso alle reti di collegamento materiale e immateriale, ai servizi socio-sanitari e assistenziali, allo studio e alla formazione, al lavoro, all’insediamento ed all’esercizio delle attività produttive nonché all’offerta culturale e ai servizi digitali.
Secondo l’intendimento dichiarato (“Promuovere la coesione territoriale e i luoghi della Toscana diffusa” come da Programma regionale di sviluppo (PRS) 2021 – 2025), l’obiettivo strategico della citata legge è quello di promuovere uno sviluppo maggiormente equilibrato tra i territori della Toscana, ponendo grande attenzione alle aree fragili, interne e montane e, quindi, a quei luoghi, denominati luoghi della “Toscana diffusa”, oggetto di interventi aggiuntivi, volti a salvaguardarne le specificità valorizzandone le peculiari caratteristiche.
Si annunciano così progetti (es. “Toscana Smart Land 2050”) in forza dei quali paesi e territori a rischio spopolamento dovrebbero diventare motori di nuova residenzialità, produzione e coesione, con connessioni digitali e trasporti sostenibili, servizi di prossimità e rigenerazione del patrimonio urbano.
In particolare, si propone di creare una rete integrata di Smart Town nelle aree interne della Toscana, dotate dei servizi essenziali per risultare attrattive verso nuovi residenti e investitori e ben collegate con i principali poli urbani per rendere i borghi delle aree interne … poli di nuova residenzialità e insediamenti produttivi (con impatti sul mercato del lavoro) attraverso il potenziamento della connessione a banda ultra larga, collegamenti efficienti e sostenibili con i capoluoghi di provincia e scelte residenziali di valorizzazione del patrimonio urbano e paesaggistico.
Ancora una volta, enfasi e retorica rischiano di avere la meglio sulle buone intenzioni.
In attesa di poter valutare l’esito effettivo di tale vasto programma, appaiono necessari alcuni specifici interventi.
E’, anzitutto, opportuna la istituzione di un apposito Assessorato alla Montagna e alla Forestazione, dotato di adeguate risorse anche finanziarie. La novità istituzionale si accompagna alla consapevolezza che le aree montane non possono essere gestite con leggi, regolamenti e norme scritte in modo indifferenziato per l’intero territorio regionale, non di rado in ottica metropolitana.
E’ poi, necessario, un rinnovato impegno per assicurare l’effettività del diritto alla salute in tante aree periferiche private della possibilità di esercitarlo.
E’, infine, auspicabile la sperimentazione di una Zona Franca Montana (ZFM) che riporti equità per terre dimenticate in modo che persone, famiglie e imprese possano ricevere perequazioni fiscali per continuare a vivere e a presidiare territori a rischio desertificazione demografica e ambientale. Senza escludere, in questa prospettiva, anche la sperimentazione di apprezzabili benefici in favore di pensionati disposti ad insediarsi in zone montane, rinunciando a esodi in terre straniere.

La Sanità

La Regione Toscana spende ogni anno oltre 9 miliardi di euro per la tutela della salute, a fronte di un totale di spese impegnate per missione pari a circa 11 miliardi di euro. Quindi, le spese per il Servizio sanitario regionale rappresentano circa l’80% del totale delle spese dell’Ente.
Per un cittadino non è facile capire chi e come controlli questa ingente spesa e la sua effettiva coerenza con gli obiettivi indicati dalla politica, evitando fra l’altro i costi aggiuntivi o inutili, le diseguaglianze socio-sanitarie all’interno della stessa Regione, garantendo che in ogni punto della Toscana ciascun cittadino possa usufruire delle stesse cure.
Pur consapevoli della difficoltà di “dare tutto a tutti con elevata qualità e vicino a casa”, le scelte dell’Ente regionale devono essere frutto di adeguati rapporti con le persone, cercando di far comprendere scelte complicate, ma anche andando incontro a particolari fragilità e disagi, auspicando nel frattempo di comprendere la ripartizione territoriale della spesa sanitaria.
Secondo la valutazione del bilancio sanitario del 2024 effettuata dalla Scuola superiore Sant’Anna (Pisa), pur con una crescita delle spese sanitarie e un peggioramento degli indicatori di sostenibilità finanziaria, la Regione Toscana risulta aver assicurato una sanità di alta qualità, con tre Aziende ospedaliero-universitarie (AOU) Pisana, Senese e Careggi tra le migliori in Italia.
Confermano questa positiva valutazione gli alti punteggi ottenuti dalla Toscana anche nelle periodiche ‘pagelle’ pubblicate dal Ministero della sanità riguardo ai livelli essenziali di assistenza erogati dal servizio sanitario regionale nelle tre aree principali dell’assistenza (ospedale, prevenzione e distretto-territorio).
In questo contesto le figure dei direttori generali delle aziende sanitarie dovrebbero rispondere della loro attività nei territori di competenza in occasione della presentazione dei bilanci.
Senza negare il positivo quadro sopra delineato, negli ultimi anni sono emerse a livello territoriale pistoiese alcune criticità che, nel prossimo mandato, devono essere adeguatamente affrontate se non si vuole che la irreversibile opzione in favore della sanità pubblica venga vanificata nella pratica quotidiana.

Ospedali-pronto soccorso (Medicina d’urgenza)
✓ DEA di Pistoia: il Dipartimento di Emergenza-Urgenza e Accettazione comprende sia l’attività del Pronto soccorso che quella di Obi (Osservazione breve intensiva), con 20 posti letto e 4 apparecchi telemetrici per il monitoraggio dei pazienti ed ha una media annua di oltre 50.000 accessi.
✓ Carenza di personale: la mancanza di medici e infermieri mette a dura prova il Pronto Soccorso, penalizzando i cittadini e il diritto alla salute.
✓ Tempi di attesa eccessivi: I pazienti in attesa di ricovero possono sostare in pronto soccorso per tempi molto lunghi, talvolta 24-48 ore, una situazione considerata inaccettabile.
✓ Aumento degli accessi: l’affollamento è spesso determinato dalla stagione invernale, con un aumento dei pazienti anziani e con patologie multiple che necessitano di cure complesse.
✓ Violenza sul personale sanitario: si verificano di frequente episodi di aggressività e minacce verso infermieri, medici e operatori sanitari, che generano paura e frustrazione.
✓ Difficoltà nella gestione dei pazienti: la situazione è difficile anche perché il personale ha difficoltà a fornire l’assistenza necessaria a tutti i pazienti, soprattutto quelli con condizioni più complesse. Potrebbe essere opportuno Incentivare la presenza accanto al paziente di almeno un congiunto durante il ricovero al pronto soccorso nei casi possibili.

Liste d’attesa
✓ Costituiscono una rilevante e perdurante criticità, fonte di gravi disagi (anche economici) per i cittadini, che ne attendono la completa eliminazione.
✓ Dal monitoraggio della Regione sulle liste d’attesa emerge un quadro preoccupante sui tempi necessari per ottenere gli esami diagnostici. Le linee guida nazionali prevedono che le prestazioni siano offerte entro 10 giorni, se sulla ricetta è prescritto il codice di priorità «breve», 60 giorni con priorità «differibile», 120 giorni se «programmata». Il risultato è un lunghissimo elenco di sforamenti.
✓ La Regione Toscana ha previsto un abbattimento delle liste di attesa del dipartimento di diagnostica dell’Asl Toscana Centro che ha coinvolto anche gli esami di tac, ecografia e Pet-tac in medicina nucleare anche con aperture serali.
✓ Per le visite specialistiche le linee guida prevedono la stessa tempistica imposta per la diagnostica, con la sola differenza che la ricetta «differibile» prevede in questo caso un massimo di 30 giorni.
✓ Per la chirurgia, la normativa non obbliga le Regioni a rendere pubbliche le liste d’attesa, ma i segnali non sono confortanti al pari di quelli che pervengono dai settori sopra indicati ed impongono un forte impegno politico per eliminare le persistenti criticità.
✓ In generale, sarebbe opportuno che tutti i medici che visitano un paziente, in particolare gli specialisti che effettuano una visita o ad un esame, possano usufruire del sistema informatico per poter controllare l’intera sua storia clinica senza ripetizione di esami o controlli clinici rispettando i criteri di adeguatezza delle cure al fine di garantire inutili sprechi.

Infermieri
Gli infermieri dell’Ospedale di Pistoia affrontano problemi legati a violenza e aggressioni da parte dei pazienti ed a carenza di personale a causa di pensionamenti e fuga della professione. In particolare:
✓ Il personale sanitario dell’Ospedale San Jacopo, soprattutto al Pronto soccorso, è vittima di episodi di violenza, minacce e tentativi di aggressione da parte di pazienti e accompagnatori. Gli operatori sanitari devono essere adeguatamente tutelati con un adeguato sistema di sicurezza. Si ritiene opportuno anche un’adeguata specifica formazione, finanziata dalla Regione, del personale sia infermieristico che medico, onde sapersi approcciare nelle relazioni con gli utenti in momenti difficili.
✓ A livello generale, si segnala una carenza di infermieri, in parte dovuta all’aumento dei pensionamenti e alla scarsa attrattività della professione, che spinge molti a cambiare ospedale o a lasciare il settore: si rendono necessarie misure che affrontino questo delicata criticità in ottica di medio-lungo periodo.

Medici di famiglia
✓ Si segnala la perdurante carenza di medici, in particolare nelle zone montane e collinari, con conseguente difficoltà per i cittadini nell’accedere all’assistenza medica.
✓ Per ovviare a questa situazione, la Regione Toscana risulta aver istituito la Continuità assistenziale (ex guardia medica), un servizio gratuito per i cittadini residenti o domiciliati in Toscana, attivo di notte e nei fine settimana, quando il proprio medico curante non è disponibile, per situazioni sanitarie non urgenti, ma non differibili.
✓ A tal proposito, dovrebbe essere garantito ai medici di guardia l’accesso condiviso dei dati sanitari mediante sistemi informatici di continuità delle cure. Inoltre è da ritenersi importante la sicurezza dei medici di guardia medica, che in alcuni casi lavorano in sedi solitarie distaccate in zone collinari o montane e, in accordo con le linee guida, prevedere la presenza di almeno due operatori in turno per sede, eventualmente accorpando due sedi limitrofe o l’inserimento della sede di guardia medica in una struttura in cui opera anche altro personale 24h, per un eventuale supporto e un collegamento rapido con le forze dell’Ordine. Inutile, anche in questo caso, segnalare il ruolo decisivo dei medici di famiglia, nei futuri assetti di una effettiva sanità pubblica regionale.

Case di comunità
✓ Com’è noto, la riforma PNRR ha accelerato la nascita delle Case della comunità: 48 strutture operative (1 ogni 75.000 abitanti) con team multi professionale, punto unico di accesso, ambulatori infermieristici e sportello sociale, che dovrebbero fra l’altro ridurre gli accessi impropri ai Pronto soccorso.
✓ Quindi, In media, un cittadino toscano dovrebbe avere a disposizione una Casa della comunità raggiungibile entro 18 minuti di auto o 30 di trasporto pubblico.
✓ Inoltre, questi presìdi dovrebbero essere affiancati da 20 Centrali operative territoriali incaricate di coordinare ricoveri a domicilio, ADI, palliativi e dimissioni difficili, presa in carico domiciliare degli over 65.
✓ Ancora una volta, non è chiaro quale sia il reale stato delle Case di Comunità in provincia di Pistoia (che, in ragione di una popolazione di circa 290.000, dovrebbe avere 4 case), ma le preoccupazioni espresse pubblicamente dal mondo della sanità locale giustificano impegni precisi da parte dei futuri consiglieri regionali.
✓ In attesa che inizino a funzionare le Case della salute, appare comunque opportuno attivare a livello di Pronto soccorso, la esecuzione di esami diagnostici urgenti quali rx torace o segmenti ossei, ecg, ecografie, esclusivamente con richiesta di prestazione urgente del medico curante con refertazione immediata (del resto in passato potevano essere richieste rx torace urgente, con la possibilità di evitare ricoveri inutili, mantenendo il paziente al proprio domicilio).

Transizione climatica
✓ Sempre secondo il Rapporto Toscana 2050 la nostra regione è fra quelle più esposte a eventi climatici estremi (al 3° posto a livello nazionale nel 2023, con 22 eventi climatici estremi su 44, ovvero il 50% del totale, provocati da piogge intense o eventi alluvionali). Dal 2010 al 2023, si sono verificati 48 eventi estremi, con un incremento significativo negli ultimi anni.
✓ In un contesto in cui l’agricoltura toscana è fortemente dipendente dall’irrigazione, il cambiamento climatico colpirà con forza settori chiave come la viticoltura e l’olivicoltura, minacciando l’identità stessa del paesaggio toscano.
✓ Infatti, in futuro, la Toscana potrebbe essere esposta alle conseguenze di fenomeni siccitosi o estremi per effetto di:
* aumento delle temperature e maggiore evaporazione dell’acqua dai suoli e dai bacini idrici, con conseguente maggior stress idrico per agricoltura e foreste, con impatti sulla produzione vitivinicola e olivicola e un cambiamento nella produzione agricola;
* riduzione delle precipitazioni medie, con possibili siccità prolungate ed impatti sulle falde acquifere e l’aumento del rischio di desertificazione in alcune aree collinari con suoli più fragili (con conseguente spostamento delle colture ad altitudini più elevate);
* concentrazione di eventi alluvionali più intensi, con crescente rischio per centri urbani come Firenze, Pisa e Livorno (esondazioni dell’Arno e dei suoi affluenti) e dell’instabilità idrogeologica nelle aree appenniniche.
✓ In questo minaccioso scenario non basta asserire che “La sostenibilità ambientale è una priorità strategica per la Toscana del futuro” e che “il principio di sostenibilità deve permeare tutte le politiche regionali, favorendo un approccio che promuova l’equilibrio ecologico e l’uso efficiente delle risorse naturali.”
✓ E’ necessario agire in modo fattivo e tempestivo per attuare, con adeguate risorse finanziarie, la Transizione verde ossia la riconversione ecologica delle città e dell’intero territorio regionale, con l’obiettivo di una drastica riduzione nell’uso delle risorse naturali e della materia-energia che essa consuma ‘per funzionare’ (acqua, aria, verde, energia, suolo, i parametri su cui misurare la sostenibilità ambientale della nostra città diffusa). Si tratta, all’evidenza, di una grande sfida non soltanto economica, ma anche culturale in grado di coinvolgere tutti i principali aspetti del nostro ambiente di vita quotidiano (in primis quelli architettonici ed artistici) e che chiama ad un inedito e creativo impegno, a fianco della politica, tutte le professioni intellettuali e le molteplici organizzazioni sociali presenti nei vari territori.
✓ Specifica e forte attenzione deve, in particolare, essere rivolta ai minacciosi effetti dell’aumento delle temperature sulla popolazione anziana (anche) della nostra provincia, che sembra poco interessare la politica e le istituzioni pubbliche e private che si occupano di Welfare a livello regionale e locale.
✓ Fin d’ora si auspica un esplicito impegno dei partiti e candidati pistoiesi per una politica regionale che promuova, anzitutto nei centri urbani, la piantagione di alberi e l’allestimento di adeguati percorsi protetti, con possibilità per le persone di ogni età di camminare, sostare e rinfrescarsi nei mesi estivi.
✓ Di pari passo, si deve procedere con scelte coerenti per la riduzione della impermeabilizzazione dei suoli, che ha effetti immediati sugli eventi alluvionali, e per il ripristino o l’aumento della permeabilità delle superfici, in tutti i contesti in cui sia funzionalmente accettabile.
✓ E si deve anche prevedere (a) uno straordinario investimento per la realizzazione di piccoli invasi geo localizzati in zone di carenza idrica, al fine di utilizzare gli eccessi di precipitazioni in riserve idriche per l’ agricoltura, oltre ad (b) un Piano straordinario di finanziamenti nel settore agricolo, dedicato ad investimenti per l’aggiornamento e il miglioramento delle piccole aziende agricole esistenti nei vari territori.
✓ Analogo impegno deve, inoltre, essere assunto anche per promuovere a livello locale adeguate infrastrutture sportive all’aperto, immerse nel verde, accoglienti per molteplici discipline sia professionistiche (es. calcio, pallacanestro) che dilettantistiche (rugby, pallavolo, tennis, pattinaggio artistico), facilmente raggiungibili anche mediante appositi percorsi urbani e pienamente accessibili in ogni stagione per persone di ogni età.
✓ Una parola definitiva, infine, deve essere pronunciata in merito alla irreversibile proprietà e gestione pubblica delle risorse idriche, da tempo oggetto di una disputa politica dall’esito non ancora chiaro, ferma restando la necessaria protezione della biodiversità e l’uso sostenibile dell’acqua.
Nella epocale transizione in corso, la città di Pistoia può diventare un laboratorio sperimentale per tutta la Regione, proponendosi come Capitale verde, ovvero come Comune capoluogo che promuove un’urbanistica rigenerativa, che sfrutta le infrastrutture già esistenti e recupera gli edifici non utilizzati, evitando il consumo di nuovo suolo, mirando a realizzare una piena sostenibilità e promuovendo l’utilizzo di mezzi pubblici, della bicicletta e dei piedi.
Un Comune che, nel territorio dell’Alta Toscana (Prato-Pistoia-Lucca), può candidarsi ad ospitare un Polo per le Scienze motorie e la medicina sportiva e un Centro di alta formazione e ricerca per la transizione verde dedicato alla progettualità urbana green ed all’assistenza delle aziende, locali, nazionali o internazionali, che vogliono intraprendere una crescita sostenibile.

Crisi demografica
✓ Recenti indicatori demografici ISTAT segnalano un continuo calo della fecondità in Italia. Con 1,18 figli per donna, nel 2024 è stato superato il minimo di 1,19 del 1995, anno nel quale sono nati 526mila bambini a fronte dei 370mila del 2024 (-2,6% rispetto al 2023). In calo anche i decessi (651mila), il 3,1% in meno sul 2023. Il saldo naturale, ovvero la differenza tra nascite e decessi, è quindi ancora fortemente negativo.
✓ Dall’altra parte risulta in crescita la speranza di vita in Italia, che nel 2024 è pari a 83,4 anni, quasi 5 mesi di vita in più rispetto al 2023. La diminuzione della popolazione prosegue ininterrottamente dal 2014.Il calo di popolazione non coinvolge in modo generalizzato tutte le aree del Paese. Mentre nel Nord la popolazione aumenta dell’1,6 per mille, il Centro e il Mezzogiorno registrano variazioni negative. Nelle aree interne del Paese si osserva una perdita di popolazione più intensa rispetto ai centri.

✓ Le famiglie in Italia, nel biennio 2023-2024, sono poco più di 26 milioni e 300mila, oltre 4 milioni in più rispetto all’inizio degli anni Duemila, ma la crescita del numero deve essere ricondotta soprattutto alla progressiva semplificazione delle strutture familiari, sia nella dimensione sia nella composizione.
✓ Principale causa di questo rilevante processo è l’aumento delle famiglie
unipersonali, attualmente la forma familiare più diffusa. Oggi oltre un terzo delle famiglie è formato da una sola persona (il 36,2%), mentre 20 anni fa questa tipologia rappresentava appena un quarto delle famiglie (25,5%). Le famiglie composte da almeno un nucleo, in cui cioè è presente almeno una relazione di coppia o di tipo genitore-figlio, sono il 61,3%.
✓ Accanto alla riduzione della fecondità, nel 2024 continua a crescere l’età media al parto, che si attesta a 32,6 anni (+0,1 in decimi di anno sul 2023). Il fenomeno della posticipazione delle nascite è di significativo impatto sulla riduzione generale della fecondità, poiché più si ritardano le scelte di maternità più si riduce l’arco temporale a disposizione delle potenziali madri per la realizzazione dei progetti familiari.
✓ In diminuzione risultano i matrimoni che, ormai da tempo, non rappresentano più un passaggio preliminare alla nascita di un figlio.
✓ Nel frattempo si registra un vero boom di adozioni di amici a quattro zampe. In pratica, in città c’è un cane ogni quattro famiglie e, spesso e volentieri, queste famiglie sono nuclei che hanno al loro interno bambini. Nel 2022, nelle case di Piacenza si sono contati più cani che bambini.
✓ Il crollo della natalità in Italia è un problema enorme, un vero macigno sul futuro del Paese, che viene imputato a diverse e complesse cause (invecchiamento della popolazione, ritardo nella formazione di una famiglia; difficoltà economiche delle famiglie; mancanza di conciliazione su orari flessibili del lavoro e/o su altre modalità di lavoro; difficoltà nell’accesso ai servizi per l’infanzia come asili nido e scuole materne; scarsa politica di sostegno alla famiglia in termini di politiche fiscali, servizi sociali e assegni familiari).
✓ La Toscana risulta una fra le regioni più colpite dall’inverno demografico,
registrando:
– uno dei più bassi tassi di natalità in Italia (al quintultimo posto nella classifica nazionale, con 5,7 nati ogni 1.000 abitanti rispetto alla media di 6,4 in Italia);
– il livello più basso delle nascite, con (nel 2023) meno di 21mila nati (-3,3 rispetto al 2022) ed una riduzione del 28% rispetto ai livelli di 10 anni prima (29mila nel 2014) e del 26% rispetto all’inizio del nuovo millennio (28mila nascite nel 2000).
✓ Poiché la politica sa (o dovrebbe sapere) che la demografia conta (influenzando economia, mercato del lavoro, salute pubblica, sviluppo), sono necessari ed urgenti interventi per fronteggiare il calo delle nascite, contrastando lo scadimento del rapporto quantitativo e qualitativo tra vecchie e nuove generazioni.
✓ Anche in questo caso, si attendono chiare e forti assunzioni di impegni dei partiti e candidati schierati nella competizione elettorale in corso.

Invecchiamento della popolazione
✓ Nei prossimi decenni, la società italiana si troverà ad affrontare un (ulteriore) epocale cambiamento strutturale: il calo della popolazione dettato da una diminuzione del tasso di natalità e da un aumento del tasso di mortalità. Le proiezioni demografiche, infatti, mostrano una tendenza negativa del tasso di variazione naturale della popolazione, con profonde implicazioni sociali ed economiche, tra cui il progressivo invecchiamento della popolazione.
✓ L’incidenza della popolazione anziana è, infatti, rilevante: con 234 anziani ogni 100 giovani nel 2024 – a fronte di una media nazionale di 199,8 – la Toscana è fra le prime posizioni per indice di vecchiaia in Italia.
✓ La quota di over 65 salirà al 35% della popolazione regionale, generando forti pressioni sul sistema sanitario, sul mercato del lavoro, sull’equilibrio generazionale e sull’offerta di servizi. Il calo della natalità e la ridotta attrattività migratoria rischiano di compromettere la vitalità socio-economica dei territori e in particolare delle aree interne.
✓ Le aree interne, che coprono il 67% della superficie regionale, stanno già vivendo un progressivo spopolamento e indebolimento del tessuto produttivo. Mentre le città crescono in densità e servizi, l’entroterra arretra, con gravi rischi di “desertificazione” socio-economica.
✓ Nel 2024 la speranza di vita alla nascita in Toscana ha raggiunto 84 anni
complessivi (82,2 per gli uomini, 85,9 per le donne), superando in media di oltre mezzo anno il dato nazionale. Anche la speranza di vita a 65 anni registra dati superiori alla media del Paese. Ma ciò che davvero distingue il profilo regionale è la quota di anni vissuti in buona salute dopo i 65: fra il 2009 e il 2022 la percentuale è salita dal 36 % al 46 % negli uomini e dal 28 % al 38 % nelle donne – valori tra i più alti d’Italia. In sintesi, la Toscana non solo allunga la vita, ma allunga la porzione di vita libera da disabilità.
✓ I dati disponibili evidenziano come le politiche sanitarie e sociali regionali debbano adattarsi rapidamente a un panorama in evoluzione, che vedrà aumentare la quota di persone in buona salute, ma anche un invecchiamento della popolazione che determinerà un incremento del numero di over 65 affetti da patologie croniche.
✓ È, quindi, tempo di porre la terza età, in tutte le sue molteplici componenti, al centro dell’agenda politica regionale, promuovendo una innovativa ed efficace tutela degli anziani, che confermi l’importanza del loro ruolo nella comunità e il diritto ad un welfare di territorio per vivere e morire a casa propria.
✓ Un ruolo e un diritto espressamente riconosciuti non soltanto dalla Costituzione italiana (Art. 38) e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Art. 25 – L’Unione riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale), ma anche e soprattutto dalla Carta per i diritti delle persone anziane e i doveri delle comunità.
✓ L’impegno che i partiti ed i candidati devono assumere su questo tema è, quindi, chiaro: promuovere politiche regionali che, oltre all’evoluzione del sistema sanitario regionale (in termini, ad esempio, di telemedicina, di integrazione uomo-macchina, di bioprinting, di assistenti umanoidi per la terza età), del sostegno alle persone vulnerabili (genitorialità, servizi domiciliari, sviluppo dei percorsi di autonomia per le persone con disabilità), di prevenzione dell’istituzionalizzazione degli anziani non autosufficienti fino agli aiuti alla povertà estrema, assicurino il benessere diffuso, ponendo al centro la salute, la qualità della vita e l’inclusione sociale.
✓ In altre parole, l’invecchiamento della popolazione deve essere trasformato in un’opportunità, mediante azioni di supporto alla popolazione senior, anche attraverso un sistema di welfare che promuova l’autonomia e l’inclusione sociale, realizzando in primis un esteso e facilmente accessibile sistema di mobilità con ogni mezzo utile. Accanto alla salute fisica, è fondamentale considerare il benessere mentale e psicologico, creando spazi di supporto e integrazione per tutti i cittadini, in modo da contrastare anzitutto la
piaga della solitudine, rinnovando il patto fra generazioni all’insegna del motto “gli anziani sono un bene comune”.
Infine, le politiche urbanistiche e ambientali devono promuovere la creazione di spazi
pubblici che favoriscano la convivialità ed il benessere fisico e relazionale, con infrastrutture
facilmente accessibili, luoghi per la cultura e il tempo libero e un ambiente salubre e sicuro.

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