di Andrea Dami
PISTOIA – Sono alla porta dello studio di Cristina Palandri, pistoiese doc, che si è diplomata all’Istituto Statale d’Arte di questa città e ha frequentato l’Accademia Belle Arti di Firenze per rivedere le celebri Case che sono «una sorta di sintesi efficace di un linguaggio maturato nella sua lunga esperienza creativa – come ha avuto modo di dire il critico Siliano Simoncini – e che oggi la rappresenta come una delle personalità fra le più immaginative della cultura pistoiese del settore. Il tutto sospeso nel cielo, mentre le diverse parti vagano come elementi del cosmo destinati a condensare l’origine di una nuova vita».
Dipinti che non mettono ansia e apprensione come le opere espressionistiche “nate” nei primi venti anni del Novecento come reazione al naturalismo e all’impressionismo, ma ti pongono «di fronte a delle metafore “metafisiche” e “surreali” – per citare ancora le parole di Simoncini -, in grado di attrarre la mente e il cuore ovvero, il pensiero e l’anima».

La porta si apre e entro. Dopo i saluti le chiedo subito:
In questa anomala situazione pandemica come hai e stai reagendo, ovviamente con il tuo lavoro artistico? Magari con lavori di grande o piccolo formato?
La situazione della pandemia dovuta al coronavirus Covid-19, è stata drammatica soprattutto nel vedere tanti morti e una realtà nuova per tutti noi. Sono state così le mie giornate: pensando e leggendo. Per quanto mi riguarda è stato un periodo e continua ad esserlo, di rinascita. Incredibilmente non ho dipinto… anzi… sono riaffiorati ricordi… gioie troppo dimenticate… mi sono seduta e ho iniziato a guardarmi attorno, a riprendere in mano le piccole cose, ascoltando musica…
Sono finiti i progetti, il cervello si è “addolcito”, tutto mi è sembrato perfino più armonioso perché, quando dipingo, entro in uno stato di calma, di liberazione, di armonia, di silenzio.
Hai presentato o hai intenzione di presentare lavori recenti, di questo ultimo periodo, in una personale o in una collettiva?
L’intenzione di presentare i miei lavori in questo ultimo periodo non è stato al centro del mio interesse, come ti ho detto, perché più propensa a “fare” progetti… progetti di intima umanità. Ma se guardiamo la storia vediamo che in qualsiasi situazione, sia di guerre, di pandemie, di atrocità, l’arte ha sempre risposto. Gli artisti non sono mai mancati. Anzi hanno sempre anticipato e trasmesso emozioni vere sia di atrocità che di bellezza e di speranza…

Una tua riflessione sul tuo percorso artistico, su quelle opere, se ci sono state, che ti hanno fatto “deviare” da quella linea immaginaria che ti eri prefissata.
Come ho detto: l’arte trasmette emozioni e speranza non soltanto ai giovani, perché nel nostro mondo non esiste un’età anagrafica precisa, ma l’onestà verso se stessi in primis e verso gli altri.
Dipingere è un percorso e quello che ti spinge penso si possa chiamare vocazione, come tutte le forme d’arte… non so se io ce l’ho. Una cosa è certa… non si può bleffare.
Per tutta la mia vita ho dipinto, scolpito, progettato, pensato anche di smettere… eppure c’era sempre qualcosa che mi ha fatto ripartire… Le emozioni erano più forti (dopo una lunga pausa), ho avuto dei momenti molto dolorosi nella mia vita, come tutti, ma incredibilmente mi ritrovavo dopo del tempo a dipingere seguendo quella linea, come dici tu: immaginaria. Le mie opere sono state e continuano ad essere un cammino sempre “deviante”.
MI spiego meglio. Nasce l’idea e, a seguire, il progetto per “fermare” ciò che mi interessa… ciò che sento, poi arriva l’“opera” e dopo… nel tempo capisco meglio cosa voleva “dirmi”…È stato e continua ad essere uno stupore continuo.
Non mi interessa essere con i tempi di oggi, mi interessa portare avanti ciò che sento “necessario” comunicare anche agli altri e il riscontro come sempre è di grande partecipazione, tutto ciò mi rende felice, ma soprattutto mi fa sentire “utile”.
I cambiamenti ci sono stati anche se sono sempre legati da un filo conduttore, un filo conduttore che mi portava ad avanzare, come anche ad indietreggiare, ma mai a bleffare… la vita… con le sue sofferenze, gioie, fino a sentire i soprusi, le violenze, le cattiverie dell’umanità intera.
Dopo svariati anni di lavoro, mi sono resa conto di aver “percorso” e rappresentato labirinti e “salito e disceso” scale dipingendole, “oltrepassato” mura virtuali. Insomma di essere “uscita” ed “entrata” in architetture sognate… che ho disegnato volutamente in maniera sballata … in questo modo la Casa è entrata a far parte della mia vita di artista.

Per rimanere nel “mondo” dell’arte: c’è una speranza per i giovani artisti, ma anche per tutti quelli che operano con pennelli, scalpelli, carte colorate e pennarelli?
Per quanto riguarda i giovani o vecchi l’arte non è un fatto di speranza, penso e spero sia come per me Cristina: una necessità …. non esiste il tempo, la carriera…
Ripeto è una vocazione, certo dopo esiste la parte economica, la necessità di vivere di questo “lavoro”, per cui è lecito alternare il dipingere, lo scolpire, con altri lavori per poi ritornare all’arte.
Per me l’altro lavoro, come ho accennato, si è sempre basato su esperienze legate al mondo dell’arte, per non far venire meno la mia prima necessità espressiva.
Com’è oggi, intendo nel XXI secolo, lo “stato dell’arte” per Cristina?
Credo che l’uomo abbia avuto sempre questa grande esigenza di comunicare per poter sopravvivere. La necessità ci sarà sempre, Certo l’arte oggi mi sembra che segua di più il mondo del business, frutto di una cattiva gestione non tanto dell’artista ma di chi si muove attorno ad essa.
Riassumendo, oggi, lo stato dell’arte, è anche molto caotico… come sempre rispecchia in anticipo lo stato generale del mondo.
“La storia siamo noi” diceva il cantautore De Gregori.









