PISTOIA – Ernesto Muñiz, classe 1974, è un’artista messicano che ha vissuto per alcuni anni anche a Madrid, per poi ritornare nella città dove è nato.
Non è la prima volta che viene a Pistoia che conosce molto bene visto che sua moglie, Marta Guardincerri, è originaria della nostra città. E’ la prima volta però che fa una mostra da noi e non poteva non farla nel locale di via Del Duca dove i sapori di Spagna e Messico si incontrano: “Casa Lola”.

“Ogni volta che venivo a Pistoia – dice – vedevo questo luogo che era un po’ un mix di culture fra Spagna, Italia e Messico e tutte le volte dicevo mi piacerebbe esporre qui. Poi ho saputo di una borsa di studio dell’Unione Europea, la Young European Entrepreneur, che dà la possibilità di scegliere un posto dove andare a imparare, in cambio la donazione di qualcosa realizzato in qualità di giovane imprenditore”.
In contemporanea con l’inaugurazione al pubblico della mostra con i suoi lavori, Ernesto Muñiz ha tenuto una lezione formativa rivolta a bambini che si sono dimostrati molto interessati a creare collage con forbici e colla. Gli abbiamo rivolto alcune domande.
All’inizio qual è stata la principale motivazione per dedicarti al collage in maniera artistica?
Tutto è cominciato un po’ per caso, ho lavorato come fotoreporter a Città del Messico vent’anni. Dopo l’ultimo lavoro svolto in un giornale mi hanno licenziato senza liquidazione. Quello che avevo in mano in quel momento erano le mie riviste con le mie foto. Quindi iniziai a ritagliare, ritagliare e ritagliare, poi, quando di questi ritagli ne avevo tanti, li mettevo insieme, componendoli in collage.
All’inizio è stata quasi più una terapia per non impazzire che altro. Un giorno un mio amico che si dedicava all’arte, mi ha detto, ma perché non attacchi i tuoi collage per strada? L’ho fatto indicando sopra anche la mia email.
Molte persone mi scrivevano, sia per farmi le congratulazioni che per insultarmi perché usavo sempre immagini come la Madonna, il Cristo, armi, pistole cose un po’ provocatorie, in Messico siamo tutti cattolici e molte persone si arrabbiavano.
Il mio lavoro si fece molto popolare e a Città del Messico iniziarono a chiamarmi per esporre i miei lavori, quindi passai dalla strada direttamente alla galleria. In realtà, il collage è arrivato un po’ spontaneamente perché io volevo dipingere, ma quello che avevo in quel momento era carta non pittura.

Ed è stato l’inizio della della tua carriera in cui hai avuto molti riconoscimenti, sia in Messico che in Spagna.
Diciamo che ho fatto delle cose che sono diventate non solo popolari, ma come si dice adesso, virali. Ad esempio durante la pandemia in una strada di Madrid ho attaccato una Madonna che aveva una maschera d’ossigeno e al posto del cuore un coronavirus. Quest’immagine alla fine diventò molto popolare, usata anche nei telegiornali per spiegare la pandemia in giro per il mondo.
Ho creato anche il poster della serie televisiva Netflix “Narcos Mexico stagione 2” e grazie anche a questo molte persone hanno iniziato a conoscere il mio lavoro.

C’è un tema che preferisci rispetto ad altri e rimane sempre costante nelle tue composizioni?
Uso un elemento distintivo che è un ex-voto, il cuore, che in Messico si chiama Milagros, io lo metto al centro del collage e diventa una specie di totem, quindi intorno a lui si crea poi tutta la composizione. Questo è un simbolo molto riconosciuto.
Invito tutti a venire all’esposizione a Casa Lola che rimarrà visitabile per un mese. Pistoia è sempre stata un’ispirazione per il mio lavoro. Mi piacerebbe che le persone vedessero questo mix che ho fatto fra queste tre culture Italia, Messico e Spagna perché le ritengo opere piuttosto originali e che mi auguro vengano apprezzate.










