FIRENZE – In piazza contro lo scorporo della rete: domani, mercoledì 23 febbraio, i lavoratori della Tim sciopereranno, a livello nazionale, contro il rischio ‘spezzatino’ e a difesa dell’occupazione di fronte al rischio esuberi. L’agitazione, indetta da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, raccoglie il consenso anche dei lavoratori toscani che si sono dunque dati appuntamento in piazza Indipendenza alle ore 9.

Il corteo partirà poi da piazza san Marco alla volta di via Cavour dove una delegazione di sindacalisti sarà ricevuta in Prefettura, e successivamente dai vertici della Regione Toscana.Obiettivo, stimolare il Governo per arrivare ad un piano industriale chiaro, che rafforzi gli investimenti per il futuro delle telecomunicazioni e scongiuri perdite occupazionali.
Le ragioni della protesta coincidono con il rinnovo dell’assetto manageriale, a novembre 2021. I nuovi entrati, un pool di investitori stranieri, ha pianificato la divisione dell’azienda in società per migliorare la competitività, a discapito però di migliaia di posti di lavoro.
I sindacati chiedono dunque che lo Stato intervenga direttamente per indirizzare e finanziare gli investimenti anteponendo gli interessi del paese alle logiche di mercato. Le sigle chiedono anche regole a garanzia della remunerazione degli investimenti e della concorrenza sui servizi e non sull’infrastruttura, oltre ad implementare il ruolo di garanzia dello Stato sull’infrastruttura e sulla sicurezza nazionale in tutti gli aspetti (cyber security, privacy, tutela delle reti sensibili).
”I report Infratel del Mise, il forum di settore, le associazioni dei consumatori, le audizioni parlamentari, da anni delineano un quadro da “ultimi della classe” per le Tlc in Italia – spiegano i sindacati con una nota congiunta. Il 40% della popolazione è priva di copertura adeguata, mentre il resto del Paese ha doppia/tripla rete: basti il dato di 12 milioni di cittadini che nella pandemia non hanno potuto usufruire di una “normale” connessione ad internet”.
”Siamo agli ultimi posti in Europa su copertura, digitalizzazione, cultura digitale” – proseguono- La pubblica amministrazione, la scuola, gli ospedali e le imprese non riescono a sfruttare le opportunità della tecnologia digitale per i ritardi nella creazione di infrastrutture. Ci sono problemi occupazionali da anni edi utilizzo di ammortizzatori sociali in tutto il settore. Negli ultimi cinque anni – concludono – si sono persi 12 miliardi di ricavi a causa della competizione sui prezzi dettata da Agcom. E si sono allontanati gli investitori, non a caso tutti di altri paesi, spesso con aziende di Tlc nei propri paesi: l’Italia è la ruota di scorta di altri paesi”.





