mercoledì, Settembre 9, 2026

Firenze, il caffè espresso candidato a patrimonio dell’umanità: tra i firmatari anche Cursano di Confcommercio Toscana

FIRENZE – “Il caffè espresso italiano è simbolo dello stile di vita di un paese e di una comunità e come tale ha la credibilità e il prestigio necessari per concorrere a diventare patrimonio immateriale dell’Umanità”. Parola del presidente di Confcommercio Toscana Aldo Cursano, che giovedì 23 marzo in veste di vicepresidente nazionale di Fipe (Federazione italiana dei Pubblici esercizi)-Confcommercio era a Roma al Ministero delle Politiche agricole e forestali per firmare l’atto formale della candidatura all’Unesco. La campagna di sostegno alla candidatura si aprirà ufficialmente sabato 26 marzo, in occasione della giornata nazionale del “Rito del caffè espresso italiano”.

Secondo l’indagine di Fipe-Confcommercio, solo in Toscana sono almeno 370 milioni all’anno i caffè espresso che vengono consumati al bar. “Attorno al rito della tazzina da consumare al bancone o al tavolo è nato e cresciuto il bar italiano come lo conosciamo oggi sottolinea Cursano. “Con le ampie superfici pronti ad ospitare decine di persone per un espresso in piedi e tavolini studiati per condividere questa bevanda con un amico, magari per stringere un affare o sviluppare un’idea. Di questo modello il mondo si è innamorato e ha provato a copiarlo ma senza successo. Oggi questa candidatura vuole essere anche un’occasione di rilancio per un settore martoriato dalle misure restrittive che per oltre un anno e mezzo hanno messo a repentaglio la sopravvivenza di questa modalità di consumo. Ora che ci stiamo rialzando, seppur con fatica, la promozione del rito del caffè espresso a patrimonio dell’umanità rappresenta un’ulteriore iniezione di fiducia alla quale la Fipe-Confcommercio contribuisce con convinzione insieme al Consorzio e al Ministero. Anche perché, è bene ricordarlo sempre, questa è una bevanda democratica, che identifica il nostro stile di vita e come tale va promossa e valorizzata”.

Nella provincia di Pistoia si sfiora il numero di 650 bar-caffetterie (648), per un totale di 703 occupati.

“Prima della pandemia il settore era in fortissima espansione, con i nuovi ritmi di vita e di lavoro avevano fatto crescere in maniera esponenziale i volumi di fatturato del “fuori casa”, spiega Gianluca Spampani, presidente di Confcommercio Pistoia e Prato.

“Sempre più persone avevano preso l’abitudine di consumare pasti fuori casa, dalla colazione alla cena, passando per l’aperitivo. Negli ultimi anni la pandemia ha imposto un repentino freno alla socialità e agli spostamenti, riorganizzando persino il mondo del lavoro con un più alto uso dello smart-working. Due anni è un tempo molto lungo ed è chiaro che, nonostante si stia pian piano tornando alla normalità, si è iniziato a vivere di più la casa e ad andare meno fuori con evidenti conseguenze sul settore.

Nonostante questo la categoria ha saputo rispondere ai cambiamenti, ad esempio con le consegne a domicilio di colazioni e pasti negli uffici. Quando il mercato è in crisi, è il momento per fermarsi e ripensare da capo all’impresa, puntando sulla formazione e sulle novità”

“Le stime di Confcommercio ci dicono che per 6 imprese su 10 il ritorno ai fatturati pre-Covid non arriverà prima del 2023– dichiara Tiziano Tempestini, direttore di Confcommercio Pistoia e Prato.

A questo si sommano il conflitto in Ucraina e il rincaro dell’energia e delle materie prime con nove imprenditori su dieci che hanno registrato un aumento della bolletta energetica fino al 50% e del 25% per i prodotti alimentari (secondo i dati Fipe).

È chiaro che in questo contesto sia gli imprenditori, sia i consumatori vivono in un clima di insicurezza che frena la propensione alla spesa e che rende difficile pianificare strategie aziendali di sviluppo.

Si evidenzia inoltre un problema strutturale di carenza di risorse umane nel settore della ristorazione e della somministrazione. Da una parte il continuo stop&go dell’ultimo biennio ha minato la continuità professionale, dall’altro il cambiamento dello stile di vita delle persone confliggono oggi con i tempi del mondo del lavoro in questo settore. Per 4 imprenditori su dieci mancano candidati e competenze adeguate per mestieri come il cameriere di sala, lo chef, l’aiuto cuoco, il pizzaiolo.

Se vogliamo ripartire e tornare ai ritmi pre-pandemici, servono iniziative e politiche mirate a ripristinare le condizioni essenziali a progettare una crescita”.

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