PISTOIA – Circa 2.727 i locali sfitti in provincia di Pistoia. Il dato, aggiornato al 2023, emerge dall’analisi del Centro Studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne, elaborati dall’Ufficio Studi di Confcommercio. In termini percentuali i locali sfitti rappresentano il 20,3% del totale: che più di un locale su cinque, tra quelli considerati nell’analisi, risulta vuoto. Quello fotografato a livello territoriale è un fenomeno che si inserisce in una tendenza nazionale e che chiama in causa non soltanto il futuro delle imprese, ma anche la vitalità delle città, la qualità degli spazi urbani e la tenuta dei servizi di prossimità:

“I numeri ci consegnano una fotografia che non possiamo ignorare – sottolinea Confcom Pistoia e Prato –. Non possiamo limitarci a registrare il fenomeno: dobbiamo lavorare per invertire la rotta, creando le condizioni affinché i fondi vuoti possano tornare a ospitare attività, servizi e nuove iniziative imprenditoriali. Il commercio di vicinato è una componente essenziale della vita delle nostre comunità e sostenerlo significa investire anche nell’attrattività e nella vivibilità dei territori”.
Il contesto nazionale
La prima stima di Confcommercio sui negozi sfitti in Italia, realizzata in collaborazione con l’Istituto Tagliacarne, quantifica in circa 460mila i locali non occupati entro la fine del 2026, pari al 16,9% del totale delle unità locali considerate. L’analisi comprende diverse tipologie di attività economiche: dal commercio al dettaglio alla ristorazione, dai bar ai servizi e alle professioni.
A livello nazionale, inoltre, la permanenza dei locali vuoti rappresenta un elemento particolarmente significativo: secondo l’analisi, nel periodo 2012-2023 la durata media dello sfitto è stata stimata in 7,2 anni. Un dato che evidenzia quanto sia importante intervenire con strumenti capaci di favorire il riutilizzo degli spazi e accompagnare nuove aperture.
L’impegno per riattivare i fondi
Per Confcommercio, la sfida è trasformare questa fotografia in un’agenda concreta di interventi. La richiesta è quella di promuovere piani territoriali dedicati al rilancio delle economie di prossimità, capaci di mettere in relazione le esigenze del tessuto commerciale con le politiche urbane e le opportunità di sviluppo. Un lavoro che potrebbe partire dalla ricognizione dei locali inutilizzati, dall’individuazione delle aree più esposte al fenomeno e dalla costruzione di misure per favorire nuove aperture e il riutilizzo degli spazi:
“Serve un impegno condiviso, che metta insieme politiche economiche, rigenerazione urbana e sostegno all’imprenditorialità – prosegue Confcommercio –. Chiediamo che il Governo e le istituzioni, a tutti i livelli, accompagnino questo percorso con strumenti concreti, capaci di incentivare le nuove aperture, favorire il recupero dei locali inutilizzati e sostenere le imprese che scelgono di investire nei nostri centri. La situazione è complessa, ma non irreversibile: il nostro obiettivo è fare in modo che le vetrine tornino ad accendersi e che ogni spazio recuperato diventi un’opportunità per il territorio: non esiste una soluzione unica valida per tutti i territori, ma è fondamentale creare le condizioni perché le idee imprenditoriali possano tradursi in nuove aperture, il territorio della provincia di Pistoia sta dando segnali incoraggianti in questo senso, soprattutto grazie ai giovani, ma dobbiamo sostenerli, aiutarli a dare seguito alla loro spinta imprenditoriale. La sfida è non lasciarli soli”.







