mercoledì, Settembre 9, 2026

Fosso Mandrione, Legambiente contro le dichiarazioni del sindaco Lunardi

PISTOIA – Apprendiamo con sconcerto le dichiarazioni rilasciate dal Sindaco di Serravalle Pistoiese in merito al recente taglio della vegetazione lungo via IV Querci, in località Masotti, sull’argine del fosso Mandrione.
Una replica che ci costringe a intervenire nuovamente, poiché la ricostruzione proposta appare in più punti contraddittoria, lacunosa e in alcuni passaggi tecnicamente infondata.
Il Sindaco parla di alberi “pericolanti” e intervento necessario per la messa in sicurezza della strada, ma quanto accaduto, testimoniato da residenti, documentato fotograficamente e osservato direttamente, racconta un’altra storia.
Gli alberi abbattuti erano perlopiù ontani, una specie tipica e preziosa della vegetazione ripariale, la cui presenza lungo corsi d’acqua non è casuale ma ecologicamente funzionale.
Gli ontani, infatti, crescono proprio in prossimità dell’acqua, consolidano con le loro radici gli argini, sviluppano tronchi solidi ma non eccessivamente alti, e offrono rifugio e nutrimento alla fauna, specialmente in un periodo critico come quello della nidificazione.
Non si trattava, dunque, di vegetazione “fuori luogo” o pericolosa, ma di un ecosistema vitale.
L’intervento, per estensione e modalità, non può essere considerato semplice manutenzione: è stato un abbattimento indiscriminato, compiuto peraltro senza alcuna comunicazione preventiva alla cittadinanza.
Lo dimostra lo stupore e l’indignazione manifestata dai residenti che, pur vivendo o transitando quotidianamente in quella zona, si sono ritrovati davanti a uno scenario devastato, senza aver avuto notizia alcuna del taglio.
Anche le motivazioni fornite in merito alla sicurezza stradale risultano quantomeno discutibili.
Chi conosce quel tratto sa bene che gli alberi non pendevano sulla carreggiata e non ostacolavano l’alveo del fosso: al contrario, ne stabilizzavano i bordi.
Ci chiediamo allora su quali relazioni tecniche si basi l’affermazione che l’intervento fosse urgente e giustificato.
Esistono documenti che lo attestano? Ci sono perizie, verbali di sopralluogo, fotografie che dimostrino lo stato di pericolo? Oppure siamo di fronte a una decisione assunta in assenza di riscontri oggettivi?
A tutto ciò si aggiunge una grave opacità sul piano delle comunicazioni istituzionali.
Il Sindaco afferma di essere stato informato dell’intervento e di aver effettuato un sopralluogo, ma dall’ufficio ambiente del Comune, col quale abbiamo avuto un incontro, ci è stato riferito che non vi è stata alcuna comunicazione formale da parte del Consorzio di Bonifica Medio Valdarno, se non una generica indicazione di “manutenzione ordinaria”.
Se il Sindaco era informato, perché l’ufficio ambiente non lo era?
E se l’ufficio ambiente non era a conoscenza, come può il primo cittadino dichiarare con sicurezza che l’intervento fosse “necessario”?
A questo punto, chiediamo formalmente che siano resi pubblici tutti gli atti: le comunicazioni intercorse tra Comune e Consorzio, le eventuali relazioni tecniche, i verbali dei sopralluoghi, le autorizzazioni eventualmente rilasciate.
Presenteremo a tal fine formale richiesta di accesso agli atti sia al Comune sia al Consorzio di Bonifica, affinché si faccia piena chiarezza su un episodio che ha scosso profondamente la cittadinanza e ha arrecato un danno ambientale evidente.
Vorremmo infine sottolineare un principio generale che ci sta particolarmente a cuore: la vegetazione riparia non è un ostacolo, ma una componente essenziale per la tutela del territorio.
Negli ultimi due anni, la provincia di Pistoia ha pagato un prezzo altissimo in termini di dissesto idrogeologico.
Secondo i dati della Protezione Civile e dell’Osservatorio CittàClima di Legambiente, tra il 2022 e il 2024 si sono verificati almeno 14 eventi estremi tra frane, esondazioni e allagamenti solo nell’area pistoiese.
Le esondazioni del torrente Stella a Quarrata, quelle dell’Agna a Montale, la tragica alluvione a Lamporecchio del 2023, che ha causato due vittime, e i più recenti allagamenti del 2024 provocati dal torrente Bollacchione (che ha addirittura travolto un’auto) sono solo alcuni tra gli episodi più gravi.
A livello regionale, la Toscana è una delle regioni italiane con il più alto numero di eventi climatici estremi.
È evidente che, in un contesto simile, eliminare alberature sane lungo i corsi d’acqua in nome di una generica “messa in sicurezza” è una scorciatoia miope che impoverisce l’ambiente, indebolisce il paesaggio e, soprattutto, aumenta la nostra vulnerabilità.
La sicurezza idraulica non si ottiene desertificando gli argini, ma investendo nella conoscenza scientifica, nel rispetto degli equilibri ecologici e nella pianificazione trasparente e partecipata degli interventi sul territorio.
Invitiamo quindi il Sindaco a maggiore cautela nelle dichiarazioni pubbliche, specie quando si parla di condizioni dei luoghi e di pericoli presunti.
Le parole di un pubblico ufficiale devono poggiare su verifiche tecniche e trasparenza, non su rassicurazioni generiche o versioni unilaterali.

Legambiente – Circolo di Pistoia

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