FIRENZE – Il Palazzo Medici Riccardi ospita fino al 12 marzo 2023 i lavori di Christian Balzano dall’evocativo titolo: “Fuori dal mondo”.
La mostra è promossa da Città Metropolitana di Firenze con il patrocinio di Regione Toscana, è organizzata da MUS.E e Casa d’Arte San Lorenzo e curata dal critico e storico d’arte Marco Tonelli.
“Fuori dal mondo” è un progetto che vuole sollevare interrogativi sulla condizione attuale del nostro pianeta Terra; Christian Balzano ci pone una domanda fondamentale: «Può l’identità storica e culturale di un luogo, di una comunità, essere completamente sconvolta e cambiata dalla convivenza con altre persone con identità diverse?».

A questo proposito, già alla fine del Cinquecento il cartografo Epichtonius Cosmopolites incideva nella cosiddetta Mappa del Cappello del Giullare: “È su questa terra che gli uomini esercitano il potere e bramano ricchezze, gettando l’umanità nel caos e scatenando guerre fratricide”.
L’attualità dell’antica frase ha ispirato l’artista Christian Balzano per sollevare quegli interrogativi citati prima, ma possiamo aggiungere anche la vanitas e la follia di noi uomini che sconvolgono – per citare ancora Balzano – la “convivenza di altre persone e con identità diverse”. A questo ‘uomo’ ha dedicato un’installazione che ha chiamato “La stanza del Matto”, che è un passaggio tra le varie stanze espositive, divenendo il punto centrale della mostra.
Il Matto non è forse quello che rompe le regole e ricrea il suo mondo imprevedibile e irrazionale? E quello di Balzano, chiuso in una stanza, ha pazientemente tagliuzzato il tessuto delle bandiere del Mondo ricreandole così di nuove. Nuovi stati dove anche le nazioni confinanti, ora divise da chilometriche mura o da guerre fratricide, vengono mischiate, ma il Matto lascia scritto: “non per perdere le loro identità e quindi anche le loro importanti diversità, bensì per ritrovarle e riproporle proprie come nuove forme di armonia e convivenza”.
Attorno a queste domande si articola la mostra “Fuori dal mondo” che si divide in sei ‘tappe’, profondamente legate una all’altra, che potremmo chiamare vere e proprie ‘stazioni’ della passione del mondo d’oggi. Una di queste è quella delle bandiere intrecciate. Opere accomunate dall’uso della stoffa, un materiale che per l’artista simboleggia con i suoi intrecci la pelle stessa delle nazioni in tutta la loro complessità geopolitica che ritroviamo in “Io siamo tessuto”: un globo terrestre composto da continenti di stoffa che Balzano ha intrecciato tra loro ricomponendoli in un anagramma visivo, un puzzle, sospendendo ancora una volta i loro confini, e questo grande planisfero, questa “pelle” di mondo ormai è allungata come una corda perché la tira a sé una bambina (di bronzo).

Per rimanere nel tema ‘continenti’ ecco le opere “Mappe” che li rappresentano nelle loro reali conformazioni, come la suddivisione delle nazioni, dei paesi separati dai confini politici e qui Balzano ha messo in evidenza quelle zone così dette calde, di alta tensione, insomma delle ‘linee rosse’ come quel sangue causato da ferite sulla ‘pelle viva’ dell’uomo e ora segnate dall’artista su queste opere ricoperte di lamina dorata, «come reliquie – dice l’autore – e lasciate usurare dal tempo e macerare nell’acqua di mare», creando un effetto stimolante… positivo. A proposito di acqua salata ricordiamoci che Christian Balzano è nato nel 1969 a Livorno, dove vive e lavora, e a partire dal 2008 ha realizzato numerose mostre di successo in Italia e all’estero e ora a Firenze.
Mentre osserviamo queste “Mappe” saltano agli occhi la contraddizione e la speranza: la riconciliazione tra principi opposti.

Per rimanere nelle opposizioni: dall’opera “Io siamo tessuto”, la cui superfice sferica e la lunga corda sono illuminate dalla luce che entra dagli normi finestroni che guardano il giardino del Palazzo, si passa, dalla parte opposta, in una stanza scura, notturna dove “sfavillano”, grazie al fondo oro, i quadri-“Reti” e vi leggiamo ancora una frase del cartografo Epichtonius Cosmopolites: “Re e uomini fanno progetti dei quali Dio ride”… un’altra possibilità di vedere il mondo prima della fine con gli occhi del Matto.
Un brillio meno forte di forme apparentemente astratte, che esce da grandi quadri il cui fondo è scuro, notturno, ci attira nell’adiacente stazione “Natura”.
Sono figure di tori che per Balzano sono diventati il simbolo di “istintività animale e umana” (facendone anche il suo marchio di fabbrica), realizzate con elementi naturali come erbe selvatiche e radici che, ci dice il loro autore: «Ho prima impregnato di varichina e poi ho lasciato sedimentare chimicamente le loro impronte sulla tela e questi sbuffi di luce del processo naturale hanno corroso anche la superficie della tela e alcune volte sono usciti dei fili verdi che ho annodato, come fosse una nuova pianta che stava nascendo»… ancora una riflessione.

La testa del toro non poteva mancare nella tappa “Sigilli” che completa l’istallazione, ma in modo rovesciato rispetto alle quattro sculture di marmo bianco di Carrara che, con i loro sigilli, ci mostrano i simboli delle principali e più popolari religioni. Questi “Timbri” compongono l’universo ‘universale’ delle fedi terrene e sono adagiati su un collage di stoffa. Stoffe che riproducono i continenti ma messi in modo confuso, casuale… nuove formazioni, nuovi stati…
Alle pareti dipinti (acidatura su lamina d’oro) che in un groviglio di simboli religiosi con i loro timbri creano suggestivi intrecci arborei che diventano radici, foglie… ma sono anche ora cielo, ora terra, ma sottosopra…
Anche noi siamo stati trascinati dalla corrente tumultuosa della contemporaneità, alle cui contraddizioni Christian Balzano risponde sovvertendo fragilità e caos della globalizzazione in fragilità e bellezza dell’opera d’arte, sollecitandoci a dare una nostra risposta… non è forse un ulteriore invito a entrare nel Palazzo Medici Riccardi?










