PISTOIA – Legàmi, il tema di “Pistoia Visioni” del festival di Fotografia organizzato dal Gruppo Fotoamatori Pistoiesi, ha mantenuto la promessa contenuta nel titolo.
Al Teatro di Verzura del polo culturale Puccini Gatteschi, nella serata che ha visto ospite Mario Carnicelli accompagnato dalla curatrice del suo archivio fotografico Bärbel Reinhard, il fotografo ha potuto rincontrare un allora giovane ragazzo immortalato nel lontano 1966 durante il Primo maggio a Pistoia.
La foto è contenuta nel libro “Nous” di cui abbiamo già parlato quando è stato presentato a Pistoia a gennaio scorso.

Mario non era a conoscenza di questa sorpresa ed evidente è stata la commozione quando ha potuto abbracciare Fabrizio Braschi, classe 1955, che aveva fotografato 58 anni fa in piazza del Duomo a Pistoia. All’epoca Mario aveva 29 anni e Fabrizio 11.
La serata, presentata dalla Presidente dell’Associazione Sara Del Sarto e da Paolo Fichera nel ruolo di intervistatore, è proseguita poi ripercorrendo la carriera del fotografo pistoiese, dai primi anni in cui, figlio di un fotografo, rimane affascinato dalla camera oscura, dal lento processo che vede animarsi un’immagine su un foglio di carta bianco. Decide allora di dedicarsi anch’egli a questa attività sia come professionista che come esercente di due negozi che molti ricorderanno. Il primo a Pistoia sotto la Galleria Nazionale e poi l’altro in piazza del Duomo a Firenze, rimasto aperto fino al 2010.
Carnicelli è originario di Atri in provincia di Teramo dove ha vissuto fino all’età di 12 anni. “Non ho parenti là, dice, se non il campanile del paese, ma è un luogo che compare spesso nei miei sogni e mi piacerebbe poterci tornare per presentare un mio progetto”.

Mentre su uno schermo scorrono alcune immagini dell’enorme archivio fotografico che racconta il suo percorso, Paolo Fichera procede nell’intervista facendo emergere le peculiarità dei suoi lavori, delineandone gli aspetti artistici e caratteriali. Emerge fra tutte la sua apertura verso “l’altro”, le persone, singole o in gruppi. Per Carnicelli la figura umana è essenziale, come il suo vestire, le cose che fa. Cita Tolstoj “se vuoi essere universale parla del tuo villaggio”, “il nostro è unico, il mio lavoro è concentrato tutto sull’umanità, è sufficiente una piazza per contenerla”.
“La fotografia è meditazione, continua, la si deve toccare, ci sono molte cose che scopri solo dopo aver scattato. Ognuno gli dà il proprio contenuto, la propria interpretazione e se ne appropria. Una sfilata di vacche non è la stessa cosa per un macellaio o un bramino indiano”.

Carnicelli non si è mai dedicato alla fotografia naturalistica o paesaggistica, solo le persone, l’umanità che ci circonda lo hanno appassionato ma spesso, molto umilmente, si meraviglia lui stesso dell’effetto che provocano i suoi scatti negli altri, come quando vinse un premio a Parigi superando i suoi colleghi d’oltralpe.
Una fotografia, la sua, che è un vero e proprio “dialogo” con i soggetti e raccontano la storia.









