PRATO – In una sala gremita del Centro Pecci sono stati presentati l’ultimo libro di Francesco Guccini e il disco “Note di viaggio”, capitolo “Venite avanti”. Il moderatore David De Filippi ha aperto l’incontro rivolgendosi ai tre protagonisti: Francesco Guccini, Mauro Pagani e Francesco Gabbani.
Guccini, quanto ti ha emozionato tornare a cantare e in particolare la canzone dedicata alla tua città, Pavana?
Mauro Pagani mi puntava una pistola alla testa: “se non canti! .e allora ho cantato allegramente per la gioia di quei quattro o cinque a cui piace sentire la mia voce.
Pagani, com’è germogliata l’idea di fare il disco?
Un giorno mi son venuti a trovare due signori della BMG, mi dicono “sai abbiamo un idea un pò balzana…”, mi hanno proposto l’idea, e io l’ho trovata fin da subito fantastica. Alla BMG avevano un catalogo enorme che aveva bisogno di essere rivisitato e ricordato, il lavoro principale è stato mettermi li ad ascoltare, non conoscevo tutto il lavoro di Francesco, solo 20 o 30 canzoni, poi ho pensato a chi poteva essere l’interprete di ognuna delle canzoni, non & stato facile sceglierli, ma quando le canzoni sono belle, è facile. Se trovi un interprete bravo il lavoro viene bene, accende il brano con una sua particolare luce. Se non ha vissuto quel periodo lì, Guccini ha sicuramente fatto parte del linguaggio dei loro padri, di quando si trovava il tempo per “ascoltare” la musica. | brani di Francesco fanno parte della “tappezzeria” delle case. E stato un bellissimo viaggio, 7 mesi di lavoro in attesa della seconda puntata che uscirà in primavera.

Gabbani, come è stato interpretare i brani di Francesco?
Come tutte le esperienze della vita ha due aspetti, uno positivo ed uno negativo. Per quanto riguarda quello positivo è stato sentirmi lusingato, dall’altra parte, la componente di paura e timore di approcciarsi a qualcosa che poteva essere oggetto di valutazioni e di critiche.
Guccini, veniamo al libro, lo stile è simile a “Croniche Epafaniche”, è più difficile scrivere in quella forma piuttosto che in italiano?
Non uso un vero e proprio dialetto, uso l’italiano parlato, l’italiano dialettale parlato. Il libro è la giusta
conclusione di un ciclo iniziato con le Croniche dove parlo di Pavana, quando era ancora piena di gente. Con “Vacca di un cane” ho parlato di Modena, nel terzo, “Cittanova Blues”, di Bologna. Per chiudere il cerchio, ho parlato di Pavana morta, di gente che non c’è più, a parte qualche immortale. Una volta la gente moriva ma c’era un ricambio, oggi no. Alcune frazioni sono completamente deserte ed è la fine di una civiltà, quella agricola contadina montanara. La cultura oggi è la televisione, i telefonini, i social, che non è cultura o almeno è solo un tipo di cultura, ma non è e non può essere quella viva, vivace e vitale che aveva quella civiltà. Quindi ho chiuso il cerchio con Pavana, che non c’è praticamente più.

Ho trovato il libro malinconico, dolce ma anche ironico, il rito della lavanda dei piedi per poi rientrare in casa alla sera per prendere il “Corrierino”, “Tex Willer” o il “Vittorioso” per sedere fuori casa a leggerli, quanto durava il trallumescuro?
L’inverno è una tragedia, fa poco, il 21 le giornate tomeranno ad allungarsi fino all’altra tragedia del 21 giugno quando si accorceranno di nuovo, In questa stagione il trallumescuro non c’è diventa buio improvvisamente, d’estate dal passo della collina si vede un tramonto meraviglioso. E’ difficile calcolare quanto dura il trallumescuro, adagiarsi fuori dalla porta sui sassi scaldati dal sole estivo, avere qualcosa da leggere, Salgari ma soprattutto avere 8 0 10 anni, è quello il tempo.
Il bagno nel fiume del Limentra?
Ammetto di avere cercato, ma inutilmente, un costume della mia misura. Allora si andava a fare il bagno con delle cose truci, i costumi di lana fatti in casa, perfetti quando erano asciutti ma un disastro quando erano bagnati. Preferivamo allora fare il bagno “gnudi”. Malinconia non nostalgia, al giomo d’oggi stiamo meglio di come si stava allora, abbiamo l’acqua corrente in casa, anche calda, allora no. Ci sono animali nuovi, come l’airone cinerino che se ne sta lì impalato nel fiume ed ogni tanto prende un pesce.

Pagani, è stato complicato curare gli arrangiamenti del disco?
E’ sempre una grande responsabilità, per alcuni brani c’erano difficolta in più, molte strofe, canzoni lunghe, in cui la melodia non cambia. Non & facile, pensavo a far entrare via via uno strumento nuovo ma poi gli strumenti finiscono, quando non sai più cosa mettere togli, cambi tonalità ma nel rispetto delle capacità dell’esecutore. Mi sono scelto molti brani in particolare quelli pieni di musica e di poesia. Tutto ciò che non è necessario in un arrangiamento, è superfluo. Qualunque cosa che che si metta fra te che racconti ed il pubblico che ascolta, va tolta. Bisogna cercare di essere propositivi ma al tempo stesso non rovinare.



