PRATO – I servizi educativi del Museo del Tessuto rinnovano anche per il 2026 il proprio impegno a favore delle scuole del territorio, affiancando alla consueta offerta didattica un progetto speciale rivolto al futuro della moda e alla formazione consapevole delle nuove generazioni. Dopo il successo della prima edizione, torna infatti “I Care, I Make”, il campus dedicato alla moda sostenibile, realizzato con il sostegno della Provincia di Prato, che conferma il proprio impegno a favore del progetto in virtù degli ottimi risultati conseguiti nell’edizione 2024.
Il progetto pone al centro i temi della sostenibilità ambientale e sociale, con l’obiettivo di sensibilizzare i più giovani verso un consumo più responsabile e consapevole. In un momento storico in cui il fast fashion domina il mercato e influenza in modo significativo le scelte delle nuove generazioni, il campus intende fornire strumenti concreti per comprendere l’impatto delle produzioni tessili e stimolare una riflessione critica che parta dall’esperienza quotidiana.
Dopo un incontro di presentazione nel mese di febbraio per sensibilizzare le classi terze degli istituti Gramsci-Keynes e Carlo Livi, la seconda edizione del Campus entra nel vivo nei mesi di giugno e settembre.
Fino al 26 giugno e dal 31 agosto all’11 settembre saranno attivate due sessione di campus della durata di due settimane ciascuna che vedranno la partecipazione di circa quaranta studenti.
Durante la prima settimana, i partecipanti avranno l’opportunità di approfondire il tema della moda sostenibile con Giorgio Fermanelli, Director of Impact di WRÅD, conoscere l’esperienza imprenditoriale di Rifò visitando la realtà produttiva del fondatore Niccolò Cipriani e co-progettare, insieme al team di Codesign Toscana, un testo di sensibilizzazione rivolto ai propri coetanei per promuovere una maggiore attenzione verso i temi della sostenibilità.
Nella seconda settimana, dopo aver partecipato a un laboratorio di scrittura creativa condotto dall’artista e designer Francesca Sarteanesi, creatrice della linea Almeno Nevicasse, gli studenti saranno coinvolti in un’attività pratica di ricamo su un maglione del proprio guardaroba, impreziosito da una frase significativa legata ai valori della sostenibilità. Un gesto simbolico ma concreto, pensato per ricostruire un legame affettivo con i propri capi d’abbigliamento, spesso indebolito dalla logica dell’acquisto compulsivo che caratterizza il fenomeno del fast fashion.
Al termine del campus, i partecipanti realizzeranno un kit di cucito creativo destinato ai propri coetanei, con l’obiettivo di rendere replicabile l’esperienza e gettare le basi per la nascita di una nuova community attenta ai temi della sostenibilità e del riuso.
Il progetto coordinato da Francesca Serafini, responsabile dei Servizi Educativi del Museo del Tessuto, rappresenta un’importante occasione di crescita personale e professionale per gli studenti e un’opportunità concreta per avvicinarsi al mondo della moda sostenibile, tema centrale anche negli obiettivi dell’Agenda 2030.
“Siamo molto contenti che il progetto sia giunto alla sua seconda edizione grazie al sostegno della Provincia dice Fabia Romagnoli, presidente della Fondazione Museo del Tessuto -. I Care, I Make si conferma un laboratorio di idee, creatività e consapevolezza, capace di mettere in dialogo giovani, imprese, professionisti e istituzioni per immaginare insieme un futuro della moda più sostenibile e responsabile”
«Attraverso “I Care, I Make” investiamo nella formazione di cittadini più consapevoli, capaci di interpretare il cambiamento e contribuire a costruire un futuro più sostenibile – afferma Simone Calamai, presidente della Provincia di Prato -. Il distretto tessile pratese sta affrontando sfide importanti e il coinvolgimento delle nuove generazioni è essenziale per continuare a innovare senza perdere il patrimonio di competenze che ci contraddistingue. Per questo la Provincia di Prato sostiene con convinzione le iniziative che mettono in dialogo scuola, cultura e impresa. La collaborazione con il Museo del Tessuto conferma quanto sia strategico fare rete per investire nella formazione delle nuove generazioni».



