mercoledì, Settembre 9, 2026

I dipendenti della Saga Coffee di Gaggio Montano scendono in lotta

di Giacomo Martini

GAGGIO MONTANO – Dalla notizia terribile che annunciava la chiusura dello stabilimento ed il licenziamento di 222 dipendenti, di cui l’80% donne, madri di famiglia , della Saga Coffee ( ex Saeco Wending ) di Gaggio Montano un centro appenninico in provincia di Bologna al confine con la provincia di Pistoia, tutti i dipendenti sono scesi in lotta e presidiano la fabbrica giorno e notte per impedire che non sia sottratto nulla allo stabilimento. Si sono organizzati con le tende e coperte in quanto la notte comincia a diventare fredda. Le donne vestono un grembiule con scritto in grande “VERGOGNA“ e tra loro trapela una grande delusione e una forte rabbia.

Presidio alla Saga Cofee

VERGOGNA è la parola che ha espresso anche il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, continuando “ è vergognoso non si possono trattare così le persone come fossero numeri“. Ha convocato immediatamente le parti per una prima riunione per oggi stesso.

Molti gli atti di solidarietà sono giunti da varie parti. Durissima la risposta del sindacato, da parte del delegato Fiom ha gridato “siamo stanchi di dichiarazioni e di solidarietà, solo parole non bastano più, è necessario affrontare il problema politicamente una volta per tutte“, per capirci il nodo esploso e non poteva essere diversamente è quello della “decolonizzazione“, per capirci, le multinazionali acquistano aziende, le usano, e poi le chiudono e non esistono strumenti per impedire questa VERGOGNA.

E nell’alta Valle del Reno e non solo, ma anche in altre zone dell’Appennino ci sono esempio a testimoniare questa “decolonizzazione“ senza regole. Ex Daldi e Matteucci, ( quattro anni di cassa integrazione, da 320 dipendenti a 110 ), Metalcastello ( alternanza di cassa integrazione e circa 30 dipendenti allontanati ), Saeco, PHILIPS…… tutte passate attraverso le maglie di multinazionali.

“La montagna sta morendo“ una denuncia gridata già da molti anni, troppi e nessuna risposte è arrivata dalla politica, se non piccoli interventi. Le ragioni per cui le multinazionali, dopo avere “derubate“ le aziende dal punto di vista professionale e del marchio, lasciano le aziende sono soprattutto due: vie di comunicazione stradale e comunicazione digitale.

Da anni si conoscono questi gravi limiti, ma nessuno ha fatto niente. Mi riferisco alla politica a cominciare dalla Regione. Vorrei ricordare che queste multinazionali ricevono anche aiuti pubblici quando si affacciano nella montagna. Dopo il danno la beffa. Nell’incontro di oggi il sindacato e la regione chiederanno il ritiro immediato dei licenziamenti e la riapertura dello stabilimento e la cassa integrazione.

Aspettiamo fiduciosi.

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