mercoledì, Settembre 9, 2026

Igiaba Scego incontra gli studenti pistoiesi al Teatro Bolognini

di Susanna Daniele

PISTOIA – Prima lezione civile per gli studenti del liceo scientifico “Amedeo di Savoia” nell’ambito della rassegna “Le parole di Urbinek”.

L’ospite è la scrittrice e giornalista italiana di origine somala Igiaba Scego, autrice, fra gli altri, del romanzo “La linea del colore”.

La scrittrice e giornalista italo-somala Igiaba Scego

Una breve introduzione di Scego sulla parola “fuga”, scelta quest’anno per celebrare la giornata della Memoria. Alcuni giovani sul palco, insieme alla professoressa Caterina Marini, pongono domande attente e calzanti. Alcune riguardano le due donne nere protagoniste del romanzo di Scego, altre vertono sugli attuali programmi scolastici e universitari, sulle testimonianze del passato coloniale italiano e sulla cancel culture.

La scrittrice e giornalista risponde ampliando sempre il contenuto delle domande. Cita un proverbio che recita “Chi fugge vive per lottare un altro giorno”. Declina il tema della fuga dal Paese di nascita non solo per motivi economici e climatici ma allargandolo anche a chi parte per migliorare la propria posizione lavorativa: la cosiddetta fuga dei cervelli. La differenza fra migranti e persone che decidono di fare un’esperienza lavorativa all’estero – specifica – è che questi ultimi possono tornare indietro se lo desiderano, il viaggio per loro può essere circolare, mentre una volta usciti dal proprio Paese i migranti possono soltanto andare avanti, senza alcuna possibilità di tornare.

Chi parte fra loro indebita la propria famiglia, i parenti della diaspora e talvolta anche interi villaggi, indebolendo così il tessuto civile del paese di origine. Suggerisce una soluzione: i governi dovrebbero finanziare viaggi regolari in modo che chi vuol tornare o spostarsi in altro Paese possa farlo liberamente e senza rischio.

I suoi romanzi (un fumetto, anticipa, sarà pronto alla fine dell’anno e avrà come protagonista un personaggio che interseca la cultura italiana con quella somala) convergono tutti sul tema della colonizzazione italiana. Il dialogo verte anche su alcuni aspetti del romanzo che gli studenti hanno letto e approfondito, “La linea del colore”.

Scego definisce il suo romanzo una storia di libertà, non una storia coloniale. Precisa che ha scelto la fiction per essere più libera di raccontare l’Italia dell’Ottocento attraverso la protagonista Lafanu Brown, donna afroamericana nella quale si riuniscono le vite di due donne nere realmente esistite: la scultrice Edmonia Lewis e l’ostetrica e attivista Sarah Parker Remond, giunte in Italia dagli Stati Uniti in una sorte di grand tour. La seconda parte del romanzo è dedicata a una ragazza nell’Italia contemporanea, Leila, rimasta legata alla sua famiglia e al passato in Somalia. Studia il tòpos dello schiavo nero incatenato presente in tante opere d’arte, come il monumento ai quattro mori a Livorno.

Igiaba Scego parla di storie di schiavitù reciproca nel Mediterraneo, cita insigni pittori che nel Cinquecento hanno ritratto uomini e donne neri. La multiculturalità e la multietnicità datano da tempi lontani ma oggi sono presenti nella vita quotidiana di tante città italiane, testimonia la scrittrice che vive a Roma. Tuttavia, la multiculturalità è ancora poco rappresentata sia nei programmi scolastici che nell’università.

Affronta poi, suggerito dalla domanda di una studentessa, il tema della toponomastica e dei monumenti che celebrano personaggi del passato coloniale italiano. Racconta che l’Italia è il Paese europeo che più restituisce agli Stati che ne fanno richiesta le testimonianze della loro civiltà. Anticipa della personale difficoltà a decidere quali oggetti esporre nel futuro museo etnografico dell’Eur, al cui allestimento sta lavorando.

Non manca una domanda sui recenti eventi di Minneapolis, città dove vive il maggior numero di somali nel mondo, e sulle motivazioni delle azioni dell’ICE.

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