di Marcello Paris
PISTOIA – Dopo quaranta anni di professione il dirigente del reparto chirurgia del San Jacopo ha lasciato l’ospedale per raggiunti limiti di età. Finisce l’esperienza ospedaliera ma non la professione medica perché come in tante altre professioni si abbandona l’uniforme dell’Ente di appartenenza ma non il camice.

Allora sentiamo cosa ci dice sulla sua “nuova” vita.
Sandro, quando è scattata la così detta pensione.
Sono in pensione dal primo marzo dopo avere lavorato a tempo pieno nel Sistema Sanitario pubblico e quasi sempre all’ospedale di Pistoia: al Ceppo poi San Jacopo. Di questi quarant’anni venti sono stato, usando un termine arcaico, primario di chirurgia.
Come è stata la tua esperienza in un lasso di tempo così lungo dove non sono mancate e non mancano criticità.
La mia esperienza è stata entusiasmante, vissuta con tanta passione come professionista ma anche, credo, per aver dato un contributo importante come coordinatore di un gruppo che ha fatto molta strada nell’ospedale di Pistoia.
Senza essere troppo partigiano, come vedi la Sanità pubblica.
Il sistema pubblico è la Sanità. Non si può prescindere da un servizio pubblico che ovviamente deve essere efficiente e performante nella qualità del servizio offerto. Naturalmente nell’ambito della sostenibilità del sistema e delle risorse che, ripeto, deve essere pubblico ma se non riesce ad arrivare perché le liste d’attesa sono lunghe le risorse sono poche o insufficienti, allora anche il privato accreditato di qualità può dare un contributo con una rete, però governata a livello centrale.
Ci sono le agenzie di controllo dei servizi sanitari come l’Agenas. Come viene classificata la sanità pistoiese e in particolare la chirurgia.
Si, l’Agenas è un’agenzia nazionale che si occupa di valutare le varie attività degli ospedali italiani. Questa fa una valutazione di carattere generale senza entrare nel particolare delle singole unità ed uno dei criteri che utilizza è il volume di attività per certe patologie. Naturalmente i policlinici, come gli universitari, sono quelli che hanno un volume maggiore di attività che insieme al valore dei singoli consente una valutazione maggiore. La chirurgia di Pistoia ha sempre avuto, in particolare in alcune attività come patologia oncologica, il colon retto, la epatobiliare e della mammella, è sempre stata a livello alto nella regione.
Questi i punti di forza, quali quelli di debolezza che avete dovuto affrontare.
Il punto di debolezza nel nostro ospedale, ma un po’ come in tutta la regione, sono le liste d’attesa per le patologie medio basse, vale a dire ernie inguinali, emorroidi, la calcolosi della colecisti, i tempi di attesa non rispondono in tutto alle necessità locali. Nelle patologie gravi come in oncologia l’attesa fra la diagnosi e l’intervento deve essere sui trenta giorni e noi per l’ottanta ottantacinque per cento dei casi ci rientriamo. La criticità vera è nei pronto soccorso, ma è un problema di tutta l’Italia, perché c’è mancanza di vocazione. Ci sono sempre meno medici che vogliono cimentarsi in questa struttura ma ci sono altre specialità come la chirurgia generale che sta soffrendo per l’impegno che sempre più spesso viene richiesto per gli orari, i fine settimana, le notti. Ecco questi settori stanno un po’ soffrendo dappertutto.
Veniamo ora più al personale. Giannessi lascia l’ospedale ma non abbandona la professione con in aggiunta l’impegno come coordinatore del Comitato Scientifico della Lilt, la Lega Italiana lotta ai Tumori sezione di Pistoia.
Grazie di questa domanda. Molti di noi quando cessano l’attività istituzionale nel sistema pubblico cercano di continuare l’attività, perché è difficile, come nel mio caso, passare da quarant’anni di attività dodici ore al giorno a zero. Anche perché ci sono pazienti che seguo, che hanno fiducia e non è bello abbandonarli. Così continuo a fare attività chirurgica ambulatoriale in strutture esterne e attività collaterali come questa nella Lilt di Pistoia, sono presidente dell’Ordine dei medici. Insomma mi impegno in un mondo parallelo alla chirurgia. E proprio alla Lilt ho appena iniziato a fare prevenzione per il sanguinamento dell’ano, un sintomo o segnale troppo trascurato.
Insomma non ti annoi.
Non mi annoio. La vita da pensionato attivo è meno critica di quello che temevo. Confesso che all’inizio avevo avuto un po’ di timore perché la mia seconda casa è sempre stata l’ospedale di Pistoia dove ho lasciato un gruppo eccellente di chirurghi validissimi







