PISTOIA – “Lunedì 23 febbraio 2026 il Consiglio comunale di Pistoia ha discusso la petizione avanzata dalla Rete Pistoiese per l’Autodeterminazione del Popolo Palestinese.
In tale petizione, dopo aver ricordato la lunga tradizione di solidarietà della città di Pistoia nei confronti del popolo della Palestina, dopo aver constatato che “è in corso il genocidio della popolazione palestinese” e aver espresso preoccupazione e allarme “per la drammatica situazione a Gaza e in Cisgiordania, dove vengono violati i più elementari diritti umani”, si chiedeva al Consiglio comunale di Pistoia “di attivare la procedura di gemellaggio tra il Comune di Pistoia e la città di Gerico (Cisgiordania)”.
Presentata il giorno 5 dicembre con la firma di circa 300 cittadini e cittadine, la petizione è stata discussa dalla prima commissione il 20 gennaio, in una seduta cui hanno potuto partecipare, per illustrarla, i primi cinque firmatari. Infine, il 23 febbraio c’è stata la discussione in Consiglio, alla presenza di alcuni dei firmatari, che in questa occasione non hanno avuto diritto di parola. Per respingere, come già avevano preannunciato nel corso della riunione del 20 gennaio, la petizione, i consiglieri di maggioranza hanno puntato su due aspetti: uno più tecnico, relativo al concetto di gemellaggio, un tipo di rapporto tra due municipalità che richiederebbe procedure, mezzi, tempi e opportunità che a loro dire non sarebbero nella disponibilità del Consiglio.
L’altro elemento è invece politico, poiché la maggioranza si è rifiutata di accettare il termine “genocidio” contenuto nel testo della petizione. I consiglieri di maggioranza, su iniziativa di Lorenzo Galligani (FDI), hanno invece approvato un loro ordine del giorno, nel quale anziché un gemellaggio si propone un molto più semplice e meno impegnativo patto di amicizia, portando come argomenti l’importanza dei pellegrinaggi religiosi, “la presenza in Pistoia di alcune figure importanti del mondo dell’associazionismo e del mondo religioso” e “l’attuale drammatica e purtroppo da tempo immemore sanguinosa condizione di conflitto tra il popolo palestinese e quello israeliano”: un riferimento, questo, estremamente vago e generico, nel quale non trovano posto le parole “genocidio”, “occupazione”, “pulizia etnica”, “apartheid”.
È evidente che una simile mozione, per il linguaggio che usa, o meglio, che non usa, e per la posizione che assume nei confronti della tragedia in corso in Palestina, disattende nel modo più assoluto quanto richiesto dai firmatari della petizione, e con loro dai tanti cittadini e cittadine pistoiesi che nei mesi scorsi si sono mobilitati a sostegno della causa palestinese. Il testo presentato e votato dalla maggioranza infatti costituisce un’autentica falsificazione della realtà e intende malamente coprire la corresponsabilità del governo italiano nel genocidio.
Accordi economici, invio di armi, sostegno incondizionato a Israele, repressione nei confronti del dissenso, sono tutti elementi che dimostrano quanto il governo italiano sia compromesso e complice. La sottomissione alla politica trumpiana e l’adesione, a malapena mascherata da “osservazione” al Board of Peace, ne sono un’ulteriore prova. Il genocidio a Gaza e in Cisgiordania prosegue “a bassa intensità”, in Cisgiordania gli abitanti vengono cacciati dalle loro case e le loro terre vengono dichiarate “di proprietà dello stato”. Di fronte a tutto questo il Consiglio comunale di Pistoia presenta e approva un ipocrita ordine del giorno nel quale si preoccupa di favorire i pellegrinaggi e il turismo religioso.
Come Rete è nostro obiettivo tenere alta l’attenzione sull’argomento, inoltre, visto il clima elettorale pistoiese, è essenziale che la maggiori testate giornalistiche locali abbiamo modo di comunicare alla libera cittadinanza la profonda ipocrisia che ricopre anche la politica locale, totalmente distaccata dalla realtà e altrettanto complice di una politica internazionale preoccupante”.
Rete Pistoiese per la Determinazione del Popolo Palestinese









