mercoledì, Settembre 9, 2026

Il culto dei morti nel giorno di Ognissanti: una tradizione che attraversa i secoli

PISTOIA – Il culto dei morti, nel giorno di Ognissanti, è una tradizione che trova le sue radici in tempi antichissimi. Anche quest’anno, tantissime persone si sono recate nei cimiteri pistoiesi per rendere omaggio ai propri cari scomparsi. Fin dalle prime ore del mattino, i viali dei camposanti si sono riempiti di un silenzioso pellegrinaggio: passi lenti, mani che stringono mazzi di fiori, sguardi rivolti alle lapidi come a voler oltrepassare quella soglia invisibile tra il mondo terreno e quello eterno.

Per lo più erano anziani, uomini e donne che hanno conosciuto il dolore delle assenze più profonde: coniugi che portano ancora nel cuore l’amore di una vita, figli che non dimenticano il sorriso dei genitori, e purtroppo anche genitori che, con infinita dolcezza e inconsolabile nostalgia, si fermano davanti alle tombe dei propri figli. C’è una dignità silenziosa in ognuno di loro, una compostezza che non ha bisogno di parole.

Le mani si muovono lente nel deporre un fiore, nell’accendere un lumino, nel fare il segno della croce. Gli occhi si velano di lacrime ma brillano anche di speranza. È una speranza che nasce dalla fede, dal desiderio profondo che i propri cari non siano lì, sotto una fredda pietra, ma in un mondo di luce e di pace, come promette la religione cristiana.

Nel silenzio del cimitero si intrecciano mille storie: amori perduti, promesse, ricordi, preghiere. Si sente il profumo dei crisantemi e delle rose, si vede tremolare la fiamma delle candele, si avverte nell’aria l’abbraccio invisibile tra i vivi e i defunti. È un momento in cui il tempo sembra fermarsi e il dolore si fa memoria, trasformandosi in un atto d’amore puro e semplice. (f.g.)

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