PRATO – La drammatica storia d’amore tra Lancillotto e Ginevra e le vicende del ciclo arturiano rivivono in uno spettacolo originale e fortemente evocativo.
Lo spazio scenico del Teatro Fabbrichino di Prato si trasforma in un non-luogo dominato dall’oscurità e dalla penombra, fili conduttori dell’intero spettacolo, in cui i due attori in scena, Edoardo Sorgente e Leda Kreider, introducono fin da subito gli spettatori in un immaginario medievale fatto di cavalieri erranti, regine da salvare, nobili imprese da compiere e reputazioni da onorare; ma è un mondo fatto anche di foreste oscure e inquietanti, visioni perturbanti, sangue e duelli, atmosfere cupe, tradimenti e passioni travolgenti.
Un intreccio quasi inestricabile di storie, tratte dai romanzi cavallereschi di Chretien de Troyes, al centro delle quali si pone la nota vicenda di amore adulterino tra il cavaliere Lancillotto e la regina Ginevra, moglie di re Artù, protagonisti di una delle storie di amore e passione più famose della letteratura medievale.

Al centro della scena, alcuni pezzi di armature, evidente richiamo al mondo dei cavalieri della Tavola Rotonda di cui Lancillotto è parte; la loro disposizione sullo spazio scenico permette agli attori, impegnati in un dialogo serrato, di districare le “storie” narrate e di raccontare al pubblico le varie “fasi” del dramma dei due amanti, tra selve e castelli, in una improbabile fuga dalla realtà, dai propri vincoli e obblighi, dal proprio ruolo sociale, dalla fedeltà militare e coniugale al comune sovrano.
Kreider e Sorgente, impersonando rispettivamente Ginevra e Lancillotto, ci fanno riflettere sull’illusione di poter restare a lungo nascosti dagli “occhi” del mondo, sul grave prezzo che gli amanti sono disposti a pagare per coronare il loro “amore impossibile” (Lancillotto sarà costretto a sfidare e a uccidere in duello l’amico Galvano), sul problema della vergogna e del disonore in una società, quella cavalleresca, che poneva al centro le virtù morali della donna e del cavaliere.
Ma queste riflessioni non sono confinate in un Medioevo letterario e lontano, al contrario sono svolte con riferimento al mondo di oggi; quello messo in scena dal regista Giovanni Ortoleva non è un dramma “storico”, ma uno spettacolo che guarda al contemporaneo, e che immagina Lancillotto e Ginevra vestiti in abiti borghesi, e pronti a gridare dentro un microfono la forza delle proprie passioni.
Una prima assoluta convincente, anche se talvolta lo spettacolo risulta un po’ troppo “statico”; tuttavia va dato merito a regista, sceneggiatori e attori di aver proposto con originalità e spirito innovativo una storia dal sapore “gotico” ma dalle forti tensioni dal punto di vista degli ideali e dei valori. Un autentico dramma dell’onore e delle passioni.









