mercoledì, Settembre 9, 2026

Il folle concerto teatrale di Elio e le Storie Tese al Pistoia Blues

di Letizia Porcù

PISTOIA – Stanchi di sentirsi ripetere “Ma non vi eravate sciolti?”, gli Elio e le Storie Tese tornano insieme per un tour nei teatri e nelle piazze d’Italia: “Mi resta solo un dente e cerco di riavvitarlo” (questo il nome del tour) ha avuto modo di sfogare il proprio eclettismo al Pistoia Blues Festival.

Un concerto “teatrale” che si apre con una messa laica, in cui gli artisti invitano a pregare per loro e per la musica; uno spettacolo che “di blues non ha proprio niente” – ripete Elio sul palco – e per questo il calore con cui sono stati accolti ha sbalordito gli stessi componenti della band: “Il blues, il blues…noi non abbiamo niente di blues, non ci aspettavamo tutto questo affetto” commenta Elio alla fine del concerto.

Alcuni momenti del concerto di Elio e le Storie Tese al Pistoia Blues (fotografie di Federico Melani)

Una scaletta ricca di tutti i pezzi iconici della band, partendo da “La terra dei cachi” fino ad arrivare a “Servi della gleba”, passando per “Supergiovane” che ha fatto scatenare Piazza Duomo, per finire con “Born to be Abramo” e “Arrivederci”.

“I nostri due batteristi fanno parte del sindacato svizzero – irrompe a un certo punto Elio – e dovete sapere che le nostre batterie hanno il conta-colpi, come il tachigrafo dei camionisti. Abbiamo esaurito i battiti per questa serata – continua – bisogna fare il cambio di batterista.”

E i due batteristi iniziano a muoversi come i personaggi del carillon della torre dell’orologio di Berna, facendo appunto il “cambio di batterista”.

Un vero e proprio spettacolo a tutto tondo, irriverente, cinico, politicamente scorretto e pieno di battute sottili, che solo un gruppo musicale tecnicamente impeccabile può permettersi di fare. È facile infatti cadere nel ridicolo quando tu sei il primo a prenderti gioco di te stesso. Non per gli Elio e le Storie Tese, che come al solito hanno dimostrato non solo di essere dei geni avanguardisti paragonabili al “no-sense” del lontano Futurismo, ma hanno dato prova della loro bravura eseguendo ininterrottamente due ore di concerto, pieno di brani sincopati in cui il ritmo e la dinamica cambiavano di continuo.

Animato dall’assurdo personaggio Mangoni, che passava da un travestimento all’altro saltando senza sosta per tutto il palco, lo spettacolo è stato un contenitore di storie surreali, in prosa e in rima, volte a far riflettere sui problemi e sugli stereotipi della società contemporanea.

Alla fine del concerto il palco diventa buio, gli artisti se ne vanno e il pubblico in piedi grida per il bis: “Siamo esterrefatti – dice Elio rientrando in scena – state urlando per il bis immagino!”

Il concerto si chiude in una nube di fumo che avvolge gli artisti vestiti di bianco, che cantano e suonano “Tapparelle”, per poi andarsene consapevoli di aver lasciato un’impronta di sana follia a Pistoia.

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