mercoledì, Settembre 9, 2026

Il linguaggio della destra e quello (assente) della sinistra

Mi trovo a pensare ogni giorno in quanti rivoli si disperde il linguaggio di questo Stato; penso alla sua capillarità, alla sua pervasività, alla sua – quasi normale – quotidianità.

Ed è fin troppo facile riconoscere come niente è fortuito, niente è dovuto alla scarsa esperienza mediatica o alla privata disumanità dei singoli.

Tutto, invece, è costruito, voluto, generato: perché tutto è politica.

Le parole disumanizzanti, falsificanti, denigratorie utilizzate da sempre più politici ed appartenenti alle istituzioni pubbliche non rimangono isolate: diventano anzi “moltitudine” perché parlano alle paure, agli istinti autoconservativi, alle vulnerabilità ed alle solitudini, così drammaticamente estese.

E questo linguaggio di parole non solo non ha confini, ma spesso si accompagna ad un linguaggio dei gesti anch’esso “evocatore”.

La maschera del capo, in quanto espressione del più bieco leaderismo, diventa maschera di una gestualità del rifiuto, che appartiene ai suoi e nasconde il mancato riconoscimento dell’altro da sé. L’ “altro” che – in quanto portatore di una diversa storia, identità, pensiero – diventa il “carico residuale” da sbeffeggiare, da nascondere, da cancellare alla fine.

Questa retorica del gesto escludente e delegittimante ci dovrebbe rammentare altri tempi: quelli in cui la Democrazia era sospesa, e la Storia lontana dai nostri fondamentali diritti costituzionali.

Come allora, non finirà qui.

Dobbiamo essere consapevoli che a questa fase di “negazione” della parola e del gesto ne subentrerà un’altra: quella dell’attivismo e, quindi, della violenza. Non importa ad opera di chi, chiunque sia ne diventa legittimato.

Ed il nostro linguaggio?

Mi chiedo: quale tipo di linguaggio opponiamo noi, gente di sinistra, in quale linguaggio ci riconosciamo?, abbiamo la loro fermezza, la loro scaltrezza, la loro radicalità?

La risposta è semplicemente no, noi non abbiamo la loro consapevolezza.

Perché il linguaggio della sinistra è il linguaggio dei valori: quei valori che non sono più i nostri o, meglio, che noi abbiamo smesso di rivendicare con l’integrità e la radicalità che era necessaria.

Che, soprattutto, abbiamo smesso di praticare. Anzi siamo stati timidi, e quindi, agli occhi della gente, macchiati dalla ritrosia dei colpevoli, di chi ha abitato per troppo tempo la zona grigia degli inetti.

La lucidità e la coerenza dei nostri padri politici (Berlinguer, Pertini…) non fa più parte del nostro bagaglio: la questione morale è di tremenda ed evidente attualità a tutti i livelli

Mi sono iscritta con paura e con speranza: ora chiedo risposte, voglio capire dove stiamo andando.

Lo voglio sapere ora perché il tempo è scaduto.

Un’iscritta al Partito Democratico

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