mercoledì, Settembre 9, 2026

Il nuovo Capo dello Stato si ricordi della Giustizia

di Nicola Cariglia*

Nicola Cariglia

“La verità è che il Csm fa quello che vuole e procede a fare le nomine non in base ai criteri fissati nelle circolari dallo stesso Consiglio superiore della magistratura, ma in relazione alle richieste che gli provengono dalle correnti”.

Sono parole, riportate dalla agenzia ANSA, dell’illustre avvocato e professore di diritto amministrativo, Franco Gaetano Scoca che ha patrocinato con successo la causa davanti al Consiglio di Stato che ha “terremotato” i vertici della Corte di Cassazione e gettato ulteriori ombre sulla Giustizia italiana.

Proprio robetta da poco non è.

In pratica il Consiglio di Stato, organo supremo della giustizia amministrativa, ha stabilito che le nomine di Pietro Curzio, primo presidente, e Margherita Cassano, presidente aggiunto, furono risultato di un pasticcetto del CSM, come i tanti che caratterizzano i concorsi addomesticati in molti enti e aziende pubblici della penisola. Tanto che, un altro alto magistrato che aspirava al vertice, Angelo Spirito, ha fatto ricorso ed ha vinto su tutta la linea: aveva titoli superiori, ma non se ne è tenuto conto. Oppure, giratela come vi pare, sono stati preferiti coloro che di titoli ne avevano meno.

In un Paese normale, dopo la serie incredibile di scandali che ha investito la nostra giustizia, questa emergenza che sconfina in una situazione di palese illegalità permanente, sarebbe al primo posto nella scala dei temi da affrontare. Abbiamo una Giustizie che nel migliore dei casi è una lotteria. E lo ufficializza, con atto solenne, il Consiglio di Stato che censura, addirittura, il Consiglio Superiore della Magistratura.

In Italia, invece, siamo alla vigilia della elezione del nuovo Capo dello Stato. E se c’è un settore nel quale il Presidente della repubblica può svolgere un ruolo non soltanto formale è proprio quello della Giustizia. Eppure, da parte di giornali, talk show, partiti, siamo sommersi da una alluvione di futilità, nomi cangianti alla velocità della luce, piccole e grandi manovre. Sarebbe troppo aspettarsi qualche cenno alla necessità che il nuovo inquilino del Quirinale prenda finalmente di petto questo problema? E che il suo profilo sia tale da offrire garanzie in merito? Ciò non significherebbe certo ledere l’autonomia intangibile del Capo dello Stato, la cui elezione, proprio per questo avviene senza essere preceduta da alcun dibattito in Parlamento. Sarebbe solo e semplicemente una presa d’atto dopo anni di spallucce, talvolta anche vigliacchette.

*direttore www.pensalibero.it

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