di Caterina Benini
PISTOIA – Augusto Mascagna, nuovo vescovo di Pistoia e Pescia, è nato a Caprarola, in provincia di Viterbo il 12 marzo 1964. Sacerdote dal 1989, proviene dalla diocesi di Civita Castellana, dove ha svolto gran parte del suo ministero pastorale.

Si è formato al Pontificio Seminario Romano e ha conseguito la licenza in Teologia presso la Pontificia Università Lateranense.
Nel corso degli anni è stato parroco in diverse comunità: Civita Castellana, Anguillara Sabazia, Rignano Flaminio e Orte, docente di teologia, responsabile della pastorale giovanile e familiare, referente del Cammino sinodale nella sua diocesi e vicario episcopale per la pastorale, incarico ricoperto prima della nomina episcopale.
È arrivato da poco alla guida della diocesi di Pistoia e Pescia, ma ha già un’immagine chiara della Chiesa che guiderà: una comunità capace di ascoltare, di seminare speranza e di camminare accanto alle persone senza giudicarle. In questa intervista monsignor Augusto Mascagna ripercorre il momento della chiamata, racconta la sua vocazione, i maestri che lo hanno formato, il rapporto con i giovani, i libri che lo hanno accompagnato e il desiderio che affida alla diocesi: risvegliare nel cuore delle persone la curiosità di incontrare ancora il Vangelo.
Le parole ricorrenti nelle risposte di monsignor Augusto Mascagna sono: fiducia, speranza, ascolto, empatia.
Non si presenta con un programma fatto di slogan, ma con uno stile pastorale maturato in trentasette anni di ministero vissuti da parroco.
“Vorrei che questa Chiesa suscitasse una santa curiosità”: il nuovo vescovo Augusto Mascagna si racconta.
Lo incontriamo per conoscerne il volto, le convinzioni e il modo di guardare al futuro.
Lascia una terra che conosce da anni, cosa porta con sé a Pistoia e Pescia?
“La Chiesa che ho servito per trentasette anni mi ha accolto, mi ha fatto crescere e mi ha formato. È questa l’esperienza più importante che custodisco nel cuore: il sentirsi Chiesa”.
Il nuovo vescovo racconta che la persona che è oggi nasce proprio dall’esperienza condivisa con tante comunità.
“Ho conosciuto un Dio vicino, un Dio che perdona e un Dio che sostiene. Ma questo l’ho imparato grazie alle persone con cui ho camminato. Porto con me soprattutto tante relazioni fraterne. Nella fede non si cammina mai da soli: si cresce insieme, sostenendosi gli uni gli altri”.

Quando ha ricevuto la telefonata della nomina, qual è stato il primo pensiero?
“Mi sono gelato. Ho cercato in tutti i modi di spiegare che non mi sentivo adatto. Ho sempre fatto il parroco. Essere vescovo significa anche affrontare responsabilità amministrative e organizzative che non avevo mai vissuto”.
La risposta del Nunzio, racconta, fu semplice e decisiva.
“Mi disse: “Il Papa vuole dei pastori”. Quelle parole mi hanno accompagnato nei giorni successivi”.
Confessa di aver pianto, di aver chiesto consiglio a persone di cui si fidava e di essersi sentito come Abramo chiamato a lasciare la propria terra.
“Ti si sconvolge la vita. Ti senti spogliato di tutto. Poi però mi sono ricordato che ogni volta che ho detto sì al Signore Lui non mi ha mai tradito. Allora ho deciso ancora una volta di fidarmi”.
C’è un sacerdote, un incontro o un episodio che ha segnato il suo modo di essere pastore?
Il primo nome è quello di Padre Paolo Goffredo carmelitano del suo paese.
“Con la sua dedizione agli altri mi ha fatto vedere incarnata quella figura di sacerdote che portavo già nel cuore”.
Insieme a lui ricorda molti altri sacerdoti.
“Mi hanno insegnato a sperare nel Signore, a scoprire il valore della sua grazia e del suo perdono, e aggiunge una convinzione che considera decisiva, la vita cristiana non è il cammino di un cane sciolto. Credo molto nel gioco di squadra. La novità della nostra strada non nasce da noi, ma dall’esperienza della Chiesa che ci precede e ci accompagna”.

Pistoia e Pescia vivono sfide economiche, sociali e demografiche importanti, da dove intende partire?
“Dal dare fiducia e dare speranza”.
Per Monsignor Mascagna la Chiesa non è chiamata a sostituirsi alle istituzioni.
“Non sono chiamato a risolvere i problemi economici, sociali o demografici del territorio. Sono chiamato ad aiutare le persone ad alzare lo sguardo e a camminare insieme”.
Richiama l’incipit della Gaudium et Spes, il documento del Concilio Vaticano II che considera ancora oggi di straordinaria attualità: le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce dell’umanità sono anche quelle della Chiesa.
Dare speranza, per monsignor Mascagna, non significa distribuire un contentino ma aiutare le persone a scoprire che anche dentro le crisi, le fragilità e le sofferenze è presente un seme di rinascita.
“La sua ricchezza, dice, è una sola, Gesù Cristo continua ad avere qualcosa da dire all’uomo contemporaneo”.
La Chiesa, sottolinea il vescovo, deve essere esperta di umanità, capace di leggere le grandi domande del nostro tempo alla luce della Parola di Dio.
Che cosa chiedono oggi i giovani alla Chiesa?
“Sono diversi da quelli di qualche decennio fa, ma hanno una caratteristica bellissima: cercano autenticità”.
Non si lasciano conquistare dalle parole, osserva, ma dalla credibilità delle persone.
“Seguono chi vive davvero quello che dice. Questa è una sfida anche per noi”.
Per il nuovo vescovo una delle grandi emergenze del nostro tempo è la solitudine.
“Viviamo una stagione di polarizzazioni, di chiusura in sé stessi e di sfiducia”.
La risposta della Chiesa, però, non può essere il giudizio.
“Dobbiamo imparare ad ascoltare quel grido che spesso rimane inascoltato. Dare speranza non significa offrire un contentino, ma aiutare le persone a scoprire che anche nelle crisi possono nascere germogli nuovi”.
La parola che ritorna più spesso durante l’intervista è “empatia”.
“Prima di tutto bisogna entrare nel vissuto dell’altro senza pregiudizi. Solo così si può davvero accompagnare una persona”.
C’è un libro che l’ha cambiata?
“La risposta più vera sarebbe la Bibbia. Ma se devo scegliere un altro titolo penso a “La storia infinita” di Michael Ende”.
Non è soltanto il ricordo di una lettura adolescenziale. Quel romanzo, spiega il nuovo vescovo, è diventato un vero metodo di vita.
“Mi ha sempre affascinato il fatto che, a un certo punto della storia, non sia più soltanto il protagonista a vivere l’avventura, ma sia il lettore stesso a entrare nel racconto, fino a diventarne uno dei protagonisti e a cambiarne la trama”.
Tra gli autori più amati cita Dostoevskij, Tolstoj, Ignazio Silone e lo scrittore giapponese Shūsaku Endō.
Più che un semplice elenco di letture, quello del nuovo vescovo è il racconto di una formazione interiore. Libri diversi tra loro, ma accomunati dalla stessa convinzione: la verità sull’uomo non si scopre osservandolo da lontano, bensì entrando con rispetto nella sua storia.
Che cosa fa quando ha bisogno di staccare?
“Da tanti anni faccio sport, soprattutto nuoto e cammino”.
Il nuoto, racconta, è il luogo dove riesce a pregare, riflettere e ritrovare equilibrio.
“Per staccare ho bisogno di fare fatica. Lo sport insegna che ogni traguardo richiede costanza. È una lezione che vale anche nella vita” e aggiunge di aver già scoperto le bellezze del territorio pistoiese. Che cosa vorrebbe che i pistoiesi dicessero di lei tra qualche anno? “Mi piacerebbe che qualcuno dicesse: Forse questi preti, forse questa Chiesa hanno ancora qualcosa di interessante da dire, vorrei che nel cuore delle persone nascesse una santa curiosità”.
L’idea che la chiesa non deve imporsi ma incontrare è il filo rosso che attraversa tutta questa conversazione: dalla chiamata ricevuta dal Papa fino all’ultima risposta, Monsignor Augusto Mascagna torna sempre sullo stesso punto: la Chiesa non deve giudicare, ma ascoltare e non deve smettere di seminare speranza.
Il nuovo vescovo di Pistoia e Pescia si presenta alla comunità proprio con questo stile, mettendo al centro del suo operato il cammino condiviso, fatto di relazioni, di fiducia e della convinzione che il Vangelo continui ad avere qualcosa di essenziale da dire al cuore dell’uomo contemporaneo.







