di Giovanni Fedi
SAMBUCA – A partire dai primi giorni del prossimo mese di luglio, è prevista la ristrutturazione del ponte dell’Acqua, sulla Limentra orientale. Gli abitanti della vallata manifestano soddisfazione e timori.

La Limentra orientale nasce nel comprensorio della Badia a Taona, in prossimità del crinale appenninico, a poca distanza dagli altri torrenti che portano un nome simile, Limentra occidentale e Limentrella, e scendendo a valle finiscono per confluire prima nel fiume Reno e poi nel Mare Adriatico.
Per un lungo tratto del suo alto percorso rappresenta il confine fra due comuni di diverse province. Da una parte, Sambuca Pistoiese e Pistoia; dall’altra, Cantagallo e Prato.
In coincidenza della frazione dell’Acqua, il torrente divide i gruppi di case sorti su entrambe le rive e richiede un ponte per garantire la continuità della strada tracciata nel fondovalle.
Attualmente le strutture che permettono il passaggio sono due, una “antica”, in pietra, costruita nel 1952, in sostituzione di una precedente di legno che a sua volta ne aveva rinnovata un’altra con le stesse caratteristiche, travolta da una piena nel 1932; una “nuova”, in cemento armato, edificata agli inizi degli anni ’70 dello scorso secolo, dopo una progettazione iniziata nel decennio precedente. Entrambe presentano problemi importanti.
Il ponte vecchio, di ridotte dimensioni e transennato ai lati, permette il passaggio dei soli pedoni. Il ponte “nuovo” da anni manifesta gravi indizi di deterioramento. Sui lati, è invaso dalla vegetazione; quando piove, si allaga sistematicamente.

Abbiamo incontrato un gruppo di persone, residenti o abitanti di case della vallata durante l’estate e nel fine settimana: Annita Matteoni, Gianni Cangioli, Maurizio Corsini, Daniele Masolini, Andrea Pancani, Giampaolo Tamburini.
Dal colloquio è emerso un quadro dai forti chiaroscuri.
La tragedia del ponte Morandi di Genova, nel 2018, ha indotto la Provincia di Prato a porre in essere un monitoraggio di quel tipo di manufatti. È stato evidenziato il pessimo stato di conservazione del ponte “nuovo”, irrigidito a causa dei giunti di dilatazione ormai completamente fuori uso. Problema assai grave dato il passaggio continuo di camion carichi di legna. In particolare, di quelli che scendendo in direzione del Bacino di Suviana sottopongono la struttura a forti sollecitazioni. La Provincia di Prato si è, quindi, accollata l’onere della progettazione di un rifacimento drastico della infrastruttura e, previo accordo con quella di Pistoia, si è pure sobbarcata la realizzazione, compreso l’aspetto finanziario, dei lavori, che dovrebbero partire fra poche settimane, i primi di luglio, per una durata presunta di almeno tre mesi.

Le persone che abitano nella zona manifestano grande soddisfazione per un intervento che tende a sanare uno dei principali problemi con cui hanno a che fare, ma avanzano in via preventiva anche alcune perplessità.
Il ponte taglia infatti letteralmente in due la vallata. L’interruzione della viabilità comporta problemi che, se i lavori si trascinano oltre la durata preventivata, complice anche il periodo estivo, possono risultare assai pesanti. Pistoia e Porretta Terme, a seconda del punto di partenza, diventano raggiungibili soltanto grazie a tragitti assai lunghi; cosa che vale pure in caso di intervento di mezzi di soccorso, per necessità sanitarie o diverse, e per quanto riguarda la gestione dei rifiuti. Anche i bisogni quotidiani più consueti, recarsi sul posto di lavoro o fare la spesa, vengono penalizzati.
I gestori del ristorante del Monachino dimorano a Lentula, abitato che ospita l’unico negozio di generi alimentari rimasto in zona. Da non dimenticare, infine, pure gli ostacoli pesanti alla frequentazione turistica, che porta non trascurabili benefici economici, aumentata recentemente grazie alla istituzione della Ciclovia del Sole che attraversa l’Europa, da Capo Nord fino all’isola di Malta.
L’auspicio degli abitanti della vallata, pertanto, è che i lavori di ristrutturazione del ponte dell’Acqua, a lungo attesi e desiderati, restituiscano alla comunità una infrastruttura perfettamente efficiente e capace di durare a lungo. La speranza è anche, al tempo stesso, che l’intervento si svolga in tempi brevi o comunque ragionevoli e con modalità capaci di ridurre al minimo gli inevitabili disagi per la popolazione. Solo dopo sarà possibile affrontare le altre problematiche, anch’esse note da anni, che interessano i paesi del comprensorio.


