mercoledì, Settembre 9, 2026

“Il Trucco e l’Anima”: Francesco Freda nei ricordi di Carlo Alberto Biazzi


PISTOIA – Nato a Foligno ma pistoiese d’adozione, Francesco Freda è stato uno dei truccatori più apprezzati e richiesti nel cinema italiano e ha lavorato con moltissime attrici, da Catherine Hepburn a Sophia Loren in memorabili film diretti dai più grandi registi, da Ettore Scola a Michelangelo Antonioni, passando per Francesco Rosi, Pietro Germi e Lamberto Bava.

Pistoia era la città natale della moglie Anna Allegri, che da qui era partita per affermarsi come “Annamode”, la celebre sartoria teatrale di Roma.

Freda è morto cinque anni fa ed è sempre bello poterlo ricordare ma le occasioni non sono molte, quindi è bene farlo quando queste arrivano.

Carlo Alberto Biazzi (foto di Stefano Di Cecio)

Ci ha pensato il regista Carlo Alberto Biazzi che l’ha conosciuto quando era molto giovane. E’ venuto spesso a Pistoia ad incontrare Freda e di lui conserva molti ricordi ed aneddoti, da questi e dalla stima che nutriva e nutre nei suoi confronti, lo stimolo a scrivere un libro.

Uscirà nelle librerie il prossimo 3 dicembre per Giraldi Editore, il titolo è “Il Trucco e l’Anima”.  

“E’ stato un bellissimo momento per ricordare tante cose belle di Franco – dice Biazzi – è una biografia, ma non è la canonica biografia cronologica. Attraversa i momenti più importanti della sua carriera, ma viene raccontata attraverso i miei ricordi, come se io fossi lì con lui”.  “Le serate  a Pistoia, alcuni aneddoti che ci hanno riguardato – continua – parlo anche molto di me, con lui c’era un’evidente divisione generazionale, era molto più grande, ma probabilmente vedeva in me un giovane come non se ne vedono spesso”.

La copertina del libro “Il Trucco e l’Anima”

Sono ricordi sparsi,  è stato un rapporto molto lungo, è un mix tra un romanzo e una biografia, i racconti che riguardano loro sono tutti veri. “Un paio fanno anche molto ridere, non segue una cronologia precisa della sua carriera, parliamo di quando ha cominciato e dei suoi lavori, dal primo all’ultimo che è stato “Il padre di mia figlia”.

Gli abbiamo chiesto se c’è una parte del libro a cui tiene di più e ci ha risposto dicendo “L’ultimo capitolo è una mia lettera per lui, che ovviamente non può più leggere ma è il capitolo  cui tengo di più”. Nel libro ci sono anche alcuni racconti di Freda a cui lui aveva dato il titolo di “Orizzonti” mai pubblicati a causa della sua scomparsa. Fra questi alcuni che parlano sia della sua carriera che della sua vita, ce n’è anche uno che parla del padre.

Freda aveva già scritto  tre libri, ma l’approccio a questo libro, tiene a precisare Biazzi,  è totalmente differente, perché si parla sì della sua carriera ma attraverso il loro rapporto, da quando l’ha conosciuto ventenne fino a che è diventato grande. E’ un libro molto intimo, “perché io racconto anche il suo carattere, la mia visione sulla sua persona”.

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