mercoledì, Settembre 9, 2026

In primo piano una tragedia, non un’occasione politica

di Fabrizio Geri

PISTOIA – L’11 agosto 2025, nel quartiere Gratosoglio a Milano, la 71enne Cecilia De Astis è stata investita da un’auto rubata guidata da quattro ragazzini di età compresa tra gli 11 e i 13 anni. I responsabili sono stati individuati in circa 36 ore.

Matteo Salvini, come sua consuetudine ha reagito prontamente sui social, scrivendo: “Campo Rom da sgomberare subito, e poi radere al suolo, dopo anni di furti e violenze, pseudo ‘genitori’ da arrestare e patria potestà da annullare. Sindaco Sala e sinistre, ci siete???”.

Una reazione immediata che ha rapidamente trasformato una tragedia in una vetrina politica aggressiva e populista.

Su Radio Popolare, Luca Parena ha scritto che Salvini ha “rispolverato gran parte del repertorio ‘salviniano’… De-umanizzate e raccontate… solo quando rappresentano un problema sociale”.

“…a evocare le ruspe si fa certamente prima”.

Ancor più forte è stata la reazione del figlio di Cecilia, Filippo Di Terlizzi, intervenuto pubblicamente per chiedere rispetto e concretezza: “Non servono slogan elettorali… Nessuna caccia alle streghe. Bisogna agire per la sicurezza dei cittadini”.

Una richiesta legittima mettere al centro la vittima, e non uno strumento di propaganda.

Altri articoli evidenziano che Salvini ha rapidamente fatto leva su stereotipi consolidati, trasformando un evento tragico in un pretesto per alimentare tensioni sociali: “Di colpo una sequela di stereotipi si sono trasformati in realtà… Fino all’appello finale al sindaco Sala e alle ‘sinistre’: ci siete???”.

La morte di Cecilia De Astis merita rispetto, empatia, giustizia, non slogan urlati né soluzioni autoritarie.

Salvini ha scelto di cavalcare,come suo solito fare,un dramma per trasformarlo in una campagna politica, evocando ruspe e sgomberi. In risposta, emerge una ferita ancora più profonda: quella di una famiglia che, nel dolore, chiede dignità e verità, non propaganda.

È un monito per tutti noi: davanti a una tragedia, servono parole vere, impegno concreto e rispetto per la memoria, non ipocrisie. Tutto quello che manca a Salvini e alla Lega.

Un dramma drammaticamente ignorato

Tra il 7 e l’8 giugno 2025, una donna (tra i 30 e i 40 anni) e la sua bambina di circa 6 mesi sono state trovate morte a Villa Pamphili, nel cuore di Roma. Il Dna ha confermato che si trattava di madre e figlia.

In un caso così drammatico e sensibile dove la vita di una madre e di una bambina è stata spezzata in circostanze orribili ci si aspetta un minimo di presa di posizione pubblica da parte di figure politiche rilevanti. Tuttavia Matteo Salvini non ha rilasciato alcuna dichiarazione, né sui social né attraverso canali istituzionali. Non ha partecipato a momenti di cordoglio o condanna dell’evento, né ha espresso solidarietà verso le vittime o le istituzioni impegnate nelle indagini. Il leader della Lega mantiene un silenzio imbarazzante.

Il silenzio come scusa

Non basta far passare sotto silenzio un omicidio di donne innocenti. Si può affermare che “Villa Pamphili non è una sede istituzionale” (come è stato scherzosamente attribuito a Salvini in un contesto diverso) , ma qui si tratta di un femminicidio, di violenza verso i più fragili, di degrado sociale drammatico e urgente.

Questo silenzio politico non è solo un vuoto istituzionale: è un’implicita complicità nell’indifferenza. È la testimonianza di una classe dirigente ormai abituata a scegliere quando parlare e quando ignorare, quando c’è visibilità mediatica o quando può fare comodo.

La morte della madre e della neonata a Villa Pamphili è un atto di brutalità che merita verità, memoria e responsabilità. Le istituzioni sembrano aver almeno tentato un gesto simbolico di umanità. Ma Salvini — in quel vuoto di parole e presenza — ha dimostrato quale sia davvero il suo senso della responsabilità: uno zero imbarazzante.

Le vittime non chiedono scuse retoriche né attivismo di circostanza; chiedono giustizia, dignità e verità. E chi governa, alla fine, dovrebbe essere l’ultimo a restare in silenzio di fronte a un simile orrore.

Il silenzio assordante di Salvini sulla morte della piccola Andromeda e di sua madre, entrambe uccise dal compagno di lei e padre della bambina a villa Pamphili la dice lunga. Dimostra ancora una volta il suo odio nei confronti di rom e immigrati e la totale sudditanza all’America, sì perché il pluriomicida è americano.

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