di Giacomo Martini
ROMA – Alla Festa del Cinema di Roma a trionfare è January con tre premi importanti: Miglior Film, Miglior Regia e Miglior Attore.
“Che posso dire? – commenta emozionato il regista Viesturs Kairiss – ringrazio tutti per averlo scelto, è speciale per me: è una semi biografia. Conosco i personaggi a memoria e tutti gli eventi. E’ un film divertente, profondo. E’ bello nel business del cinema realizzare film d’essai, molto cinematografici. Forse il cinema è meglio del calcio, se mi consentite dirlo in Italia. Sono molto felice”.

La cerimonia di premiazione è condotta da Geppi Cucciari, che si definisce scherzosamente “la più brava e affascinante attrice italiana” e pronuncia appositamente parole difficili per giocare a mettere in difficoltà la traduttrice, prende in giro tutti (Valerio Mastandrea in primis, per l’abbigliamento casual) spara battute a raffica e in sostanza rende il tutto meno formale e più vivace.
La direttrice artistica Paola Malanga chiude con i ringraziamenti “a tutti coloro che hanno lavorato a questa edizione: traduttori, speaker, tutti quelli che hanno lavorato senza riposo. Ci tenevo a riportare qui un po’ di sana competizione, dei concorsi, che non sono possibili senza le giurie. Voglio ringraziare tutti i giurati che hanno accettato l’invito lavorando con grande passione, che hanno visto i film insieme agli spettatori e ci hanno riportato entusiasmo”.
Il film January è ambientato in Lettonia. Jazis, Kārlis Arnolds Avots, e Anna, Alise Dzene, sono due giovani lettoni. Si conoscono in una scuola di cinema e condividono la passione per i grandi cineasti. Forse, diventeranno dei registi. Jazis filma tutto ciò che lo colpisce con la piccola telecamera del padre, mentre cerca di capire chi è e cosa fare del suo futuro. Fuori, i lettoni lottano per la loro indipendenza, che la Russia non vuole riconoscere. A casa di Jazis, sua madre e suo padre sono in perenne lite: lei lo accusa di non voler lasciare il partito comunista, neanche alla luce della posizione assunta dai sovietici e dei metodi violenti usati dai militari russi per reprimere le proteste.
Nel gennaio 1991, i carri armati sovietici entrano a Riga, determinati a non concedere ai lettoni l’indipendenza. Viesturs Kairišs certamente non nasconde due cose di sé: l’amore per il cinema e la militanza politica. Ve ne sono in January. Si citano, ad esempio, Tarkovskij, Herzog, Jarmusch, si omaggia Godard, ispirandosi alla scena della corsa al Louvre di Bande à part. Soprattutto, si omaggiano i registi lettoni del periodo, inserendo anche il personaggio del regista Juris Podnieks, interpretato da Juhan Ulfsak.
Protagonista del film, in parte autobiografico, è una gioventù sognatrice, amante della poesia del cinema, che si scontra con la dura realtà e deve decidere da che parte stare. Kairišs ha scelto, come il suo protagonista, di raccontare ciò che ha visto, di essere in questo senso “militante”.









