mercoledì, Settembre 9, 2026

Jarvis e Jordon: Pistoia città dei Varnado

di Francesco Belliti

PISTOIA – Una storia che supera la decade, nel modo più romantico che lo sport possa fare. Quando il Pistoia Basket ha annunciato l’ingaggio di Jordon Malik Varnado, la mente ha subito iniziato a viaggiare, arrivando a quel 2010 in cui i colori biancorossi si posarono sull’imponente corpo di Jarvis il maggiore.

Varnado in maglia Trojans (foto Troy University)

Quando Varnado diventa “La Piovra” o “Il Tornado”, Jordon ha solo 13 anni. Suo fratello viene da una carriera universitaria a Mississippi State che parla eloquentemente: record su record, soprattutto per quanto riguarda il marchio di fabbrica. In ambito collegiale molti occhi sono puntati su questo gigante di 2,08 metri, le braccia chilometriche ad oscurare la vallata. Viene selezionato al Draft NBA, ma decide comunque di volare in Europa, a Pistoia sotto gli ordini di coach Paolo Moretti e a condividere il palcoscenico con un altro fuoriclasse come Joe Forte.

Caratteri e personalità forti, che spesso e volentieri cozzano, ma tutti ricorderanno sempre il record di stoppate in una sola partita di A2 (9) e di media in tutta la regular season (2.8). Un giocatore impossibile da dimenticare, Jarvis: limitato e poco propenso a lavorare sul proprio talento naturale, ma in quel 2010/11 pare che possieda un interruttore per far saltare il PalaCarrara. Un giocatore al di là del bene e del male, che puoi amare e odiare a fasi alterne, ma che rimane impresso negli occhi di chi vuole ammirare l’estremo di questo sport.

Una carriera mai definitivamente decollata, probabilmente per i suddetti motivi. Certo può fregiarsi di un anello NBA con i Miami Heat (da riserva nel 2013), ma per uno che al college eguagliava i numeri di Shaquille O’Neal e David Robinson il tutto ha il sapore di una promessa mai mantenuta. E si arriva dunque a Jordon il minore: nove anni più giovane del più famoso fratello, tutto e anche di più da dimostrare.

Non le sente mai Jordon, queste pressioni. Anzi esse sono uno stimolo a staccarsi ed emanciparsi da una storia che non è la sua. In quattro anni alla Troy University in Alabama, lavora per diventare uno dei giocatori più versatili del panorama collegiale. Le sue fonti di ispirazione sono Draymond Green, Paul Milsap e, ovviamente, suo fratello. Lo affronta in sfide private uno contro uno: “Se posso segnare con Jarvis, posso farlo con chiunque”, dice sicuro di sé.

Lo chiamano la “hidden gem”, la gemma nascosta di Troy e del basket collegiale. Ha scelto quell’università perché a guidarlo ci sarebbe stato coach Phil Cunningham, che prima fu assistente allenatore di suo fratello Jarvis a Mississippi State. Nel suo anno da senior viaggia a medie di 15.7 punti con il 50 percento dal campo e il 42.9 da dietro l’arco, 7 rimbalzi e 2.7 stoppate (marchio di fabbrica che diventa stemma della casata). Intervistato da Basketball Insiders appena dopo una gara da 22 punti, 10 rimbalzi, 2 stoppate e 2 assist, con tanto di tiro della vittoria, sembra tornare da una giornata di ordinaria amministrazione.

Un’ala che può giocare sia da 3 che da 4, che può andare in marcatura su chiunque senza badare alla stazza, che può attaccare il ferro come trovare lo spazio per il tiro dalla distanza, che ha l’ossessione del rimbalzo in attacco, che in Ungheria e Polonia ha avuto medie da 16-17 punti e 5 rimbalzi: questo è Jordon Varnado. E Pistoia è pronta ad innamorarsi ancora di questo cognome che, probabilmente, farà di nuovo rima con “Tornado”.  

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