di Andrea Dami
FIRENZE – A Palazzo Strozzi si è aperta la mostra dell’artista americano Jeff Koons, ironico, controverso e discusso, con le sue grandi sculture e installazioni dal titolo SHINE che è tutto un programma.

Le opere esposte nelle sale di Palazzo Strozzi, raccontano oltre quaranta anni di carriera, dalle celebri sculture in metallo perfettamente lucido che replicano oggetti di lusso come Baccarat Crystal Set del 1986 o gli iconici giocattoli gonfiabili come il celebre Rabbit sempre dell’86 e Balloon Dog (Red) del 1994-2000, fino alla re-interpretazione di personaggi della cultura pop come Hulk (Tubas) del 2004-2018, o alla re-invenzione dell’idea di ready-made con l’utilizzo di oggetti di uso comune come One Ball Total Equilibrium Tank dell’85.
Alcuni lavori di Koons sono ormai entrati nell’immaginario collettivo grazie alla capacità di unire cultura alta e cultura popolare, dai raffinati riferimenti alla storia dell’arte alle citazioni del mondo del consumismo.
L’artista Jeff Koons trova nella “lucentezza”, SHINE appunto, un principio chiave delle sue innovative sculture e installazioni che mirano a mettere in discussione il nostro rapporto con la realtà, ma anche il concetto stesso di opera d’arte.
Per Koons il significato di shine è qualcosa che va oltre una mera idea di decorazione o abbellimento, divenendo un elemento della sua arte e questa proprietà riflettente accresce la nostra percezione metafisica del tempo e dello spazio, della superficie e della profondità.

Di fronte alle superfici lucenti delle sculture di Jeff qui esposte è come essere davanti ad uno specchio in cui riflettersi che ci colloca al centro della stanza che ci circonda; verrebbe da aggiungere che le opere di Koons accrescono sì la materialità dell’oggetto artistico, ma anche il suo contrario: l’immateriale.
Infatti afferma lo stesso Koons: «Il lavoro dell’artista consiste in un gesto con l’obiettivo di mostrare alle persone qual è il loro potenziale. Non si tratta di creare un oggetto o un’immagine; tutto avviene nella relazione con lo spettatore. È qui che avviene l’arte».
Possiamo dire che l’arte di Jeff Koons unisce pop, concettuale e postmoderno, dimostrando così che la sua opera agisce come metafora più ampia della società e della comunità. Infatti Koons ci dice: «Ho sempre voluto partecipare alla vita, sentirla; ho sempre cercato di capire quello che mi circondava e di trarne il meglio, sono riuscito a fare questo grazie all’arte che è un veicolo che connette tutte le discipline umane e da questa la mia vita è stata trasformata e mi ha consentito di continuare a divenire».

Arturo Galansino (Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra) ha dichiarato: «Per la prima volta si indaga un aspetto unico e caratteristico dell’arte di Koons, quello legato alla riflettenza e alla luce.
Lo “Shine” è il principio chiave delle sculture e dei dipinti esposti all’interno della severa architettura quattrocentesca di Palazzo Strozzi, in un dialogo essenziale tra le forme platoniche delle opere e la regola aurea di un contenitore perfetto – e aggiunge Galansino – realizzare a Firenze una delle più importanti mostre di Jeff Koons significa pensare alla città come a una moderna capitale culturale, in grado di partecipare in modo attivo all’avanguardia artistica del nostro tempo, tornando a essere ciò che è stata nel Rinascimento».
Concetto che io condivido pienamente e che è stato condiviso e sottolineato sia dal Sindaco Nardella, sia dal Presidente della Regione Toscana Giani durante la presentazione della mostra SHINE.
«Jeff Koons insiste spesso sulla dimensione umana del suo ruolo d’artista – afferma Joachim Pissarro (curatore della mostra) – ed è corretto dire che il lavoro di Koons colpisce e influenza l’umanità, noi tutti, nella diversità di ciascuno; entra profondamente in risonanza con la tradizione del Rinascimento e ci procura un’intensa gioia e un appagamento estetico. Questo è il mistero di Koons», o meglio il “fascino” provocato da quella lucentezza che va oltre le nostre possibilità intuitive o conoscitive, che genera stupore, ma anche desiderio. Un piacevole inganno.
Non simula pregiati materiali, ma fa apparire «leggere e dozzinali sculture di raffinata e complessa esecuzione, che rivelano la cura maniacale per le tecniche di esecuzione e la ricerca della perfezione», dice Arturo Galansino, come dimostrano le sfere di vetro soffiato blu, che sono come “bolle di respiro” sui bianchi gessi o incastonate nei grandi dipinti esposti.
«Noi ci abbiamo messo molta attenzione e spero che questo si possa sentire – afferma Jeff Koons – e il fatto che questa mostra abbia un fulcro, un tema come SHINE spero che aiuti le persone che vogliono visitarla ad avere dei momenti memorabili da tenere sempre a mente nell’interazione con le opere d’arte».
Un po’ di biografia ci può aiutare per conoscere meglio questo artista americano che vive e lavora a New York.
Nato nel 1955 a York, Pennsylvania, Koons ha studiato al Maryland Institute College of Art di Baltimora e alla School of the Art Institute di Chicago. La prima mostra personale è del 1980. Le sue opere sono state esposte nelle principali gallerie e istituzioni di tutto il mondo. Quelle più recenti: a Ashmolean Museum di Oxford e al Museo Jumex a Mexico City nel 2019, a Tel Aviv Museum of Art e al Mucem di Marsiglia nel 2021.

Furono una serie di artisti che non conosceva, dagli impressionisti come Manet, la sua Olimpia, o le opere di Goya che gli aprirono un “mondo”.
Ci dice Koons: «Mi hanno aperto tutta una serie di nessi con l’umanità e ho sempre avuto questa gioia di partecipare al lavoro di chi c’era prima di me, da Duchamp a Picabia, da Leonardo a Filippo Lippi; mi piace molto Masaccio – continua Jeff – conosco i miei limiti e ho cercato di superarli per diventare un artista migliore, anche perché credo in una memoria che definirei biologica e credo nell’importanza di cercare qualcosa fuori da sé e da questi artisti sono stato sempre stimolato, mi hanno invitato a creare dei nessi e maggiori sono i nessi, maggiore è l’energia che ci viene nella vita e inoltre c’è la curiosità.
Forse uno stimolo per il Rinascimento è stata la scoperta degli antichi Greci, come il Fauno, l’Ercole Farnese e gli artisti hanno cominciato a rifarli rispondendo ai loro bisogni profondi ma poco a poco hanno sentito la necessità di pensare anche alle esigenze della loro collettività».
Concludo questo breve incontro “lucente” con le parole del direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi Arturo Galansino: «Koons lavora per rendere l’arte più inclusiva, più aperta, più democratica, più spirituale».
La mostra SHINE, promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi, con il patrocinio di Missione degli Stati Uniti d’America in Italia, sostenuta dal Comune di Firenze, dalla Regione Toscana, dalla Camera di Commercio di Firenze, dalla Fondazione CR Firenze, dal Comitato dei Partner di Palazzo Strozzi, dal Main Partner Intesa San Paolo, chiude il 30 gennaio 2022.
Il catalogo è di Marsilio Editori, Venezia.
Orari della mostra: tutti i giorni inclusi i festivi dalle ore 10 alle ore 20; il giovedì dalle ore 10 alle ore 23. Per informazioni tel. 055 2645155.











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