“Nel primo sacco c’era un bambino, con un pantaloncino rosso e una maglietta bianca. Me lo ricordo perfettamente, perché è il mio incubo più ricorrente. Provai a scuoterlo per svegliarlo, ad ascoltare il battito, a cercare nei suoi occhi un segno qualunque del fatto che fosse vivo. Ma era morto”.

Sono le parole di Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, oggi europarlamentare.
Il 3 ottobre 2013, il naufragio di un barcone – l’ennesimo – nelle acque del Mediterraneo provocò 368 morti e almeno 20 dispersi.
Soltanto 155 sopravvissero a quella catastrofe umanitaria.
Fu allora istituita la Giornata per le vittime del mare, per richiamare ai doveri di umanità e impegnarsi a non ripetere queste tragedie.
Invece, si calcola che dal 2013 siano state 17.800 le persone morte nel Mediterraneo, quasi mille nel 2021.
Molte di queste provengono dai traffici di immigrazione clandestina della Libia. Eppure, appena tre mesi fa, il Parlamento ha di nuovo rifinanziato la missione con la Guardia costiera libica.
Ora si sta per aggiungere l’ondata proveniente dall’Afghanistan.
E l’Italia ha ancora Decreti “Sicurezza” che “governano” i flussi migratori, e l’Europa è ancora lontana dal dotarsi di un piano di accoglienza con corridoi umanitari e programmi condivisi.
A tre giorni dalla sentenza che ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e due mesi, tutti e tutte i/le cittadini/e di buona volontà devono chiedere nuove norme sull’immigrazione e solidarietà europea.
Per il rispetto del diritto umanitario.
Per il sostegno ai territori che si fanno carico, da soli, dell’accoglienza
Associazione Palomar










