lunedì, Giugno 8, 2026

La Banca d’Italia stila la pagella dell’economia della Toscana

FIRENZE – Nel 2025 la crescita dell’economia toscana si è mantenuta modesta; in base all’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) della Banca d’Italia l’aumento del prodotto è stato pari allo 0,4 per cento, contro lo 0,5 in Italia. L’indicatore coincidente Regio-coin Toscana, che coglie l’andamento delle componenti di fondo del PIL, segnala una stabilizzazione della fase ciclica nel corso dell’anno.

La crescita del prodotto ha continuato a risentire della debolezza del settore manifatturiero, meno marcata nella seconda parte del 2025. Le esportazioni sono fortemente cresciute, riflettendosi però in una ridotta attivazione di valore aggiunto sul territorio per le caratteristiche dei comparti più interessati (metalli preziosi e prodotti farmaceutici). Nel sistema della moda il calo del fatturato si è attenuato, grazie anche a un lieve recupero della domanda estera; i livelli di attività rimangono tuttavia contenuti rispetto a quelli precedenti la crisi che ha colpito il comparto dal 2023. Il settore dei servizi è lievemente cresciuto, sostenuto dalla spesa delle famiglie. Le presenze negli esercizi ricettivi tradizionali hanno ristagnato; è proseguita la ricomposizione dei flussi turistici verso le locazioni brevi. Le costruzioni hanno mantenuto una dinamica moderatamente favorevole, grazie ancora alla componente pubblica. Per il complesso del settore produttivo, la redditività si è confermata su valori positivi per un’ampia quota di imprese e la liquidità è rimasta elevata nel confronto storico, anche per la limitata attività di investimento delle imprese, in special modo per quanto riguarda le tecnologie avanzate.

Dopo anni di forte crescita l’occupazione ha mostrato un andamento stazionario; è cresciuto il ricorso agli ammortizzatori sociali ma il tasso di disoccupazione è rimasto molto contenuto. Le retribuzioni hanno continuato a salire per effetto di rinnovi e adeguamenti contrattuali come nel 2024, sostenendo i redditi e i consumi delle famiglie; i salari reali non hanno tuttavia ancora recuperato la prolungata perdita di potere di acquisto cumulata fino al 2023, dovuta sia alla fase di forte rialzo dei prezzi osservata negli scorsi anni sia alle peggiori dinamiche retributive rispetto al resto del Paese.

I prestiti al settore privato non finanziario sono tornati a crescere, sospinti dai finanziamenti alle famiglie. In particolare, i mutui abitativi hanno accelerato, mentre il credito al consumo è aumentato in misura sostenuta, seppur meno intensa rispetto all’anno precedente. Il credito al settore produttivo si è contratto per effetto della riduzione dei prestiti alle piccole imprese, in un contesto di debole domanda e condizioni di offerta improntate alla cautela. Più in generale, in un’ottica di medio periodo, si è osservata una riduzione della quota di credito concessa alle imprese più rischiose e un aumento dell’utilizzo delle garanzie pubbliche. Al contempo, la qualità del credito si è mantenuta elevata negli ultimi anni, nonostante il rallentamento congiunturale; il tasso di deterioramento del credito è ulteriormente sceso nel 2025, confermandosi su livelli storicamente bassi.

È proseguita l’azione di stimolo degli enti pubblici territoriali: sono aumentate sia le spese correnti sia soprattutto quelle in conto capitale, alimentate negli anni più recenti soprattutto dai progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) e dai maggiori investimenti con fondi propri degli enti locali, con un limitato apporto finora delle politiche europee di coesione del ciclo 2021-27. Gli investimenti ICT promossi dal PNRR hanno favorito in regione un miglioramento nell’offerta di servizi pubblici digitali, che partiva già da una situazione in generale migliore rispetto all’Italia.

Le prospettive dell’economia toscana sono caratterizzate da forte incertezza, in un contesto internazionale reso più fragile dal conflitto nel Golfo Persico. Le tensioni geopolitiche e il blocco della navigazione nello Stretto di Hormuz hanno determinato un marcato incremento dei prezzi dei beni energetici; l’aumento dell’inflazione e il peggioramento del clima di fiducia delle famiglie potrebbero preludere a un indebolimento dei consumi. Al momento, le previsioni delle imprese sul fatturato per il 2026 rimangono comunque improntate alla stabilità, mentre quelle sugli investimenti sono negative.

Le frequenti crisi che si sono susseguite dal 2020 si sono accompagnate a un utilizzo maggiore degli aiuti di Stato quale strumento di sostegno al tessuto economico. In un orizzonte di più lungo periodo, rimane tuttavia cruciale affrontare alcuni ritardi strutturali che caratterizzano il sistema economico regionale. A partire dalla pandemia il valore aggiunto della Toscana è aumentato meno rispetto al resto del Paese. La crescita è stata guidata maggiormente dall’aumento dell’occupazione, prevalentemente di bassa qualità, mentre la produttività del lavoro ha ristagnato. I ritardi economici rispetto alle regioni più sviluppate del Centro Nord sono cresciuti; vi influiscono la maggior diffusione di micro e piccole imprese, mediamente meno produttive, e la minore presenza in settori ad alta intensità di tecnologia e di conoscenza, testimoniata anche dalla contenuta partecipazione alle filiere esportatrici più avanzate.

Negli ultimi anni, anche la dinamica demografica ha inciso negativamente sulla crescita economica della regione; l’invecchiamento della popolazione e il peggioramento del saldo naturale sono stati in parte compensati dai flussi migratori in ingresso, che risultano però concentrati su individui con livelli di istruzione medio-bassi. L’invecchiamento degli imprenditori nelle società familiari, molto diffuse in Toscana, rappresenta un aspetto critico, che pone rischi connessi al mancato passaggio generazionale.

Sul fronte dell’innovazione, l’intensità brevettuale in regione è in linea con la media nazionale ma inferiore al Centro Nord e concentrata in tecnologie tradizionali. Gli spin-off accademici sono relativamente diffusi, ma faticano a consolidarsi. Dal lato finanziario, le politiche regionali di sostegno alla ricerca e all’innovazione hanno mobilitato risorse significative, ma con un elevato grado di frammentazione degli interventi, mentre l’accesso al credito resta più complesso per le imprese innovative, nonostante il ruolo positivo delle garanzie pubbliche per le start up. 

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