di Marco Cei
PISTOIA – Il recente incontro organizzato dagli Amici della Politica sulle prossime elezioni comunali è stato chiaramente un successo, non tanto perché affollato e frequentato per tutta la sua durata (o perlomeno non solo per quello), ma soprattutto per il taglio e l’efficacia degli interventi; costretti alla sintesi dal limitato tempo messo a disposizione (3 minuti), la quindicina di interventi hanno sollevato problemi reali del nostro territorio e fatto intuire sviluppi e soluzioni, privilegiando contenuti e cose da fare rispetto a nomi, candidature, posizioni, schieramenti che la politica pistoiese ci sta offrendo in queste settimane.

È auspicabile che ci possa essere anche un “secondo tempo”, casomai concentrato su alcuni temi e progetti specifici, scelti e approfonditi all’interno delle molte sollecitazioni scaturite in questo primo incontro degli Amici della politica.
Mi vorrei soffermare sull’intervento di Gabriele Paolinelli sulla “transizione verde” e sul suo richiamo a considerare la città come ecosistema: dobbiamo cominciare a guardarla non solo come somma di luoghi, edifici, vie e piazze, cioè valutandola per i suoi spazi, vuoti o pieni, ma soprattutto come un organismo che scambia materia ed energia con il tessuto che le sta intorno.
Paolinelli ha aggiunto che molte delle polemiche degli ultimi tempi sulla transizione verde sono dovute al fatto che, a differenza di alcune politiche industriali e di sviluppo, questo sforzo non dobbiamo delegarlo né all’Europa né all’ONU, ma deve essere perseguito da tutti, ognuno nella sua sfera di azione. E ha aggiunto che ormai la transizione non è una opzione, perché non abbiamo più il tempo di scegliere, dobbiamo solamente intraprenderla.

Tornando agli ecosistemi urbani, esistono molti modi per misurarne il grado di efficienza mediante la valutazione di una serie di parametri relativi al consumo di risorse, al grado di inquinamento, ai vari tipi di mobilità più o meno dolce, ecc. Legambiente, insieme al Sole 24ore, periodicamente stila una classifica delle città di capoluogo italiane e negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo arretramento di Pistoia, oggi nelle retrovie a livello nazionale, non solo regionale.
Pur con tutte le cautele sulla effettiva capacità di queste analisi di decifrare la realtà, nel nostro piccolo non possiamo certo dire di essere soddisfatti di molte delle voci che vengono individuate e misurate.

Oltre a queste ve ne sono però altre di difficile se non impossibile valutazione, segnali di flussi di diversa energia: presenza di giovani generazioni, oppure progressivo invecchiamento della popolazione, aumento o perdita di lavoro artigianale e servizi al dettaglio, iniziative e attività culturali. Anche questi costituiscono movimenti di energia dei quali una completa analisi ecologica dovrebbe tenere conto e anche del bilancio di questi, purtroppo, noi pistoiesi non possiamo essere contenti. L’inerzia regressiva che sembra prevalere negli ultimi anni, anzi decenni, può essere contrastata e invertita con diverse politiche dirette, quali recupero di suolo e aumento di alberi e verde pubblico, dissuasione del trasporto privato e facilitazione delle mobilità dolci, miglioramento del riciclo e della raccolta differenziata. Ma per un recupero di più ampio respiro e dotare l’ecosistema città di nuove energie è necessario invertire i trend del progressivo abbandono, di residenti, di attività e servizi, cosa più complicata ma essenziale, e il governo della città con le sue regole e norme ha sicuramente alcune chiavi efficaci per affrontare tali fenomeni. La politica viene chiamata in causa: da parte di chi ci governerà nei prossimi anni è necessario uno deciso sforzo strategico per attirare nuove forze e nuove attività che portino davvero nuova energia nel nostro esangue organismo urbano.










